L'URLO E IL FRUSCIO
di Roberto Pacchioli
Maria Chiara Zarabini, a Cesena

Maria Chiara Zarabini continua, con modalità apparentemente diverse, la sua indagine sul "mondo" iniziata da riflessioni intimistiche  quando prese a pretesto...un albero di mandorlo...la cui scomposizione l'ha accompagnata sino al momento in cui ha cominciato ad avere come riferimento  il proprio corpo.
Il punto di svolta lo possiamo individuare nell'"operazione", pur essa multimediale, dal titolo "Il corredo di Dafne" nel quale ha svelato e rappresentato il suo essere albero, e plasticamente ha identificato e messo in rapporto le forze vitali di questo "mondo" che sono appunto quella vegetale e quella animale.
La vita, in quella fase del percorso artistico di Maria Chiara Zarabini, era proprio intesa in senso biologico, come la intendeva Gustave Courbet nel suo "Origine du monde".
Con quel quadro possiamo ben dire che iniziò l'uso concettuale dell'opera d'arte. Il titolo cominciava ad essere più importante del quadro. Senza quel titolo l'opera sarebbe stata una delle tante raffigurazioni della donna. Lo stesso avviene per "L'urlo e il fruscio" ma c'è stat una naturale evoluzione.
Infatti in questa ulteriore "operazione" multimediale Maria Chiara Zarabini si occupa ancora della donna, ma supera la fase courbettiana della "fisiologia" funzionale del soggetto rappresentato, (che pur aveva già in Courbet una  sua  precisa proiezione filosofico esistenziale), ed affronta, dopo circa due secoli, l'argomento dal punto di vista dell'identità e della propositività femminile. "L'urlo e il fruscio", come quel  titolo di Courbet, apre uno squarcio che sa di rivendicazione sociale e ad un tempo di affermazione della profonda "bellezza" dell'identità femminile in tutte le sue sfumature. Due elementi che oggi non sono più scindibili e non possono più vivere isolatamente; "debbono" naturalmente convivere ed anzi coincidere. "Debbono" senza forzature di alcun tipo; "debbono" come normale e positiva evoluzione del..."mondo".