CIELI D' EUROPA
"L' opera d'arte più grande di tutti i tempi" secondo Karlheinz Stockhausen; "a suo modo un'opera d'arte, anche se malvagia" secondo Damien Hirst.
È Salvatore Settis che cita i due artisti quando si sono espressi sulla tragedia dell'11 settembre 2001, l'attentato alle Torri Gemelle di New York.
"Adepti - i terroristi - più o meno consapevoli della società  dello spettacolo profetizzata da Guy Debord questi nemici delle immagini le annientano si, ma su un palcoscenico, e allo scopo di produrre nuove immagini, quelle della loro distruzione."
Nel suo saggio intitolato "Cieli d' Europa" Settis affronta anche su questo versante il tema dell'icona e della iconoclastia (o comunque della distruzione) che ha permeato e permea  di sé la storia, quella religiosa e di conseguenza quella dell'arte, per giungere alla conclusione che il destino dell'arte è svincolato sia dalla volontà dell'artista sia dall'essere o considerarsi tale. L' arte, aggiungiamo noi, è connessa indissolubilmente con il mondo  e ne è  una componente ontica.
L' arte pertanto è soprattutto etica nella sua motivazione e necessità. Non hanno senso dunque le differenze e le catalogazioni: astratto, figurativo, geometrico, concettuale. Soprattutto quest'ultima  in quanto l'arte è  sempre "concettuale" nella spinta
di senso  fino al suo disvelamento.
Ecco perché gli artisti possono "nascere" concettuali o astratti e maturare figurativi o geometrici e viceversa, conservando la medesima forza espressiva e comunicativa.
Salvatore Settis pertanto ci esorta a guardarci dalla iconoclastia di tutti i tipi in quanto la distruzione dell'arte è un tutt'uno con la distruzione della civiltà. Come antidoto la parola chiave è "flourishing" che affonda le radici nella filosofia aristotelica che individuava la felicità nella concretezza della realizzazione del singolo all'interno della comunità.
La attuale situazione dell'occidente e dell'Europa è invece quella della chiusura a difesa di quanto si è raggiunto, condizione che impedisce ogni "fioritura".
Bisogna dunque metaforicamente ricominciare da "Atene" proprio come ha provato a fare Adam Szymczyk con la sua Documenta 14 "more geografico". Arte e forte impronta etica per una nuova "flourishing", per un nuovo"rinascimento" alla riscoperta dei valori e delle potenzialità culturali sommerse dalle distruzioni.
E Kassel è  proprio il luogo simbolico da cui far partire questo messaggio: ripartire dalla scalinata che va dalla Friedrerichsplatz alla Hauptbahnhof, costruita sulle macerie accumulate in quel luogo dopo la fine della seconda guerra mondiale. Poco dopo, con lo stesso spirito e dalle stesse "macerie" nacque Documenta.
Pensiamo si accompagnino bene a queste riflessioni le opere dell'artista senegalese EL HADJI SY, (degno prosecutore dell'opera del "presidente poeta" Leopold  Senghor), che è stato ospitato nella Documenta Halle.