Clara Bonfiglio. Ritratti
DIMORA ARTICA
MILANO
inaugurazione  SABATO 28 OTTOBRE ore 18

a cura di Andrea Lacarpia

Il processo di astrazione che accompagna la ricerca di Clara Bonfiglio è strutturato in modo da mettere alla prova l’arbitrarietà del rapporto tra significato e significante che connota il linguaggio ordinario, riportandolo ad una dimensione puramente estetica. La saturazione di segni che complica una cultura secolarizzata come quella occidentale lascia poco spazio alla semplice percezione delle forme, delle linee e dei colori, in cui la mente riposa senza doverne trarre un messaggio ulteriore. Semplificando ed isolando dal contesto e dalla funzionalità gli elementi linguistici che ci circondano, Clara Bonfiglio ne alleggerisce la stratificazione semantica, trasferendoli in una dimensione gioiosa ed eterea, senza gravità. La costante presenza della forma circolare ed in genere delle linee curve attiva il gesto svolto dallo sguardo dell’osservatore che, come confermato dalle neuroscienze, nella sua dinamicità determina la ricostruzione della forma che si attua nella mente. Le opere di Clara Bonfiglio si pongono come bolle di sapone, forme temporanee in cui il modello sferico si ripete sempre diverso, in innumerevoli colori e dimensioni a seconda del caso che il gioco della vita predispone. La dialettica tra controllo e casualità è infatti un altro degli elementi distintivi della ricerca di Clara Bonfiglio che, attraverso le infinite variazioni del modulo proprie dell’ornato e delle arti grafiche mostra la condizione umana tesa tra identità di gruppo e personalità individuale. Le bolle di sapone, evocate dal titolo di opere precedenti in cui scritte circolari si mimetizzano all’interno di mirini intagliati nel legno o ricamati su stoffa, ora esplicitano la loro relazione con l’uomo trasformandosi nei ritratti riuniti nell’installazione pensata per lo spazio di Dimora Artica.
Nei ritratti di Clara Bonfiglio la tradizionale rappresentazione dei tratti caratteristici del volto, finalizzata a rendere la somiglianza, è sostituita da una breve sequenza numerica: la data di nascita della persona ritratta, ricamata su tessuto. Il ricamo, tecnica in cui la ripetizione meccanica del gesto annulla l’espressività individuale a favore del nitore grafico, è realizzato da Clara Bonfiglio utilizzando colore e carattere tipografico scelti dal soggetto. Il font, individuato tra quelli tipici del decennio di nascita, e il colore, scelto nel campionario di fili per ricamo, vanno quindi a caratterizzare ogni ritratto con la personale sensibilità del soggetto. Da mera registrazione meccanica di un numero che per convenzione riporta ad una certa misurazione temporale, l’anno di nascita si mostra nella sua connotazione estetica, in cui le linee si mostrano più o meno sinuose, spigolose o morbide a seconda del font tipografico scelto, e i colori variano in un’ampia gamma di sfumature, attivando una risposta emotiva nel fruitore come di fronte ad un volto. Il numero si trasforma in forma che apre al godimento estetico e alla dimensione affettiva, un’immagine in cui l’individualità ritratta si rispecchia. Il numero diviene figura con un proprio carattere, una propria natura individuale irripetibile. I ritratti che compongono l’installazione sono liberamente disposti nello spazio espositivo dagli stessi soggetti, nei punti che preferiscono, andando a formare un’imprevedibile costellazione, un sistema di relazioni che ricalca il funzionamento della vita sociale nella sua forma più spontanea, fatta di simpatie ed affinità tra caratteri diversi. Allontanandosi dai cliché dell’arte come espressione pulsionale o denuncia sociale, Clara Bonfiglio indaga la realtà e ne restituisce i tratti essenziali che la costituiscono a monte delle sovrastrutture linguistiche. Nell’installazione Ritratti, la relazione tra le diverse individualità costituisce una rete in cui le diversità creano armonia, una polifonia che introduce una visione positiva per la dimensione sociale contemporanea.