Artestetica News http://artestetica.org L'ORA DI CARTA http://artestetica.org/news/leggi/906/lora-di-carta/ Wed, 05 Jun 2019 17:33:07 +0200
13 giugno
alle 19.00
CINEMA LA COMPAGNIA
via Cavour 50r - Firenze
INGRESSO LIBERO

Per maggiori informazioni ]]>
OPEN CALL | WALK IN STUDIO http://artestetica.org/news/leggi/905/open-call-|-walk-in/ Mon, 06 May 2019 16:44:38 +0200 dal 4 all'8 giugno 2019
Milano

L'associazione Studi e Spazi festival nasce nel febbraio 2019 per iniziativa di un gruppo di artisti e curatori che si sono impegnati a restituire Studi Festival alla città di Milano. Dalla loro collaborazione e dalle rispettive esperienze è nato Walk-In Studio che inaugurerà una nuova stagione di iniziative comunemente decise e organizzate.
Dal 4 all'8 giugno, gli artisti che parteciperanno a Walk-In Studio saranno chiamati ad aprire i loro spazi per organizzare mostre ed eventi che coinvolgano altri autori creando un circuito di scambio e di stimoli comuni. Nuovi e vecchi amici, relazioni e contatti, saranno un'altra volta messi in gioco nell'ambito di un contesto che nasce per iniziativa e grazie agli sforzi degli artisti stessi.
La nuova associazione no-profit è nata con lo scopo di organizzare e sviluppare questo dispositivo di scambio, anche intergenerazionale, tra artisti e territorio, tra autori e pubblico.
Studi e Spazi festival è un'associazione aperta a tutti coloro che ne condividono le intenzioni e che pensano di avere un ruolo e anche una responsabilità nell'ambito della cultura e della formazione contemporanea.

Come partecipare?

Walk-In Studio invita gli artisti ad aprire i loro studi per organizzare mostre ed eventi che coinvolgano altri autori creando un circuito di scambio e di dialogo anche intergenerazionale. Ma Walk-In Studio si espanderà sul territorio del vissuto quotidiano, comprendendo performance, proiezioni, concerti e talks che si potranno svolgere in ambienti insoliti, come pure all'aperto, negli artist run space, negli studi professionali, fino alle case dei collezionisti. Vista la natura multidisciplinare dell'arte contemporanea, gli allestimenti e le azioni proposte saranno molteplici come gli spazi dove si svolgeranno. Walk-In Studio vuol creare un'occasione di incontro diretto e amichevole tra artisti e territorio, tra autori e pubblico.

per maggio informazioni ]]>
PROGETTI DI GUERRA (dai Canti di Eso) http://artestetica.org/news/leggi/904/progetti-di-guerra-(dai-canti/ Tue, 16 Apr 2019 12:50:02 +0200 Museo Macro Asilo di Roma per una delle sue incredibili performance.

Il 27 aprile 2019, dalle ore 17.00 alle 18.00 l’artista presenta Progetti di Guerra dai Canti di Eso (testi poetici che l’artista sta elaborando da alcuni anni e che danno spunto a performance e piéce teatrali).

Progetti di Guerra rientra pienamente nello spirito di quelle azioni poetiche iniziate nei lontani anni Settanta, che Jannini andava elaborando con il gruppo degli Ambulanti, approdato poi alla Biennale di Venezia del 1976. Azioni che, parallelamente allo sviluppo successivo di una ricerca artistica aperta a trecentosessanta gradi, portata avanti con rigore e modalità creative plurali, continuano a suscitare sorpresa e meraviglia.
Al Macro Asilo, Ernesto Jannini arriva con un missile terra-aria sulle spalle che poi terrà sospeso in equilibrio sul naso; un grande gioco di equilibrio in cui il corpo umano si fa strumento tra gli strumenti, punto delicato di congiunzione di forze contrastanti, - ripetuto più volte nel giro di un’ora -, di tensione emotiva e sottile ironia nei confronti di un mondo globale continuamente sospeso tra precari equilibri politici ed umani. ]]>
Artistic Direction of documenta 15 http://artestetica.org/news/leggi/903/artistic-direction-of-documenta-15/ Mon, 15 Apr 2019 11:06:24 +0200
For the eight-member Finding Committee, Elvira Dyangani Ose (director of The Showroom, London) and Philippe Pirotte (director of the Staatliche Hochschule für Bildende Künste – Städelschule, and director of Portikus, Frankfurt am Main) gave the following reasons for the unanimous decision: “We have appointed ruangrupa because they have demonstrated the ability to appeal to various groups, including groups that go beyond pure art audiences, and to promote local commitment and participation. Their curatorial approach is based on an international network of local community-based art organizations. We are eager to see how ruangrupa will develop a concrete project for and from Kassel. At a time when innovative strength particularly stems from independent organizations active on the community level, it seems only logical to offer this collective approach a platform with documenta.”

The Indonesian word ruangrupa loosely translates as “a space for art” or “a space form.” This field of tension is already apparent from the collective’s central curatorial approach. Farid Rakun and Ade Darmawan, who represented ruangrupa today in Kassel, formulated their decidedly participatory curatorial goals for the international art exhibition in 2022 as follows: “We want to create a globally oriented, cooperative, interdisciplinary art and culture platform that will have an impact beyond the 100 days of documenta 15. Our curatorial approach aims at a different community-oriented model of resource usage – economical, but also taking ideas, knowledge, programs and innovations into account. If documenta was launched in 1955 to heal war wounds, why shouldn’t we focus documenta 15 on today’s injuries, especially ones rooted in colonialism, capitalism, or patriarchal structures, and contrast them with partnership-based models that enable people to have a different view of the world.”

The collective was founded in 2000 in Jakarta, Indonesia. ruangrupa runs an art space in South Jakarta and realizes exhibitions, festivals, publications and radio formats. The collective has participated in many cooperation and exhibition projects, including the Gwangju Biennale (2002 und 2018), the Istanbul Biennale (2005), the Asia Pacific Triennial of Contemporary Art (Brisbane, 2012), the Singapore Biennale (2011), the São Paulo Biennale (2014), the Aichi Triennale (Nagoya, 2016) and Cosmopolis at Centre Pompidou (Paris, 2017). In 2016, ruangrupa curated TRANSaction: Sonsbeek 2016 in Arnhem, the Netherlands. In 2018, the participants founded GUDSKUL, an educational and networking project for creatives based on cooperative work. At documenta 14, ruangrupa participated with its internet radio station as a partner of the decentralized radio project Every Time a Ear di Soun, which brought together eight worldwide radio stations. ruangrupa is a nonprofit organisation. At least one member of the organisation will spend a lot of time in Kassel for the preparation of documenta 15. Director General of documenta und Museum Fridericianum gGmbH Sabine Schormann is looking forward to the cooperation and is eager to see how the participatory approaches will be implemented.

The Finding Committee for documenta 15 is composed of the following experts: Ute Meta Bauer, founding director, NTU Centre for Contemporary Art Singapore; Charles Esche, director of the Van Abbemuseum in Eindhoven, the Netherlands; Amar Kanwar, artist and filmmaker, New Delhi, India; Frances Morris, director of Tate Modern in London, Great Britain; Gabi Ngcobo, curator of the 10th Berlin Biennale 2018 in Germany (South Africa); Elvira Dyangani Ose, director of The Showroom London, England; Philippe Pirotte, director of the Staatliche Hochschule für Bildende Künste – Städelschule Frankfurt/M., Germany (Belgium); Jochen Volz, director of Pinacoteca do Estado de São Paulo, Brazil.


Dr. Sabine Schormann, Director General of documenta and Museum Fridericianum gGmbH on the death of Okwui Enwezor:  "The team at documenta are extremely saddened by the news of Okwui Enwezor’s passing. As Artistic Director of documenta 11 and a singular voice in contemporary curatorial discourse, he broadened perspectives on art on a global scale. His absence will be truly felt in the space his early death leaves behind.”

further information ]]>
IBRAHIM MAHAMA A FRIEND http://artestetica.org/news/leggi/902/ibrahim-mahama-a-friend/ Mon, 15 Apr 2019 10:42:23 +0200 IBRAHIM MAHAMA A FRIEND

2 – 14 aprile 2019
Caselli Daziari di Porta Venezia
Piazza Guglielmo Oberdan, 4 – 20124 Milano

Da martedì 2 a domenica 14 aprile 2019, la Fondazione Nicola Trussardi presenta A Friend, un’imponente installazione concepita appositamente per i due caselli daziari di Porta Venezia dall’artista ghanese Ibrahim Mahama (Tamale, Ghana, 1987), a cura di Massimiliano Gioni. L’installazione è realizzata in occasione dell’Art Week milanese, coordinata dal Comune di Milano, e rimarrà visibile anche per l’intera durata della Design Week.
Dopo i suoi grandi interventi all’interno di importanti rassegne internazionali di arte contemporanea – dalla 56. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (2015) a Documenta 14 (2017) a Kassel e Atene – la Fondazione Nicola Trussardi ha invitato Mahama a realizzare a Milano un’installazione su scala urbanistica che coinvolgerà interamente un luogo simbolo della città: il crocevia di Porta Venezia, una delle sei porte principali della cinta urbana, che sorge sullo stesso asse viario su cui erano sorte in precedenza le omonime porte di epoca romana, medievale e spagnola. Per secoli Porta Venezia è stata per Milano la porta d’Oriente, segnando il confine che delimitava il territorio urbano rispetto alla campagna, luogo che storicamente ha contribuito a definire la topografia di Milano e la relazione tra la città e il mondo esterno, ricorrente tanto nella vita quanto nelle cronache: dall’ingresso della peste che devastò la città con l’epidemia del XVII secolo, passando per le descrizioni nelle pagine de I Promessi Sposi, fino ad arrivare ai quartieri multietnici che oggi si articolano intorno a questo snodo fondamentale. A Friend vuole innescare una riflessione sul concetto stesso di soglia, quel luogo di passaggio che definisce l’interno e l’esterno, il sé e l’altro, l’amico e il nemico.
Come già avvenuto per le numerose opere pubbliche realizzate da Ibrahim Mahama nelle capitali dell’arte contemporanea in musei, biblioteche, palazzi governativi, teatri e stazioni ferroviarie, anche a Milano l’artista avvolgerà i caselli neoclassici di Porta Venezia con sacchi di juta, creando una seconda pelle che conferirà ai due edifici una nuova identità, portandoci a riguardarli non più come semplici monumenti, ma alla luce della loro origine storica e della loro funzione simbolica ed economica come luogo di scambio commerciale. Rivolgendosi a tutte le persone che quotidianamente abitano e frequentano la città, Mahama metterà in scena in uno snodo nevralgico per la viabilità cittadina uno spettacolo temporaneo capace di confrontarsi con il passato e il presente di Milano. In questa presentazione milanese, l'opera di Mahama sembra anche ricollegarsi esplicitamente agli interventi urbanistici dell'artista Christo, che negli anni Settanta aveva impacchettato i monumenti a Leonardo da
Vinci e a Vittorio Emanuele in Piazza Scala e Piazza Duomo. Se in quegli anni le azioni di Christo sembravano criticare il mondo dei consumi, oggi le "dimostrazioni civili" – come le descrive l'artista – di Mahama raccontano un mondo assai più complesso di tensioni globali.
Attraverso la ricerca e la trasformazione dei materiali, Ibrahim Mahama indaga alcuni dei temi più importanti della contemporaneità: la migrazione, la globalizzazione e la circolazione delle merci e delle persone attraverso i confini e le nazioni. Le sue installazioni su larga scala impiegano materiali raccolti da ambienti urbani, come frammenti architettonici, legno, tessuti e, in particolare, sacchi di juta che vengono cuciti insieme e drappeggiati su imponenti strutture architettoniche. Come i sacchi americani usati per la distribuzione in Europa degli aiuti alimentari del piano Marshall furono probabilmente alla base dell'ispirazione di Alberto Burri, così i sacchi di Mahama sono elementi fondamentali della sua ricerca: simbolo dei mercati del Ghana, sono fabbricati in Asia e importati in Africa per il trasporto su scala internazionale di merci alimentari e di vario genere (cacao, fagioli, riso, ma anche carbone). Strappati, rattoppati e marcati con vari segni e coordinate, i sacchi con le loro drammatiche ricuciture raffazzonate diventano garze che tamponano le ferite della storia, simbolo di conflitti e drammi che da secoli si consumano all’ombra dell’economia globale. I sacchi di Mahama racchiudono allo stesso tempo un significato più nascosto che riguarda la forza lavoro che si cela dietro la circolazione internazionale delle merci. Il sacco di juta, spiega l’artista, “racconta delle mani che l’hanno sollevato, come dei prodotti che ha portato con sé, tra porti, magazzini, mercati e città. Le condizioni delle persone vi restano imprigionate. E lo stesso accade ai luoghi che attraversa”. Per assemblare i sacchi, spesso Mahama collabora con decine di migranti provenienti da zone urbane e rurali in cerca di lavoro, senza documenti né diritti, vittime di un’esistenza nomade e incerta che ricorda le condizioni subite dagli oggetti utilizzati nelle proprie opere.
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SPrint http://artestetica.org/news/leggi/901/sprint/ Wed, 10 Apr 2019 15:16:53 +0200 È un progetto che nasce dalla collaborazione tra EasyMake3D e Umberto Cavenago.

Il progetto prevede la realizzazione di un’opera d’arte a tiratura limitata secondo i metodi del disegno industriale e secondo le tecniche della stampa 3D.

L’opera SPrint di Umberto Cavenago, in scala 1:10, riproduce fedelmente la scultura in acciaio C-Duu del 2011, creata dall’artista ispirandosi alla motocicletta italiana CR&S Duu.
SPrint verrà stampata in 50 esemplari firmati e numerati utilizzando una bioplastica di origine naturale ricavata dall’amido di mais,completamente biodegradabile.

Sabato 13 aprile 2019 dalle ore 17:00 Presso il Fab Lab EasyMake3D di Monza, durante la stampa dell’esemplare 1/50 Umberto Cavenago, artista e Federico Ottone, maker, designer e promotore del progetto incontreranno il pubblico.

Per l’occasione sarà esposta l’opera C-Duu in acciaio e la documentazione fotografica delle sue fasi realizzative.

La C-Duu
Dall’evidente silhouette motociclistica, con linee taglienti che si alternano a fori passanti e sagome rotonde, l’opera rimanda alla dinamicità e al movimento.
Realizzata in lamiere d’acciaio nero opaco, tagliate al laser e composte come se seguissero un disegno alla maniera di Fortunato Depero, la scultura, supera l’evocazione del macchinismo futurista degli anni ’20 riorganizzandosi nelle identiche dimensioni della “funzionante” e contemporanea motocicletta italiana CR&S Duu.
Quasi una sua copia stilizzata svuotata da ogni componente funzionale, ha la “ruota motrice” posteriore leggermente sollevata da terra da un elemento di sostegno: un vero e proprio cavalletto che tenendola in equilibrio annulla nello stesso tempo il piedistallo destabilizzandone la percezione.

Umberto Cavenago
www.cavenago.info
umberto@cavenago.info

La ricerca di Umberto Cavenago fonde la passione per la cultura artistica e la cultura del progetto. I suoi interventi si relazionano con lo spazio architettonico, stabilendo un dialogo formale e destabilizzante. È stato docente presso le Accademie di Belle Arti di Bergamo e di Urbino sperimentando progetti tra pittura, anatomia, progettazione multimediale, sistemi interattivi e scultura. I suoi lavori sono stati esposti alla XLIV Biennale di Venezia, al Martin-Gropius Bau di Berlino per la mostra “Metropolis”, alla 23ª Biennale Internazionale di San Paolo e alle Officine Grandi Riparazioni di Torino per “Esperienza Italia150º”. Dal 2015 gestisce uno spazio espositivo indipendente all’interno di una sua installazione “L’alcova d’acciaio”, nascosta in un bosco nelle Langhe.

Federico Ottone, EasyMake3D
Via Sempione 8, 20900 Monza
039 63 22 914
www.easymake3d.it
info@easymake3d.it

Da sempre grande appassionato di computergrafica, profondo conoscitore delle tecnologie di progettazione digitale e di numerosi software CAD e di modellazione tridimensionale, Federico Ottone ha lavorato per oltre vent’anni in importanti aziende nel settore dell’arredamento di design, come progettista e come responsabile del sistema di qualità. In alcune di tali aziende si è occupato anche della realizzazione della grafica tecnica per i reparti commerciale e comunicazione, acquisendo professionalità e competenza anche nell'ambito della stampa e della grafica più tradizionali.
Oggi è titolare di EasyMake3D, uno studio-laboratorio che si occupa di progettazione e stampa 3D per i professionisti e le aziende del design. ]]>
MANIFESTA 12 http://artestetica.org/news/leggi/900/manifesta-12/ Thu, 12 Jul 2018 15:21:51 +0200 Manifesta 12
16.06.18 - 04.11.18
Palermo


Manifesta, la Biennale nomade europea, nasce nei primi anni ’90 in risposta al cambiamento politico, economico e culturale avviatosi alla fine della guerra fredda e con le conseguenti iniziative volte a facilitare l’integrazione sociale in Europa. Sin dall’inizio, Manifesta si è costantemente evoluta in una piattaforma per il dialogo tra arte e società in Europa, invitando la comunità culturale e artistica a produrre nuove esperienze creative con il contesto in cui si svolge. Manifesta è un progetto culturale site-specific che reinterpreta i rapporti tra cultura e società attraverso un dialogo continuo con l’ambito sociale.

Manifesta è stata fondata ad Amsterdam dalla storica dell’arte olandese Hedwig Fijen, che ancora oggi la guida. Ogni nuova edizione viene avviata e finanziata individualmente, ed è gestita da un team permanente di specialisti internazionali. Il team di Manifesta 12 lavora dai suoi uffici di Amsterdam e Palermo, ed un ufficio di prossima apertura a Marsiglia. Diretta da Hedwig Fijen e Peter Paul Kainrath, la squadra permanente è composta da Tatiana Tarragó, Paul Domela, Esther Regueira, Yana Klichuk, Asell Yusupova, Marieke van Hal and Mikaela Poltz, nonché dal direttore generale di Manifesta 12 Roberto Albergoni e dalla coordinatrice Francesca Verga. Nel prossimo decennio, Manifesta si concentrerà sulla propria evoluzione da autorevole biennale d’arte contemporanea a piattaforma europea interdisciplinare volta a esplorare e catalizzare un cambiamento sociale positivo in Europa attraverso la cultura contemporanea.

Manifesta 12 a Palermo è una grande sfida per ripensare a come gli interventi culturali possano avere un forte ruolo nell’aiutare a ridefinire uno dei più iconici crocevia del Mediterraneo della nostra storia, all’interno di un lungo processo di trasformazione. Manifesta 12 vuole affrontare diverse interrogativi tra cui: la partecipazione dei cittadini alla governance della Città, e come riconoscersi cittadini e riappropriarsi della Città. Le questioni migratorie della città sono emblematiche di una più ampia situazione di crisi che l’intera Europa si trova ora a fronteggiare.” – Hedwig Fijen, Direttrice di Manifesta. ]]>
PINO PINELLI. Pittura oltre il limite http://artestetica.org/news/leggi/899/pino-pinelli.-pittura-oltre-il/ Thu, 12 Jul 2018 11:01:31 +0200 Il percorso, attraverso oltre 40 opere, più di cinquant’anni di lavoro espositivo, sparso in otto sale di Palazzo Reale rileggono le diverse fasi del suo lavoro, in rapporto a un percorso sempre rinnovato che prosegue alle Gallerie d’Italia di Piazza della Scala che accolgono un’installazione inedita dell’artista siciliano.
Autore affermato a livello internazionale, dagli anni 60’ del secolo scorso, Pinelli è protagonista di un genere di pittura che si definisce attraverso il ricorso alla monocromia, il superamento della forma-quadro, il valore sensibile del colore e della disseminazione. In quel periodo in Italia si assiste alla nascita di una vera e propria rivoluzione stilistica; gli artisti avvertirono il limite del quadro, inteso come insieme di tela e cornice. Pinelli destrutturava il quadro attraverso la divisione di un perimetro in elementi angolari che vanno a definire il vuoto della parete interno, il campo di attenzione si sposta all’intera superficie e allo spazio nel suo complesso.
All’interno del percorso, sarà proiettato un video documentario “La Luce di Pino Pinelli. La vita e le opere di un maestro italiano” (2016), documentario di Mimmo Calopresti sull’arte del maestro siciliano.
La rassegna si inserisce nel percorso con il quale Palazzo Reale, per il terzo anno consecutivo, esplora nella programmazione estiva l’arte contemporanea, rafforzando quest’anno la proposta con la collaborazione del Museo del Novecento e presentando così alla città quattro artisti per raccontare la creatività dei nostri tempi: Agostino Bonalumi, Alik Cavaliere e Pino Pinelli a Palazzo Reale, Agostino Ferrari al Museo del Novecento.
 

un progetto Comune di Milano - Cultura, Palazzo Reale
in collaborazione con l’Archivio Pino Pinelli e con Gallerie d’Italia
a cura di Francesco Tedeschi

per maggiori informazioni: PINO PINELLI - Pittura oltre il limite ]]>
Theatrum / La Giarina Arte Contemporanea / inaugurazione sabato 19 maggio http://artestetica.org/news/leggi/898/theatrum--la-giarina-arte/ Fri, 18 May 2018 12:18:28 +0200
Così la mostra Theatrum non intende portare in galleria le componenti classiche del luogo teatrale (palcoscenici, quinte, “golfi mistici”): non si sofferma ad analizzare il funzionamento dell'apparato scenico, smontandone gli ingranaggi e studiandone le possibili varianti. Ma fa delle proprie stanze un teatro, un mondo a parte, una combinazione di maschere, specchi, doppi fondi. E ne sono una chiara testimonianza i lavori dei tre artisti in mostra. Lo sono le grandi carte di Clara Brasca, in cui sembrano coesistere sulla stessa superficie materia e smaterializzazione, ritratti ideali che vengono dalla profondità della storia e fregi che rigenerano, restaurano il perduto, per fargli riprendere il volo (la vita). Ma lo è anche il grande sipario di Adriano Nardi (Teatro di guerra), dove l'artista romano cerca di dar corpo a un'immagine tenebrosa della distruzione della città di Goutha in Sirya. Qui lo sguardo dà l'impressione di scavare letteralmente nella materia e la pittura di farsi tormento, interrogazione, rottura. Tanto che l'energia del gesto pareggia le nozioni di scena e tela, di pittura e teatro. Più complessi gli interventi di Ernesto Jannini che opera sul concetto di “soglia”, come volesse evidenziare quel “non-luogo” che rimane sempre il teatro, quell' altrove che ha a che fare con il sogno o con l'inconscio. Egli dipinge una sorta di teatro delle marionette (Gran Torneo), avvolto da un sipario semovente o un viso su tavola con davanti una tenda veneziana (Pulcinella robotico). Egli ama il bilico, lo sbilanciamento, il limite, al di là del quale può avverarsi qualsiasi avventura, supplizio o frode.

Ma si dirà: nessun testo, nessuna regia, nessuna scenografia può sostituire la presenza fisica dell'attore. Il corpo è l'essenza stessa del teatro. Esso si agita, è vivo, fino a quando la rappresentazione ha luogo. Ma davvero, se manca la recita, tutto diventa museo, arredo, cornice? Davvero se si spengono le “luci della ribalta”, tutto si arresta e rientra nei territori del banale e del quotidiano? O non si realizza piuttosto un inatteso sortilegio: e cioè che lo spettatore diventi attore, che colui che ascolta nel buio della platea, s'inventi parole segrete, movimenti enigmatici, occhi turbati? Non guarda e insieme è guardato? Non entra ed esce, pure lui, dallo spazio della recita? Non si trasforma in un “personaggio in cerca d'autore”? Allora forse “sperimentare” in galleria, è già rito teatrale, atto performativo, esibizione scenica.

THEATRUM
a cuira di Luigi Meneghelli
dal 19 maggio al 15 settembre 2018

La Giarina Arte Contemporanea
Via Interrato acqua morta, 82
37129 Verona
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L'URLO E IL FRUSCIO http://artestetica.org/news/leggi/897/lurlo-e-il-fruscio/ Wed, 14 Mar 2018 17:32:38 +0100
Maria Chiara Zarabini continua, con modalità apparentemente diverse, la sua indagine sul "mondo" iniziata da riflessioni intimistiche  quando prese a pretesto...un albero di mandorlo...la cui scomposizione l'ha accompagnata sino al momento in cui ha cominciato ad avere come riferimento  il proprio corpo.
Il punto di svolta lo possiamo individuare nell'"operazione", pur essa multimediale, dal titolo "Il corredo di Dafne" nel quale ha svelato e rappresentato il suo essere albero, e plasticamente ha identificato e messo in rapporto le forze vitali di questo "mondo" che sono appunto quella vegetale e quella animale.
La vita, in quella fase del percorso artistico di Maria Chiara Zarabini, era proprio intesa in senso biologico, come la intendeva Gustave Courbet nel suo "Origine du monde".
Con quel quadro possiamo ben dire che iniziò l'uso concettuale dell'opera d'arte. Il titolo cominciava ad essere più importante del quadro. Senza quel titolo l'opera sarebbe stata una delle tante raffigurazioni della donna. Lo stesso avviene per "L'urlo e il fruscio" ma c'è stat una naturale evoluzione.
Infatti in questa ulteriore "operazione" multimediale Maria Chiara Zarabini si occupa ancora della donna, ma supera la fase courbettiana della "fisiologia" funzionale del soggetto rappresentato, (che pur aveva già in Courbet una  sua  precisa proiezione filosofico esistenziale), ed affronta, dopo circa due secoli, l'argomento dal punto di vista dell'identità e della propositività femminile. "L'urlo e il fruscio", come quel  titolo di Courbet, apre uno squarcio che sa di rivendicazione sociale e ad un tempo di affermazione della profonda "bellezza" dell'identità femminile in tutte le sue sfumature. Due elementi che oggi non sono più scindibili e non possono più vivere isolatamente; "debbono" naturalmente convivere ed anzi coincidere. "Debbono" senza forzature di alcun tipo; "debbono" come normale e positiva evoluzione del..."mondo". ]]>
STILL EUROPE di Luca Nizzoli Toetti http://artestetica.org/news/leggi/896/still-europe-di-luca-nizzoli/ Mon, 12 Mar 2018 10:23:50 +0100 STILL EUROPE, il secondo volume della trilogia sull’Europa del fotografo, è un viaggio alla riscoperta dell’Europa, alla ricerca del minimo comune denominatore che definisce il Vecchio Continente, con un testo di Francesco Acerbis e di Zygmunt Bauman.
Quattro sono gli incontri dedicati:

Thursday 8 March 
Centro Culturale Zavattini
Viale F. Filippini, 35  Luzzara RE 08:45 pm
Per maggiori informazioni: Centro Culturale Zavattini


Thursday 15 March
Officine Fotografiche
via Giuseppe Libetta, 1 Roma
07:00 pm
Per maggiori informazioni: Officine Fotografiche


Sunday 18 March
Magazzini Fotografici
San Giovanni in Porta, 32 Napoli
11:00 am
​Per saperen di più: Magazzini Fotografici

Saturday 24 March
The whole "Almost Europe" project exhibition
Galleria Spazio Immagine
Vico Persichillo Campobasso

Luca Nizzoli Toetti, fotografo indipendente, curatore e direttore artistico, musicista, docente. Più di 20 anni di carriera tra pubblicazioni su quotidiani e magazines, mostre, partecipazioni a festival, incontri pubblici e qualche riconoscimento. Dalla strage di via Palestro alla nascita dell’Euro, nel corso degli anni pubblica sui maggiori quotidiani italiani centinaia di fotografie documentando i principali avvenimenti di cronaca e attualità politica ed economica. Collabora in maniera assidua con alcune riviste, producendo reportage, come L’Espresso, ioDonna, Internazionale. Per Vanity Fair ritrae più di trenta fra i più celebri autori italiani per “Scrittori in corso”, rubrica curata da Caterina Soffici: grazie a questa commissione ha la fortuna di incontrare Alda Merini, Nanda Pivano, Vincenzo Cerami e altri grandi scrittori e poeti del 900. E’ direttore artistico dell’Independent Foto Festival di Ivrea nel 2010 e 2011, in cui fra le tante ospita la mostra in ricordo di Marco Pesaresi, autore che ha profondamente segnato l’ispirazione di Luca nell’approccio al lavoro. La sua visione autoriale gli vale il premio Bruce Chatwin per i grandi viaggiatori nel 2010 e viene elogiata dal maestro Gianni Berengo Gardin che riconosce in Luca il suo “erede”.

Per maggiori informazioni: www.lucanizzolitoetti.com

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MARIO NIGRO. GLI SPAZI DEL COLORE http://artestetica.org/news/leggi/895/mario-nigro.-gli-spazi-del/ Mon, 12 Mar 2018 09:58:03 +0100
18 marzo - 2 settembre 2018

Arriva a Locarno, presso la FONDAZIONE GHISLA ART COLLECTION, l’importante retrospettiva antologica su Mario Nigro (Pistoia 1917 - Livorno 1992), uno dei protagonisti dell’arte italiana della seconda metà del ’900, organizzata in collaborazione con la Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti di Lucca e con l’Archivio Mario Nigro in occasione del centenario della nascita dell’artista.

La rassegna, curata da Paolo Bolpagni e Francesca Pola, già nel titolo – Mario Nigro. Gli spazi del colore – sottolinea due aspetti fondanti dell’opera dell’artista, peraltro ampiamente rappresentati in un lavoro significativo di Nigro, Spazio totale del 1953, presente fra i capolavori della Collezione Ghisla.

Mario Nigro si situa nell’ambito dell’arte astratta in modo del tutto personale, a partire dalla fine degli anni Quaranta, con opere che guardano ai maestri delle avanguardie storiche (Kandinsky, Klee, Mondrian) coniugando sollecitazioni di matrice più lirica con un uso rigoroso della geometria, per giungere nei primi anni Cinquanta alla definizione del suo primo grande ciclo compiuto, quello dello “spazio totale”, in cui struttura e colore dialogano in modo continuo, generando intensi dinamismi.

Attraverso le 35 opere che costituiscono la mostra appare chiaro l’impegno di Nigro ad indagare il rapporto dell’uomo con lo spazio, inteso come luogo del divenire, luogo entro cui, nel tempo, l’azione si compie. Nelle fasce pittoriche vettoriali delle opere di “spazio totale”, che lasciano campo alla libertà dei segni grafici che si intrecciano a formare reti e reticoli o a costruire forme vibranti che agiscono a raggiera, si riconosce questo suo intento che volge alla essenzialità.
In questo percorso, l’artista raggiunge prima una liberazione dalla rete di segni creando scansioni di segmenti obliqui tra loro paralleli che, per righe successive, riempiono il piano o la figura geometrica nelle progressioni del suo “tempo totale”; arriva poi alla massima semplificazione nelle opere dedicate alla “analisi della linea”, in seguito spezzata a mimare il tracciato di un lampo o la fessurazione del suolo a seguito di un terremoto (da qui la denominazione del ciclo dei “terremoti”) per giungere agli “orizzonti” dove un tratto orizzontale è l’unico elemento di narrazione.
Siamo alla fine degli anni Ottanta quando Nigro riprende un uso espressivo del colore, con opere in cui le pennellate per lo più orizzontali prendono densità e diventano fortemente incisive, quasi l’artista intenda partecipare ai drammatici rivolgimenti della storia con un suo canto drammatico (un ciclo è fatto di “dipinti satanici”) al colore, che, forzato con la gestualità dei segni, sembra diventare unico protagonista della sua pittura.
Poi tutto si placa con le “meditazioni” fatte di un pacato disporre di rettangoli di colori che si rarefanno nel tempo e con le “strutture” in cui i rettangoli sono costituiti da segni puramente cromatici, che danno nuova sostanza allo spazio.

Per comprendere meglio l’artista non possiamo dimenticare che il variare della sua poetica era conseguenza diretta dell’attenzione che poneva al mondo reale, alle situazioni sociali, agli eventi, ai cambiamenti, alle persone, a se stesso. Una pittura quindi non avulsa dal tempo, come potrebbe essere ritenuta l’arte astratta, ma ben immersa dentro la storia.

La rilevanza internazionale della produzione di Mario Nigro ha suscitato, per l’attualità della sua visione creativa, un crescente interesse del sistema dell’arte nelle sue varie componenti, dalle istituzioni al collezionismo, in particolare nel corso dell’ultimo decennio.
Accompagna la mostra un’ampia monografia in italiano e in inglese pubblicata dalle Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull’Arte con testi dei curatori Paolo Bolpagni e Francesca Pola e di Mattia Patti.



Fondazione Ghisla Art Collection, Locarno
Via Ciseri 3 – LOCARNO
da mercoledì a domenica ore 13.30 -18.00

Per maggiori informazioni: www.ghisla-art.ch

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BERNINI. Alla Galleria Borghese, fino al 20 febbraio 2018 http://artestetica.org/news/leggi/894/bernini.-alla-galleria-borghese,-fino/ Tue, 06 Feb 2018 17:47:26 +0100 Gian Lorenzo Bernini, maestro insuperato e simbolo del barocco nell'arte, rappresentò nella scultura, in maniera sensibile (e sensuale), il profondo mistero epidermico della "piega", sia nelle vesti che nelle carni delle sue dee pagane e delle sue sante cristiane (S.ta Teresa, S.ta Bibiana), rendendole icone dell'eterno contemporaneo della ontica riflessione barocca nell'essenza estetica dell'essere umano.

La mostra è a cura di Anna Coliva e Andrea Bacchi.
Per maggiori informazioni: www.galleriaborghese.beniculturali.it ]]>
Carlo Ciussi. La pittura come fisicità del pensiero http://artestetica.org/news/leggi/893/carlo-ciussi.-la-pittura-come/ Tue, 06 Feb 2018 17:42:19 +0100
Come scrive Francesca Pola: “Carlo Ciussi ha interpretato l’arte come visione attiva del mondo, e come fisicità di un pensiero che non accetta alcuna neutralità di contenuto o decorativismo di forma, ma si pone come visione positiva possibile della realtà, ricreando costantemente nuovi spazi di espressione umana. È di questo paradosso che vive la sua opera, volutamente pensata per non essere categorizzabile secondo schemi correnti o canoni precostituiti, quanto come inesorabile e inesausta trasformazione dell’universo: dare corpo al pensiero come azione che interpreta il mondo. Senza descriverlo, ma per ricrearlo, in un incessante divenire che procede, senza soluzione di continuità, dall’esistenza stessa. (…) È in questa densità dell’immagine, che visualizza il mentale dell’uomo non semplicemente come portato razionale, quanto come complessità biologico-evolutiva del nostro immaginare e costruire civiltà, che si ritrova la più evidente continuità del lavoro di Ciussi. Nella sua opera, il palpitare dei segni o le scansioni degli spazi sono la struttura stessa della realtà, in un intenzionale coincidere di microcosmo e macrocosmo per cui l’immagine è frammento e soglia dell’infinito divenire dell’universo”.

Nelle opere appartenenti alla seconda metà degli anni Sessanta esposte al primo piano della galleria l’artista, attraverso intrecci tra elementi geometrici primari, suggerisce le forme del cerchio e del quadrato seguendo traiettorie che occupano solo in parte lo spazio della tela. In altri lavori, realizzati negli anni immediatamente successivi, le stesse forme si sviluppano in profondità, si sovrappongono in diverse aree di colore sino a giungere ad inserirsi le une nelle altre. Nella visione d’insieme proprio l’utilizzo che Carlo Ciussi fa delle cromie diviene una chiave elementare di lettura ed esse costruiscono, ritmandolo, l’equilibrio della struttura stessa dell’immagine.
Questa stessa geometria connaturata al colore, che muta pur rimanendo sempre fedele a se stessa, diviene negli anni Novanta segno lineare, che si staglia su tutta la superficie in un all over senza soluzione di continuità. Opere tridimensionali quali Colonne e Struttura a cinque elementi (210x700 cm), le cui superfici vengono attraversate da una pluralità di linee rette spezzate che si intrecciano e si sovrappongono, si ergono nello spazio al piano inferiore della galleria e si ridefiniscono alla luce di una fisicità più marcata, acuendo in modo più evidente il dialogo con l’ambiente architettonico circostante.

In occasione della mostra verrà pubblicato un volume contenente la riproduzione delle opere in mostra, un saggio di Francesca Pola, una poesia di Carlo Invernizzi e un aggiornato apparato bio-bibliografico.


Inaugurazione mercoledì 7 febbraio 2018  ore 18.30
MOSTRA: Carlo Ciussi. La pittura come fisicità del pensiero
CATALOGO CON SAGGIO DI: Francesca Pola
PERIODO ESPOSITIVO: 7 febbraio - 29 marzo 2018
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SEGRETI, PIEGHE, ENIGMI http://artestetica.org/news/leggi/892/segreti,-pieghe,-enigmi/ Tue, 30 Jan 2018 12:27:11 +0100
"A-conformista" l'ha definito Daniela Ranieri sul "Fatto Quotidiano" nel suo commosso necrologio.
Noi lo vogliamo ricordare studioso della vita come è e deve essere chi pratica la ricerca "estetica".
Mario Perniola infatti si è occupato anche dei meandri biologici più spiazzanti e inesplorati in rapporto con la cosalità delle tecnologie d'avanguardia. Era costantemente rivolto al futuro, con una "originalità e un'accelerazione capaci di squarciare il tendone da circo dell'accademia italiana", usando ancora le parole di Daniela Ranieri.
"La società dello spettacolo" è stato ed è uno dei suoi saggi più noti perché va ad indagare i due poli opposti della eterna giostra dell'essere e dell'apparire e della facile prevalenza che ha il secondo.
In "Enigmi. Il momento egizio nella società e nell'arte" Perniola scrive che "filosofare è come sbucciare una cipolla: sotto la scorza c'è un'altra scorza e così via. Sotto il vestito c'è la pelle, ma la pelle è ancora tessuto." E da qui la riflessione sul barocco eterno di cui è intrisa la vita dell'uomo. Era affascinato infatti dalla profondità del saggio di Gilles Deleuze "La piega. Leibniz e il barocco" dove, evidenzia Perniola, la piega, sempre presente nel barocco, segue e si adatta al reale, "al mondo che esiste non perché sia il migliore, ma piuttosto per il motivo inverso, perché è quello che c'è!".
Una lettura laica e disincantata della lezione di Leibniz fatta passare sotto le forche caudine del reale.
È la filosofia del presente rappresentata dalla "figura della sfinge egizia simbolo di contraddizione che mai arriva alla sintesi e che dunque permane sempre nella vita".
Filosofia del presente che affronta l'enigma della "reciproca osmosi tra l'uomo e le cose… Questa situazione mi sembra molto affine a quella che Hegel ha attribuito all'Antico Egitto, da lui appunto definito il paese dell'enigma."
Ecco perché Mario Perniola ha squarciato il telone del circo dell'accademia. Ha riflettuto sulla differenza tra l'interpretazione cosiddetta umanistica della filosofia estetica, tutta rivolta al rapporto dell'uomo con l'arte che definiva come il compimento dell'età cartesiana. L'ha contrapposta all'esperienza poetico-artistica che privilegia l'opera d'arte vista nella sua oggettività estranea e differente radicalmente "rispetto all'io, al soggetto, all'umano".
Sono i poeti e gli artisti ad essere i portatori di una conoscenza senza condizioni, non riconducibile all'assoluto, senza padroni: né lo spirito, né l'uomo.
Conoscenza aperta, altra, irrisolta e inquietante, che ci pone costantemente dinanzi ad un enigma.
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kunstbrulé in palmo di mano http://artestetica.org/news/leggi/890/kunstbrulé-in-palmo-di-mano/ Thu, 14 Dec 2017 15:20:32 +0100
Kunstbrulé in palmo di mano è una mostra della durata di una sera fatta di opere che stanno nel palmo della mano. Ognuno degli artisti invitati reca con sé il proprio lavoro e lo mostra con discrezione, quasi sottovoce, senza installarlo, per recuperare il piacere di prestare attenzione agli altri prima ancora che a sé.
Unica opera installata e fuori formato sarà una grande installazione recente di Marion Baruch che vive di vuoti, una presenza fatta di assenza ad attutire ancora di più il “suono” di questa mostra, allietata dal profumo del vin brulé.

con:
Giorgio Barrera, Marion Baruch, Susanna Baumgartner, Cesare Biratoni, E il Topo, Sergio Breviario, Carlo Buzzi, Tiziano Campi, Sauro Cardinali, Antonio Catelani, Umberto Cavenago, Ermanno Cristini, Sabrina D'Alessandro, Carlo Dell'Acqua, Barbara Deponti, Diana Dorizzi, Elena El Asmar, Al Fadhil, Helga Franza, Annalisa Fulvi, Deborah Hirsch, Gabriele Landi, Valentina Maggi Summo, Microcollection, Yari Miele, Aldo Mondino, Giancarlo Norese, Luca Pancrazzi, Francesca Petrolo, Paola Pietronave, Vera Portatadino, Claudio Salvi, Olinsky, Franco Sartori, Valeria Tognoni, Serena Vestrucci

La mostra evento si terrà sabato 16 dicembre a partire dalle 18.00
Brugherio (MB), in via della Vittoria 98  ➜ visualizza la mappa!

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Aestetics. Aristotele, Croce e la neuroscienza di Kandel http://artestetica.org/news/leggi/889/aestetics.-aristotele,-croce-e-la/ Mon, 04 Dec 2017 12:16:21 +0100 L'essere umano, chiarisce subito Aristotele, si distingue dall'animale, da questa sua "naturale" caratteristica che consiste nell'uso dei sensi per "sapere", in quanto ha la facoltà molto estesa della memoria che gli consente di far uso dell'esperienza delle conoscenze così accumulate.
L'altra caratteristica "umana" è il godimento che si trae dall'uso dei sensi.
Arnaldo Benini, nel recensire il saggio di Erik Kandel "Arte e neuroscienze" Le due culture a confronto" (Cortina, Milano) paragona le conclusioni del neuroscienziato a quelle di Benedetto Croce in "Aestetics", (voce dell'Enciclopedia Britannica poi tradotto in italiano con il titolo di "Aestetica in nuce") laddove il filosofo scrive che "la categoria dell'arte, come ogni altra categoria, presuppone, a volta a volta tutte le altre (...) è condizionata da tutte e pur condiziona tutte".
Dunque il percorso, anche per le neuroscienze, appare quello classico individuato da Kant nella "Critica della ragion pura": prima la fase dell'estetica poi quella della logica. Il modo di accedere al mondo esterno è quello dei sensi che vengono "elaborati" dalle facoltà categoriali per divenire conoscenza acquisita.
La prima fase della conoscenza però, come ci ha chiaramente detto Aristotele, è fine a se stessa e comunque crea e determina godimento nell'essere umano perché ha una funzione etica dandogli la possibilità di individuare le "differenze" per l'"ubi consistam" che, come capì Heiddeger dopo tre millenni, è il maggiore problema "esistenziale" dell'uomo "gettato" nel mondo con la morte come unica certezza.
Quella che è chiamata arte è pertanto il crogiulo di tutte queste essenze-funzioni-pulsioni dell'essere umano individuate come  estetica ed etica connesse ed inestricabili.
La neuroscienza, secondo Kendel ha provato con il metodo scientifico, che la fisiologia del cervello umano è strutturata in questo modo già individuato dalla filosofia. La sorpresa della congruenza dell'estetica e del riduzionismo delle neuroscienze è grande perchè  "...su gruppi distinti di circuiti neuronali specializzati localizzati secondo una disposizione gerarchica ordinata in regioni specifiche del cervello...le strutture cerebrali sono anatomicamente e funzionalmente legate l'una all'altra e quindi non possono essere separate fisicamente". Proprio come avevano visto sia Aristotele che Benedetto Croce.
Nell'arte Kandel individua nell'astrattismo che inizia nel '900 con Mondrian e Kandinsky e prosegue con Pollock, Rothko, Morris Louis e tutti gli espressionisti astratti (ma che aveva avuto come padri gli espressionisti dell'800 ed anche i primi esperimenti "visionari" come il Turner della "Tempesta di neve...") il riduzionismo che portava l'espressione alla radice della percezione visiva. Riduzionismo come ritorno "alle cose stesse" su cui si basa la filosofia fenomenologica di Husserl che passando da Heiddeger arriva a Merleau-Ponty. Prova che arte, scienza e filosofia sono diverse accezioni della qualità  umana come era stato già capito agli albori della storia del pensiero. ]]>
Tra cielo e mare, tra caos e forma http://artestetica.org/news/leggi/888/tra-cielo-e-mare,-tra/ Wed, 15 Nov 2017 10:19:28 +0100
Contaminazione
La “Pesca notturna”, ispirata da una notte stellata a Juan Le Pins, mentre alcuni pescatori attendono pazientemente il frutto del loro lavoro, è contemporaneamente un mare dove fluttuano sospese delle boe e un cielo stellato dove un sistema di pianeti si svincola dalla possibilità di essere incastonato in un cielo di stelle fisse. Suggestioni contraddittorie e conflagranti generate da un insieme di elementi leggeri, come le bolle trasparenti, e di elementi metallici più spessi e pesanti, che tuttavia lasciano passare l’aria e il riflesso di una luna non necessariamente piena. Sfere armillari sospese che contengono altre sfere, feti astrali, in un continuo rimando tra macro e microcosmo. Contaminazione tra determinatezza – generata dalle simmetrie, dai giochi di forme precise e ricorrenti – e indeterminatezza interpretativa demandata all’immaginazione del fruitore; contaminazioni di mondi marini, celesti e trascendenti, luoghi di approdo della tensione artistica di Jannini. Contaminazioni tra natura e cultura, natura e artigianato, natura e tecnologia: ancora contrasti e coincidenze. Interrogativi che divengono forma e sistema.

Fare
L’oggetto diventa interrogativo: la domanda che l’arte rivolge al fruitore e che non ha mai una sola risposta. “Dionysus Place” è uno spazio polimorfo, aggregante nella sua freddezza settoriale. Schede di fotocopiatrici, circuiti retroilluminati di un verde prato che tuttavia nega l’accesso alla natura; onde fisse, eppure in movimento che in un ritmo triadico scandiscono il fluttuare di un mare tormentato, ma allo stesso tempo ordinato. Sabbia morbida e ondulata sotto la maschera di Dioniso e sotto i satiri che compongono un teatro che nasce dallo stesso spirito dionisiaco.
Il fare dunque: ciò che ogni artista tiene velatamente segreto, ma che rappresenta la sua reale pratica compositiva, il vero e proprio lavoro. Un procedere ricco di sorprese e compromessi. Il fare è un’azione sottilmente qualitativa dove l’immaginazione, dionisiaca, si placa all’interno di una forma apollinea. Una forma che per Jannini è sempre ordinata. Mobile, ma ordinata. Nulla di questo processo ha dei codici definiti, come suggeriva Vitiello, stabiliti una volta per tutte. La tecnica artistica non è mestiere. Perciò lo stesso caos può rappresentare, sotto un determinato punto di vista, il motore dell’arte. Il caos dionisiaco frenato, bloccato in una forma fissa che ammalia.
Ed è proprio sulla fisicità dei materiali (i circuiti, la sabbia, l’argilla, ecc.) e sui mezzi meccanici (i vari tipi di strumenti che piegano il materiale al volere dell’idea) che si costruisce l’arte di Jannini, per arrivare alla produzione di una forma metamorfica nella libertà della sua espressione.

Metamorfosi
È lo stesso Jannini a ricordarci (e qui cito) che “il dio, il grande Dioniso, colui che raggiunge la grandezza nelle metamorfosi, se ne sta lì, immobile, riflesso nella dilatata pupilla dei suoi seguaci, beati ed esaltati. Eppure tra metamorfosi e immobilità c’è una esaltante promiscuità. Tanto più cangiante tanto più immobile nell’atto della visione suprema. Così il movimento annulla se stesso nel risultato finale dell’estrema contemplazione. E la comunione tra il dio e gli adepti suggella la potenza primigenia del soffio vitale che è in tutti noi”. L’elemento della contaminazione diventava gioco della metamorfosi, capace di consentire alla forma di manifestare la propria libertà, che è il risultato di un ordine soggiacente al disordine e di un disordine che solo a tratti sporadicamente prova a riemergere dall’ordine.
Un ordine che è il risultato del contenimento straripante di una pulsione plasmante. Insomma un Dioniso che, con il suo occhio eccitato ed eccitante, mette in moto un mare di ghiaccio e una grande macchina metà rotativa e metà organetto: da rotativa, essa imprime segni enigmatici sulle spalle di un gigante; da organetto suona il lamento della sconfitta (I persiani di Eschilo).
E allora emerge un ulteriore aspetto, imprevedibile nell’ordinata apparenza delle forme, di Jannini: il dolore e la lacerazione. Nulla sembra sofferente se non quelle parole greche che si nascondono ai più.
Chiudo citandolo: “le albe ed i tramonti che si levano sulle nostre città, sui nostri clan, si tingono del colore di un disagio profondo, una irrequietezza che si traduce in angoscia, che cerchiamo di nascondere con le forme più estreme di vitalismo o con i luccichii della tecnologia. Ciò nonostante la risposta all’enigma dell’esistenza resta continuamente disattesa”. Quella ‘tecnologia’ che riluccica nelle sue opere solo perché illuminata artificialmente; quella ‘tecnologia’ che di fatto è inerme, ferma, sconfitta. Sconfitta come i Persiani, perché non dà risposte. Dioniso resta a guardare ricordando che dietro ogni forma, benché compiuta e definita nei suoi contorni, c’è il caos.

Mostra personale di Ernesto Jannini al Teatro Pacta di via Ulisse Dini
Dal 17.11 al 18.12 2017

INFO
PACTA SALONE
via Ulisse Dini 7, 20142 Milano
MM2 P.zza Abbiategrasso-Chiesa Rossa, tram 3 e 15

Per informazioni:  http://www.ernestojannini.it/

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DIONISUS' PLACE http://artestetica.org/news/leggi/887/dionisus-place/ Wed, 15 Nov 2017 10:17:32 +0100

Dal 17 novembre al 18 dicembre 2017 il PACTA SALONE presenta nel foyer del teatro la personale DIONISUS’ PLACE - Jannini e il teatro dell’artista figurativo Ernesto Jannini, a cura di Alessandra Pioselli.
La mostra viene ospitata in occasione dell’apertura di uno spazio dedicato nel foyer, il CUBO, che ospiterà durante l’intera stagione del teatro mostre di artisti per accompagnare il pubblico allo spettacolo con fotografia, pittura, grafica, poesia, luce, video. Mostre che si accompagnano agli spettacoli e lasciano dialogare tra loro le diverse arti visive.

Il titolo della mostra corrisponde all'opera site-specific che l'artista ha realizzato tra il 2016 e il 2017 nel foyer del teatro PACTA SALONE. L'installazione permanente nasce dalle suggestioni della figura mitologica del dio Dioniso, interpretato dall'autore come punto origine del Teatro, eterno contrasto di forze apollinee e dionisiache. L'opera si presenta come un teatro nel teatro, esteticamente realizzata con materiali eterocliti che spaziano dalla luce azzurra dei neon ai microcircuiti, alla plasticità delle onde del mare realizzate con tela dilatata e trattata con gessi e cementi, alle citazioni scritte dei testi classici. All'interno del piccolo teatrino, simile a una nicchia orizzontale compaiono in terracotta le maschere di Dioniso e i volti beffardi dei satiri. Dall'opera fuoriescono diffondendosi per tutta la sala d'ingresso, le note enigmatiche delle composizioni musicali di Maurizio Pisati.
Alla parete di fronte al Dionisus' Place, compare un enigmatico dipinto su tavola di Jannini, intitolato I figli invisibili di Pulcinella del 2014 mentre sulla parete antistante il salone d'ingresso del teatro un'altra installazione permanente dal titolo evocativo: Night fishing at Juan Les Pins del 2015.
La mostra presenta, oltre alle opere sopra citate, anche l’installazione Progetti di Guerra (missili sospesi a mezz’aria), nonché foto e documenti degli anni '70 (Jannini e il teatro Libera Scena Ensemble) e immagini di oggetti scenici realizzati per PACTA . dei Teatri.

All’inaugurazione del 17 novembre verrà presentato al pubblico il libro Palestre di vita, che Jannini ha dedicato al regista Gennaro Vitiello, scomparso nel 1985, con il quale nei primi anni ’70 ha lavorato come attore nella compagnia Libera Scena Ensamble.


Ernesto Jannini, Ha studiato pittura all'Accademia di Belle Arti di Napoli. Artista e teorico per alcuni anni è stato attore con la Libera Scena Ensemble del regista Gennaro Vitiello, scomparso nel 1985, a cui ha dedicato un libro con l'editore Ombre Corte. Nel 1976 partecipa alla Biennale di Venezia con il gruppo degli Ambulanti. Nel 1990 è nuovamente presente alla Biennale di Venezia con una sala personale. E’ stato invitato al Festival Texitgestaltung di Linz, alla galleria Flaxman di Londra, alla galleria De Zaal di Delft, al Museum Industrielle Arbeitswet di Steyr, allo Spazio Borsalino di Parigi e di Alessandria, alla Kunsthaus Tacheles di Berlino, all’Istituto di Cultura italiana di Copenaghen, alla galleria La Giarina di Verona e in numerosissime altri spazi espositivi tra cui il MAGA di Gallarate, Il Castel dell’Ovo di Napoli. Ha vinto il Premio Lissone 2000. Dal 2006 collabora con il Teatro Arsenale e poi con PACTA . dei Teatri al PACTA SALONE di Milano. Le sue opere compaiono in musei e collezioni private. Scrive su Juliet Art Magazine, Exibart, Artestetica, Sdefinizioni. Ha pubblicato: Esperienze di un ambulante, (Laveglia, Salerno 1981); Silos Silenzio.Scritti teorici. (Edizioni Studio Noacco di Chieri, 1991); Gabbie Celesti, (Lalli Editore, Poggibonsi 1997); Ernesto Jannini, Catalogo antologica al MAGA di Gallarate con scritti di E. Di Mauro, R. Barilli, M. Sciaccaluga. (Editore A. Parise, Verona 2004); Equilibridi, (Editore Matteo di Dosson, 2007).


Dal 17 novembre al 18 dicembre 2017
di Ernesto Jannini
Musiche di Maurizio Pisati
presso PACTA SALONE
via Ulisse Dini 7, Milano
Inaugurazione: 17 novembre ore 18.30


INFO
PACTA SALONE
via Ulisse Dini 7, 20142 Milano
MM2 P.zza Abbiategrasso-Chiesa Rossa, tram 3 e 15
Per informazioni: www.pacta.org


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Clara Bonfiglio. Ritratti http://artestetica.org/news/leggi/886/clara-bonfiglio.-ritratti/ Mon, 23 Oct 2017 11:00:41 +0200 MILANO
inaugurazione  SABATO 28 OTTOBRE ore 18

a cura di Andrea Lacarpia

Il processo di astrazione che accompagna la ricerca di Clara Bonfiglio è strutturato in modo da mettere alla prova l’arbitrarietà del rapporto tra significato e significante che connota il linguaggio ordinario, riportandolo ad una dimensione puramente estetica. La saturazione di segni che complica una cultura secolarizzata come quella occidentale lascia poco spazio alla semplice percezione delle forme, delle linee e dei colori, in cui la mente riposa senza doverne trarre un messaggio ulteriore. Semplificando ed isolando dal contesto e dalla funzionalità gli elementi linguistici che ci circondano, Clara Bonfiglio ne alleggerisce la stratificazione semantica, trasferendoli in una dimensione gioiosa ed eterea, senza gravità. La costante presenza della forma circolare ed in genere delle linee curve attiva il gesto svolto dallo sguardo dell’osservatore che, come confermato dalle neuroscienze, nella sua dinamicità determina la ricostruzione della forma che si attua nella mente. Le opere di Clara Bonfiglio si pongono come bolle di sapone, forme temporanee in cui il modello sferico si ripete sempre diverso, in innumerevoli colori e dimensioni a seconda del caso che il gioco della vita predispone. La dialettica tra controllo e casualità è infatti un altro degli elementi distintivi della ricerca di Clara Bonfiglio che, attraverso le infinite variazioni del modulo proprie dell’ornato e delle arti grafiche mostra la condizione umana tesa tra identità di gruppo e personalità individuale. Le bolle di sapone, evocate dal titolo di opere precedenti in cui scritte circolari si mimetizzano all’interno di mirini intagliati nel legno o ricamati su stoffa, ora esplicitano la loro relazione con l’uomo trasformandosi nei ritratti riuniti nell’installazione pensata per lo spazio di Dimora Artica.
Nei ritratti di Clara Bonfiglio la tradizionale rappresentazione dei tratti caratteristici del volto, finalizzata a rendere la somiglianza, è sostituita da una breve sequenza numerica: la data di nascita della persona ritratta, ricamata su tessuto. Il ricamo, tecnica in cui la ripetizione meccanica del gesto annulla l’espressività individuale a favore del nitore grafico, è realizzato da Clara Bonfiglio utilizzando colore e carattere tipografico scelti dal soggetto. Il font, individuato tra quelli tipici del decennio di nascita, e il colore, scelto nel campionario di fili per ricamo, vanno quindi a caratterizzare ogni ritratto con la personale sensibilità del soggetto. Da mera registrazione meccanica di un numero che per convenzione riporta ad una certa misurazione temporale, l’anno di nascita si mostra nella sua connotazione estetica, in cui le linee si mostrano più o meno sinuose, spigolose o morbide a seconda del font tipografico scelto, e i colori variano in un’ampia gamma di sfumature, attivando una risposta emotiva nel fruitore come di fronte ad un volto. Il numero si trasforma in forma che apre al godimento estetico e alla dimensione affettiva, un’immagine in cui l’individualità ritratta si rispecchia. Il numero diviene figura con un proprio carattere, una propria natura individuale irripetibile. I ritratti che compongono l’installazione sono liberamente disposti nello spazio espositivo dagli stessi soggetti, nei punti che preferiscono, andando a formare un’imprevedibile costellazione, un sistema di relazioni che ricalca il funzionamento della vita sociale nella sua forma più spontanea, fatta di simpatie ed affinità tra caratteri diversi. Allontanandosi dai cliché dell’arte come espressione pulsionale o denuncia sociale, Clara Bonfiglio indaga la realtà e ne restituisce i tratti essenziali che la costituiscono a monte delle sovrastrutture linguistiche. Nell’installazione Ritratti, la relazione tra le diverse individualità costituisce una rete in cui le diversità creano armonia, una polifonia che introduce una visione positiva per la dimensione sociale contemporanea. ]]>