Aestetics. Aristotele, Croce e la neuroscienza di Kandel
L'incipit della "Metafisica" di Aristotele è una piccola summa dell'essenza umana in riferimento alla connessione, diremmo oggi, con il mondo esterno: "Tutti gli esseri umani per natura desiderano sapere. Ne è segno il godimento <che si prova nell'esercizio>  dei sensi poiché questi sono goduti per se stessi, anche indipendentemente dall'utilità, e più di tutti gli altri quello che si esercita per mezzo degli occhi".
L'essere umano, chiarisce subito Aristotele, si distingue dall'animale, da questa sua "naturale" caratteristica che consiste nell'uso dei sensi per "sapere", in quanto ha la facoltà molto estesa della memoria che gli consente di far uso dell'esperienza delle conoscenze così accumulate.
L'altra caratteristica "umana" è il godimento che si trae dall'uso dei sensi.
Arnaldo Benini, nel recensire il saggio di Erik Kandel "Arte e neuroscienze" Le due culture a confronto" (Cortina, Milano) paragona le conclusioni del neuroscienziato a quelle di Benedetto Croce in "Aestetics", (voce dell'Enciclopedia Britannica poi tradotto in italiano con il titolo di "Aestetica in nuce") laddove il filosofo scrive che "la categoria dell'arte, come ogni altra categoria, presuppone, a volta a volta tutte le altre (...) è condizionata da tutte e pur condiziona tutte".
Dunque il percorso, anche per le neuroscienze, appare quello classico individuato da Kant nella "Critica della ragion pura": prima la fase dell'estetica poi quella della logica. Il modo di accedere al mondo esterno è quello dei sensi che vengono "elaborati" dalle facoltà categoriali per divenire conoscenza acquisita.
La prima fase della conoscenza però, come ci ha chiaramente detto Aristotele, è fine a se stessa e comunque crea e determina godimento nell'essere umano perché ha una funzione etica dandogli la possibilità di individuare le "differenze" per l'"ubi consistam" che, come capì Heiddeger dopo tre millenni, è il maggiore problema "esistenziale" dell'uomo "gettato" nel mondo con la morte come unica certezza.
Quella che è chiamata arte è pertanto il crogiulo di tutte queste essenze-funzioni-pulsioni dell'essere umano individuate come  estetica ed etica connesse ed inestricabili.
La neuroscienza, secondo Kendel ha provato con il metodo scientifico, che la fisiologia del cervello umano è strutturata in questo modo già individuato dalla filosofia. La sorpresa della congruenza dell'estetica e del riduzionismo delle neuroscienze è grande perchè  "...su gruppi distinti di circuiti neuronali specializzati localizzati secondo una disposizione gerarchica ordinata in regioni specifiche del cervello...le strutture cerebrali sono anatomicamente e funzionalmente legate l'una all'altra e quindi non possono essere separate fisicamente". Proprio come avevano visto sia Aristotele che Benedetto Croce.
Nell'arte Kandel individua nell'astrattismo che inizia nel '900 con Mondrian e Kandinsky e prosegue con Pollock, Rothko, Morris Louis e tutti gli espressionisti astratti (ma che aveva avuto come padri gli espressionisti dell'800 ed anche i primi esperimenti "visionari" come il Turner della "Tempesta di neve...") il riduzionismo che portava l'espressione alla radice della percezione visiva. Riduzionismo come ritorno "alle cose stesse" su cui si basa la filosofia fenomenologica di Husserl che passando da Heiddeger arriva a Merleau-Ponty. Prova che arte, scienza e filosofia sono diverse accezioni della qualità  umana come era stato già capito agli albori della storia del pensiero.