Artestetica News http://artestetica.org OLOF HOLZAPFEL http://artestetica.org/news/leggi/867/olof-holzapfel/ Thu, 22 Jun 2017 14:26:22 +0200
Anche la sua collocazione a Kassel fa parte della narrazione che questo artista porta a Documenta 14: una grande scultura gialla nel parco davanti all'Orangerie e una serie di sculture in vari legni naturali nel Palais Bellvue che si trova nelle vicinanze, palazzo che ha tutte le caratteristiche di una casa calda ed accogliente.
OLOF HOLZAPFEL lavora con mariali primari come il legno di vari tipi di alberi, per realizzare strutture primarie quali sono le intelaiature dei tetti e delle pareti portanti delle abitazioni europee dalla cinta alpino pirenaica in su, verso nord.
È questo un esempio di arte etica nel senso proprio del termine: arte che è  radicata nel reale dove l'uomo è stato  gettato e dove come prima necessità ha quella di proteggersi e di ripararsi.
Poi, solo poi, può pensare ad "abitare la terra poeticamente". ]]>
REGINA JOSE' GALINDO http://artestetica.org/news/leggi/866/regina-jose-galindo/ Tue, 20 Jun 2017 12:39:36 +0200 (DOCUMENTA E ART BASEL: scontro continuo)

E' uno scontro continuo  è quello tra l'arte e il suo mercato. Art Basel è più rassicurante perché ci sono esposti, (per il mercato), gli artisti  "facili", quelli già entrati a far parte della storia dell'arte. Documenta è un'altra cosa, ci sono, come è stato detto non senza ironia, "frammenti sparsi per la città e lunghe didascalie che spiegano i percorsi ideativi".
Il mercato e "il mondo dell'arte" rassicurata non  possono darsi pace che si spenda un budget di 70 milioni di euro per "certe cose" da interpretare e da veder magari svilupparsi, avvilupparsi e crescere come ...poesia. Ne sa qualcosa, di questo continuo assalto di coloro che vorrebbero Documenta solo per il mercato, la curatrice della passata edizione, Carolyne Christov Bakargiev, che fu costretta a tagliare la sua relazione (troppo sognante), alla conferenza stampa, dal rumoreggiare e dai veri e propri insulti di questo tipo di "mondo dell'arte".
Forse anche  per questo il curatore di questa edizione ha annacquato il tutto dando tantissimo spazio ai suoi tanti collaboratori. Un curatore che ha dato, anche lui, molto spazio ad un modo di intendere l'arte come poesia "originaria", come esaltazione del "pensiero laterale", della riflessione fine a se stessa, o anche del pensiero militante e concreto, quasi da programma politico, tanto da prendersi anche del "comunista" da chi non gli ha perdonato neppure l'impostazione "more geografico" di Documenta 14. E di avere di conseguenza invitato solo determinati artisti.
Uno di questi artisti che proclama senza nascondersi le sue idee attraverso la poesia del proprio corpo usato metaforicamente come bersaglio è REGINA JOSE' GALINDO che nella performance dei giorni della presentazione alla stampa prima dell'apertura al pubblico, si è messa al centro di una stanza a farsi bersaglio di quattro fucili da guerra posti all'esterno, ai quattro angoli della stessa. Poi, nei giorni di apertura, il protagonista sarà lo spettatore al quale sono dedicate le istruzioni scritte  nel cartello di presentazione dell'opera ove è tra l'altro scritta l'alternativa che abbiamo tutti davanti:  YOU CAN CHOOSE TO BE THE OBJECTIVE OR THE OBSERVER. ]]>
DOCUMENTA 14 KASSEL http://artestetica.org/news/leggi/865/documenta-14-kassel/ Thu, 15 Jun 2017 16:15:38 +0200 Preformance di Zafos Xagoraris

Xaipete vuol dire benvenuto. L’installazione-performance di Zafos Xagoraris è posta all’ingresso ferroviario del dismesso tunnel sotterraneo della stazione di Kassel che accoglie pure  le istallazioni di altri artisti. Si accede al tunnel  anche dalla piazza della stazione ( Hauptbahnhof-Kulturbahnhof)  da un vecchio container. E’ il saluto che l’artista dà ai visitatori di Documenta 14 ed è anche, ovviamente, un inno all’accoglienza in generale.
Lo striscione con la scritta “XAIPETE!” è posto su quattro pali sormontati da bandiere; intorno ad essi, alla base, il terreno è stato dissodato, zappato e ripulito dalle erbacce. Alla base dei pali una giovane ragazza ha messo a dimora e “lega” con gesto “contadino” delle piante rampicanti per aiutarne l’attacco e lo sviluppo in verticale sui pali stessi. Le metafore contenute  in queste azioni e in questi gesti sono plurime, chiare  e tutte volute. Si tratta dell’ennesimo invito raccolto dagli artisti a vedere e interpretare Documenta 14 “more geografico”, come auspicato del suo curatore Adam Szymczyk,  con tutto quanto, soprattutto di questi tempi,  ne consegue.
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DOCUMENTA 14 http://artestetica.org/news/leggi/864/documenta-14/ Thu, 15 Jun 2017 16:31:29 +0200 MARIE COOL E FABIO BALDUCCI
Performance nella performance

Molti artisti partecipano a Domumenta 14 sia ad Atene sia a Kassel. Tra questi Marie Cool e Fabio Balducci, francese lei, italiano lui, che lavorano in coppia da quando hanno abbandonato le precedenti esperienze artistiche (danza e arti figurative).
La loro azione è concentrata sugli aspetti della vita sociale quotidiana dai quali traggono la scena delle loro video-performance. Di preferenza ambienti lavorativi, con mobili e oggetti da ufficio, scrivanie, armadi, risme di carta da copiatrice, scotch ecc.
Agisce nelle performance prevalentemente solo Marie Cool e quella realizzata a Kassel consiste nel seguire con il tatto dei polpastrelli di una mano lo scotch attaccato da un mobile all'altro ad altezza tale da poterlo raggiungere  alzando tutto il braccio.
L'effetto è   straniante, quasi da teatro dell'assurdo. Tanto che il giorno 7 giugno 2017 alla prima performance per la stampa, una degli addetti alla sorveglianza, che evidentemente non conosceva Marie Cool e non era neppure stata informata del contenuto della performance, l'ha scambiata per una disturbatrice e ha tentato di impedirle di continuare a "strusciare", camminando, i polpastrelli di una mano sul "filo" di scotch teso. Imperturbabile e senza profferire parola o mostrare disappunto la Cool ha fatto capire con la continuità della sua azione, all'addetta, (che in quel momento avrebbe voluto sprofondare) che lei ...doveva continuare...
Si è  trattato in definitiva della riprova dell'efficacia e della "necessità" del lavoro dei due, che ha come motivo originario la "rivolta calma" nei confronti dell'alienazione e dello sfruttamento che l'uomo subisce nell'ambiente di lavoro. Lo straniamento e l'alienazione  cercato nella rapprentazione della performance ha avuto un effetto raddoppiato, quasi da performance nella performance e per di più  inaspettato non voluto e imprevisto, avvenuto addirittura a Kassel, con protagonista, una "lavoratrice occasionale", categoria a maggior ragione nei pensieri e nelle motivazioni di Marie Cool e di Fabio Balducci.
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Skulptur Projekte Munster http://artestetica.org/news/leggi/863/skulptur-projekte-munster-/ Tue, 13 Jun 2017 18:53:01 +0200
E' la quinta edizione. Le precedenti, (ogni 10 anni) si sono tenute nel 1977, 1987, 1997, 2007.
35 gli artisti internazionali invitati. Skulptur Projekte  tradizionalmente  presenta le opere in spazi pubblici, prevalentemente all'aperto e integrate con la città.
Quest'anno anche Munster (come  la vicina Kassel che inaugura negli stessi giorni) si sdoppia e coinvolge nel progetto  anche la vicina città di Marl.


Questi gli artisti presenti:

Ei Arakawa,
Aram Bartholl,
Nairy Baghramian,
Cosima von Bonin,
Andreas Bunte,
Gerard Byrne,
“Camp” with Shaina Anand Sukumaran,
Michael Dean,
Jeremy Deller,
Nicole Eisenman,
Ayşe Erkmen,
Lara Favaretto,
Hreinn Fridfinnsson,
Monika Gintersdorfer  and Knut Klaßen,
Pierre Huyghe,
John Knight,
Xavier Le Roy  with Scarlet Yu,
Justin Matherly,
Sany (Samuel) Nyholm,
Christian Odzuck,
Emeka Ogboh,
Peles Empire with Barbara Wolff and Katharina Stöver,
Alexandra Pirici,
Mika Rottenberg,
Gregor Schneider,
Thomas Schütte,
Nora Schultz,
Michael Smith,
Hito Steye,
Koki Tanaka,
Oscar Tuazon,
Joelle Tuerlinckx,
Cerith Wyn Evans,
Herve Youmbi,
Barbara Wagner and Benjamin de Burca ]]>
Infinite Drawing http://artestetica.org/news/leggi/862/infinite-drawing/ Tue, 13 Jun 2017 11:07:24 +0200 All'interno compaiono saggi dello stesso autore, di Giovanni Gardella, Ferdinando Creta, del poeta Giancarlo Majorino, di Wolfgang Ullrich e un nutrito numero di immagini di pitture e disegni. Il volume raccoglie, in maniera ben articolata, ciò che il pubblico ha avuto modo di vedere e leggere in occasione delle mostre allestite presso il Museo d'Arte Contemporanea ARCOS di Benevento e al Palazzo Borromeo di Cesano Maderno tra il marzo e il giugno del 2016.
L'idea del disegno, che è alla base del lavoro di Finelli, viene analizzata con acume ed essenzialità da Giovanni Gardella che ne sottolinea l'aspetto costruttivo e la relazione con l'attività critica di riflessione svolta dall'artista. Infatti, potremmo interrogarci sul senso del disegnare e dipingere oggi, in un contesto culturale e artistico volto alle più variegate sperimentazioni linguistiche, le quali si muovono sullo sfondo di una produzione grafica industriale a dir poco oceanica, pervasiva a tutti i livelli della vita sociale. Wolfgang Ullrich, professore all’Art Research and Media Theory at the Karlsruhe University of Arts and Design, scrive che l'opera di Finelli è la conferma che disegno e pittura “non hanno perso alcuna della loro valuta”: il che significa che non ci sono ragioni necessarie e sufficienti per espungere dal territorio dei media, alcunché. Insomma, l'obsolescenza dei medium, nell'arte, è un falso problema, poiché il processo artistico è un processo ermeneutico, o se si vuole auto-maieutico, che apporta nuova luce nel mondo. Dunque, nessun timore reverenziale nei confronti dell'oceanica produzione immaginifica e industriale, con i suoi trucchi ed artifizi, troppo spesso opaca, assorbente e poco radiante. Invece la verità dell'arte, come suggerisce Finelli, sta sempre in un altrove. Con la sua opera e la sua riflessione, l’artista ci conduce in una dimensione che potremmo dire concettualmente aperta, o spiritualmente disponibile, come è aperto il flusso di coscienza dell’artefice che sceglie di rapprendere l'istante nel coagulo della sua rappresentazione. Ma, per Finelli, nel leggere il libro e le varie testimonianze, sarebbe forse più appropriato parlare di apparizione. L'apparire dell'immagine, del segno, dal nero profondo, ha a che fare con la temporalità legata al linguaggio specifico del mezzo: ciò implica una scelta a priori, già un orientamento di fondo o, se si vuole, un disporsi. Ora, sappiamo che Finelli entra nel flusso di un film, in particolare i Noir, e lavora sul fermo immagine; dalla temporalità dell'immagine filmica passa alla temporalità del disegno e della pittura. Pur sussistendo delle differenze, cinema e pittura (ovviamente non tutta) sono accomunate dall'élan vital della narrazione. La dimensione materica del disegno realizzato da Finelli con semplici mezzi, pastelli, matite, o il pastoso colore ad olio delle tele si contrappone  all'impalpabile materia del film. E quindi passare dall'impalpabile al tangibile, dallo schermo alla pelle del quadro sembra presentarsi come un viaggio nell'altrui mondo, per “portar fuori dall'archivio del tempo,- come sostiene l'autore di Infinite Drawing- l'istante programmatico che ha determinato quel tipo di percorso, quel tipo di opera.” Per Finelli la temporalità del disegno, e della pittura,  ha a che fare con la rammemorazione, che innesta la sua potenza sulla reversibilità del tempo interiore. Il fotogramma sospeso, osservato, contemplato, si trasforma in materia viva che da vita ad altra vita. In questo processo il disegno si presenta come un esercizio spirituale insostituibile, un lavoro quotidiano su di sé. Giancarlo Majorino, con la sensibilità che soltanto un grande poeta può avere, della ricerca di Finelli ne sottolinea il carattere temporaneo. “Un titolo appropriato – scrive il poeta in riferimento alle opere dell'artista - potrebbe, dovrebbe quasi essere: “temporaneamente”. In quest'ultimo avverbio, ci pare di scorgere, tutta intera, l'infinita problematica che caratterizza la ricerca artistica contemporanea, che si pone all'insegna dell'attraversamento di un guado infinito. Soltanto la potenza dell'immaginale che racchiude e coltiva l'humanitas può presentarsi come terra sulla quale approdare, come riva del fiume in attesa delle nuove orme.
Per l'artista, a ben vedere, anche l'allestimento della mostra Infinite Drawing, dalla quale sono state tratte le opere e le suggestioni del libro,  è concepito in questo modo. “Per questo, – scrive Finelli – la mostra si compone di opere cronologicamente anche distanti nel tempo, tuttavia accomunate dal medesimo segno distintivo che ha nel disegno, quale momento conoscitivo e di costruzione del mondo, la sua apicalità... Quest'andirivieni, conferisce una diacronicità all'arte, all'opera dell'artista, che non vuole apparire nel presente una lettura aggiornata di ciò che fu. Una mostra, per come la intendo io, è quasi una verifica fattuale, una rimessa in circolazione (sono sempre in circolazione) dei dispositivi interroganti che gettano nuova luce sul sé e sul mondo.” In un presente tecnologicamente avanzato l'idea di tracciare con una matita bianca dei segni su una nera carta è un invito rivolto a chi è capace di riaprire la dimensione magica dell'esistenza. In fondo, come affermava Keith Haring, citato dal direttore di Arcos di Benevento Ferdinando Creta, “l’arte del disegno  è fondamentalmente ancora la stessa fin dai tempi preistorici. Essa unisce l’uomo e il mondo. Vive attraverso la magia.”



Pietro Finelli, INFINITE DRAWING
Edizioni MIMESIS- Art Theory, 2016
Euro  22.00
ISBN 978-88-5753-823-5 ]]>
DOCUMENTA 14 KASSEL STADTMUSEUM http://artestetica.org/news/leggi/861/documenta-14-kassel-stadtmuseum/ Tue, 13 Jun 2017 10:38:00 +0200
Da quando sulla terra è  comparso l'homo sapiens sono iniziati i problemi. Quello di Neanderthal non aveva "pensiero laterale", non si occupava dell'inutile, non aveva fantasia e sprattutto non "creava mondi". Il sapiens ne cominciò  a creare fin troppi e ora è anche capace di distruggere completamente l'unico mondo reale che c'è!
Studi antropologici e anche archeologici sono infatti giunti alla conclusione che tutto questo, che sia buono o cattivo, è stato detrminato da una variante dell'evoluzione che introdusse nell'uomo la capacità e la necessità della poesia o di "fare arte" come diremmo noi.
Nel creare e distruggere mondi c'è tutta la forza dell'arte che dunque a volte è anche "cinica". Nel senso che  fa girare quasi a vuoto l'intelligenza solo per riflettere su cosa potrebbe avvenire data una certa premessa o su cosa è avvenuto o sarebbe potuto avvenire ad esempio con lo stratificarsi degli effetti del decorso del tempo nella storia. Una sorta di archeologia wuasi inventata.
A Documenta 14 molti sono gli artisti che si concentrano a riflettere sull'esistenza in maniera che può apparire oziosa o senza costrutto: noi sappiamo che l'arte e la poesia sono  proprio lì.
Come nel lavoro, (durato tanto, 25 anni), di HANS EIJKELBOOM, olandese del 1949, che ha raccolto con la macchina fotografica, gruppi omogenei di "superficialità"  di persone per lo più rappresentate attraverso veri e propri pretesti (donne e uomini in atteggiamenti e azioni quotidiane simili, differenti ma analoghi vestiti o accessori ecc.).
Il pensiero e la  giustificazione di fondo non sono  sociologici o scientifici. È  solo un modo di usare l'intelligenza "puramente", senza secondi fini: cinicamente, ma in senso buono. Se proprio vogliamo aggiugere senso possiamo riandare alle stratificazioni archeologiche dei millenni che ci hanno preceduto e pensare di agevolare il lavoro degli archeologi del futuro, anche di quelli che verranno dopo che noi ci saremo autodistrutti.
Questo, a ben vedere è  l'unico modo di fare arte, liberi da qualsiasi sovrastruttura: pensare e agire con ironica leggerezza, quasi come in un gioco che aiuta ad evitare inutili e comunque pesanti riflessioni, che sono proprie "di chi non è convinto" che   "tanto di noi si può fare senza" (Paolo Conte). ]]>
Documenta 14 http://artestetica.org/news/leggi/860/documenta-14-/ Tue, 13 Jun 2017 10:10:42 +0200
Alexis Akritakis, Geers, Janis Psicopedis, Andreas Angelidakis, Chrissa, Takis, Jannis Kounellis, Lukas Samaras, Yannis Boutelas, Pedro Cabrita Reis, George Madjimichalis, Bia Davou, George Lappas, Stefen Antonakos, Aspa Stasinopulou, Piotr Konvalski, Nikos Kessanlis, Carlos Garnaicoa, Haris Epaminonda, Stefanos Tsivopukos, Jan Fabre, Minos Tranos. ]]>
Kassel, la città di Documenta http://artestetica.org/news/leggi/859/kassel,-la-città-di-documenta/ Tue, 13 Jun 2017 09:42:34 +0200 L'inaugurazione di Documenta è, per questa simbiosi a tutto campo, festeggiata "dentro" il palazzo comunale (se ne utilizzano saloni, uffici, il cortile e ovviamente la mensa) e la situazione che si viene  creare assomiglia ad una festa tipica  tedesca con musica ma anche zuppa di patate, salsicce e tanta birra. Festa nella quale si finisce anche per parlare veramente del "perché dell'arte"! ]]> Documenta 14. La conferenza stampa http://artestetica.org/news/leggi/858/documenta-14.-la-conferenza-stampa/ Mon, 12 Jun 2017 09:14:00 +0200 LA "CONFERENZA STAMPA"

Il ricordo va subito ad Atene e nel confronto la differenza è notevole. Più calda e "artistica" la prima e molto più partecipata della seconda, che è apparsa per quello che ormai è diventata: un rituale stanco. I curatori a parlare da un (molto bello!) leggio dal quale però  sembravano degli "officianti" quasi religiosi. Inoltre troppe e forse inutili le solite motivazioni sociali, economiche, etniche ecc. da loro portate: sopravanzano le questioni artistiche e ne appaiono lontane. Troppa responsabilità  viene data all'arte quando ci si chiede "che cosa è" e non il perché della sua esistenza.
Forse Adam Szymczyk lo ha capito e, ultimo della fila, ha detto subito "sarò breve": e lo è stato. ]]>
INAUGURA DOCUMENTA 14 A KASSEL http://artestetica.org/news/leggi/857/inaugura-documenta-14-a-kassel/ Thu, 08 Jun 2017 09:36:27 +0200
I luoghi in cui Kassel ospita tradizionalmente la manifestazione sono  il Museo Friedericiano, la Neue Galerie, la Stadhalle, il Glasse Pavilon e il parco Auerdam. Altri luoghi sono la Hauptbanhoff, il cinema Gloria e il percorso pedonale storico che va dalla Friederich Platz alla Stazione (Hauptbanhof), percorso che fu "inbentato" per coprire  le macerie della città che vi erano state accumulate. Fu il primo atto di ricostruzione della Kassel completamente distrutta durante la seconda guerra mondiale. È  da questo preciso punto che parte   il messaggio di arte e di pace che Documenta ogni cinque anni continua a mandare all'intero mondo. ]]>
ANCHE A KASSEL: DOCUMENTA 14 È MARTA MINUJIN http://artestetica.org/news/leggi/856/anche-a-kassel-documenta-14/ Mon, 12 Jun 2017 09:13:19 +0200 La storia di questa artista, che date le premesse rientra a buon titolo nel vasto mondo del "concettuale", ha come punti di riferimento due mostri sacri della "profonda superficialità" nell'arte come Andy Warhol e Christo con i quali ha condiviso parte della sua formazione.
Una vita per l'arte, quella di Marta Minujin che, come per i due suoi compagni di strada appena citati, è fatta di concetti semplici costantemente aggiornati e rivisitati.
Due di questi, la supremazia e il valore dell'arte rispetto alle vicende economiche e politiche, e la libertà di espressione del pensiero attraverso tutti i mezzi della sua possibile diffusione, costituiscono il cardo e il decumano dell'arte oggi interpretata all'unisono da Marta Minujin e da Documenta 14 sia ad Atene che a Kassel.
Ad Atene Marta Minujin ha recuperato e aggiornato una performance nata sulla spinta e sulle emergenze drammatiche del default del debito pubblico dell'Argentina che molte assonanze ha con la situazione economica della Grecia di oggi. E allora ha collocato nell'atrio del Museo Nazionale di Arte Contemporanea un grande contenitore a forma rettangolare pieno di olive greche e, all'inaugurazione, ha organizzato una performance nella quale offriva, ad una controfigura della cancelliera tedesca Angela Merkel, olive in pagamento del debito pubblico greco.
Pure a Kassel l'intervento di Marta Minujin riprende un'idea già messa in atto contro la repressione della dittatura dei generali in Argentina e il tema è la libertà di espressione e più in generale la libertà culturale. Si tratta del "Partenone dei libri", un Partenone ricostruito su vasta scala sulla piazza davanti al Museo Fredericianum e ricoperto di più di centomila libri (nella precedente occasione erano stati 20.000). Particolare fondamentale: su quella stessa piazza, nel 1933, arse un rogo di libri "degenerati" secondo la criminale "politica" nazista che da li in poi permeo' di sé, sventuratamente, tutta la Germania (con solo rarissime eccezioni).
Se dunque Adam Szymczyk ha scelto Marta Minujin per dare il via alle due parti in cui è divisa (o meglio unita) Documenta 14, ciò significa che la sua arte ha in sé entrambe quelle valenze, estetica ed etica, che gli fanno ritenere l'arte onticamente "necessaria".
Estetica ed etica, gli unici motivi per cui ci si deve occupare di arte e soprattutto si deve continuare a "scandagliare", attraverso di essa, "il contemporaneo". ]]>
Yangqing YangDeqing http://artestetica.org/news/leggi/854/yangqing-yangdeqing/ Mon, 22 May 2017 09:43:02 +0200 Gli scrigni di cera
Atene 2017

Come in tutte le grandi manifestazioni d'arte, e Documenta 14 è certamente tra le più grandi (se non la più grande), vi sono tanti eventi cosidetti collaterali che costituiscono il segno della vitalità e dell'importanza della manifestazione.
Nella prima parte ateniese di Documenta, uno di questi, è una operazione concettuale realizzata dal performer YangqingDeqing.
I riferimenti e i richiami che si intrecciano  sono molteplici. In omaggio alla profonda e "ontica" cultura greca ha  utilizzato una icona universale come "La scuola di Atene" di Raffaello che fa anche da riferimento a quell'altro caposaldo della cultura universale che è il Rinascimento italiano. Senza dimenticare i richiami all'etica anch'essa "basica" attraverso i materiali usati; in particolare la cera con cui sono ricoperte (a mo' di sigillo) delle sfere che contengono il "messaggio" per chi, chinandosi verso terra, le prende entrando così a far parte integrante della performance. La cera come sigillo, come strato su cui anticamente si scriveva, come involucro per contenere il medicamento da ingoiare; la cera come metafora della "cura" che fa da ponte tra oriente e occidente.
Il posizionamento a terra di queste sfere, sullo schema del ventaglio, ha avuto come punto di arrivo la  scala di ingresso del Museo Nazionale di Arte Contemporanea, uno dei  luoghi  espositivi di Documenta 14; ma in precedenza l'artista aveva scelto  altri luoghi di Atene tra i quali due particolarmante significativi come l'Acropoli e l'Accademia. ]]>
BIENNALE DI VENEZIA "VIVA ARTE VIVA" http://artestetica.org/news/leggi/852/biennale-di-venezia-viva-arte/ Fri, 19 May 2017 15:53:21 +0200
Ne avevamo già parlato quando abbiamo dato la notizia della nomina della "curatrice" Christine Macel e, visti i risultati, non possiamo che confermare le nostre previsioni. La vecchia, vecchissima impostazione della Biennale di Venezia non è  atta ad essere piegata alle esigenze di una attuale mostra internazionale di arte contemporanea, se realizzata con la ormai usata formula che prevede una direzione unica, un titolo, un tema ecc.
La realtà non modificabile, nonostante gli sforzi di tutti i curatori che si sono succeduti nelle varie edizioni dagli anni 70 in poi, è  infatti quella di assistere a nessuna coordinazione tra i contenuti tematici con quelli dei vari padiglioni nazionali e a nessun riferimento al titolo o al tema.
Anche  in questa edizione è stato da alcuni rilevato come il titolo  "VIVA ARTE VIVA" costituisca un pretesto  per una "Biennale difficile, divisa tra una mostra centrale chiusa in se stessa e i padiglioni nazionali". Qualcun altro ha addirittura guardato con maggior interesse agli "eventi collaterali e spesso quelli non ufficiali" che contribuiscono "a fare grande e diversa la manifestazione" suggerendo neppure tanto in modo sottinteso quello che si dovrebbe magari fare per rendere viva, non l'arte che lo è sempre, quanto la Biennale più famosa del mondo.
E allora tutti gli addetti ai lavori hanno ripiegato sul vecchio mestiere di critico d'arte, chini, giustamente, sui singoli artisti pescati qua e là nei vari padiglioni. Il tutto per cercare di non parlare dell'inutile tentativo di stabilire una qualche corrispondenza con il tema.
Tanto vale allora ritornare al passato e alla realtà  di quello che è Venezia per riportare la Biennale ad una kermesse che dia la possibilità  alle singole nazioni di presentare i propri artisti e magari anche di riflettere su quello che, a latitudini diverse, si intende per arte, o anche, ad esempio, quale si ritiene sia la sua necessità e dunque il suo rapporto con l'etica. ]]>
Documenta 14. Artisti al "Conservatorio" http://artestetica.org/news/leggi/851/documenta-14.-artisti-al-conservatorio/ Mon, 12 Jun 2017 09:13:50 +0200 Documenta 14. Le maschere magiche e "originarie" di Beau Dick http://artestetica.org/news/leggi/850/documenta-14.-le-maschere-magiche/ Tue, 02 May 2017 11:04:53 +0200 Le sue sculture, spesso rappresentano Dzunuk'wa, la “donna selvaggia dei boschi”, e la sua controparte, Bakwas, “uomo selvatico dei boschi”. Bakwas è un ladro di anime. Attira le sue vittime con velenosi rospi, serpenti, lucertole e vermi. Coloro che consumano le sue offerte diventano Bakwas, per sempre intrappolati nella casa degli spiriti. Dzunuk'wa è una donna cannibale. ... .  Il suo volto gigante è nero come  carbonizzato da un incendio, e le sue labbra rosse sono sempre contratte come se sul punto di gridare, “HUU!HUU! ...

Nelle mani di  Dick, le maschere non sono semplicemente maschere, sono esseri animati che hanno un ruolo importante che si colloca oltre i confini dell'arte contemporanea. ... ."

(Candice Hopkins) ]]>
ZADIE SMITH, "Swing Time" o l'ontologia della danza http://artestetica.org/news/leggi/849/zadie-smith,-swing-time-o/ Tue, 02 May 2017 10:52:18 +0200 Il titolo dell'ultimo romanzo di Zadie Smith è tratto dal musical di Fred Astaire e riflette sulla danza, che è una delle prime forme di espressione artistica che difficilmente trova spazio in letteratura proprio perché si tratta di una "altra" forma di linguaggio, quello del corpo. "Se penso alla diaspora africana non posso non notare come gruppi di persone disparate, siano connesse tra loro attraverso il ballo" tanto da far pensare ad una origine strutturale come quella della capacità di esprimersi con la voce. "Mia madre, a 62 anni, ogni weekend va in una discoteca reggae fino alle quattro del mattino", e dire che da bambina "a mia madre veniva fatto leggere Jane Eyre!" ]]> Documenta 14. Al Museo Nazionale di Arte Contemporanea http://artestetica.org/news/leggi/848/documenta-14.-al-museo-nazionale/ Fri, 28 Apr 2017 11:10:31 +0200 Marco Nereo Rotelli al MACRO di Roma, dal 28 aprile 2017 http://artestetica.org/news/leggi/847/marco-nereo-rotelli-al-macro/ Thu, 27 Apr 2017 15:25:19 +0200 Documenta 14. Il parlamento dei corpi ovvero "la lunga estate dell'immigrazione". A Kassel dal 27 al 29 aprile 2017 http://artestetica.org/news/leggi/846/documenta-14.-il-parlamento-dei/ Wed, 26 Apr 2017 10:38:51 +0200
The planet is going through a process of "counter-reform" that seeks to reinstall white-masculine supremacy and to undo the democratic achievements that the workers’ movements, the anti-colonial, indigenous, ecologist, feminist, sexual liberation, and anti-psychiatric movements have struggled to grant during the last two centuries. In this context, The Parliament of Bodies becomes a site of activism, alliance, and cooperation.

After eight months of activity in Athens, The Parliament of Bodies is gathering for the first time in Kassel calling for an anti-fascist, trans-feminist, and anti-racist coalition. The Parliament of Bodies takes W. E. B. Du Bois’s question “How does it feel to be a problem?” as a possible interpellation directed today at the "99 percent” of the planet, taking into consideration the process that African philosopher Achille Mbembé has called “becoming black of the world.” Whereas the modern colonial and patriarchal regime invented the “worker,” the “domestic woman,” the “black,” the “indigenous,” and the “homosexual,” today new government technologies are inventing new forms of subjection: from the criminalized Muslim to the undocumented migrant, from the precarious worker to the homeless, from the disabled to the sick as consumers of the industries of normalization to the sexualized worker, and the undocumented transsexual.

This performative gathering establishes no hierarchies between radically different knowledge, languages, and practices, between activism and performance, between theory and poetry, between art and politics: collectively, we experiment with the construction of a public space of visibility and enunciation. This is a gathering of those who have become a “problem” for today’s hegemonic discourse: we don’t share identities, we are bound by different forms of oppression, of displacement and dispossession more than by our skin color, our sex, gender, or sexuality. The Parliament of Bodies is not made of identities but of critical processes of disidentification.

Read more: http://www.documenta14.de/en/public-programs/927/the-parliament-of-bodies


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