DOCUMENTA 14 KASSEL STADTMUSEUM
HANS EIJKELBOOM..."TANTO DI NOI SI PUÒ FARE SENZA"

Da quando sulla terra è  comparso l'homo sapiens sono iniziati i problemi. Quello di Neanderthal non aveva "pensiero laterale", non si occupava dell'inutile, non aveva fantasia e sprattutto non "creava mondi". Il sapiens ne cominciò  a creare fin troppi e ora è anche capace di distruggere completamente l'unico mondo reale che c'è!
Studi antropologici e anche archeologici sono infatti giunti alla conclusione che tutto questo, che sia buono o cattivo, è stato detrminato da una variante dell'evoluzione che introdusse nell'uomo la capacità e la necessità della poesia o di "fare arte" come diremmo noi.
Nel creare e distruggere mondi c'è tutta la forza dell'arte che dunque a volte è anche "cinica". Nel senso che  fa girare quasi a vuoto l'intelligenza solo per riflettere su cosa potrebbe avvenire data una certa premessa o su cosa è avvenuto o sarebbe potuto avvenire ad esempio con lo stratificarsi degli effetti del decorso del tempo nella storia. Una sorta di archeologia wuasi inventata.
A Documenta 14 molti sono gli artisti che si concentrano a riflettere sull'esistenza in maniera che può apparire oziosa o senza costrutto: noi sappiamo che l'arte e la poesia sono  proprio lì.
Come nel lavoro, (durato tanto, 25 anni), di HANS EIJKELBOOM, olandese del 1949, che ha raccolto con la macchina fotografica, gruppi omogenei di "superficialità"  di persone per lo più rappresentate attraverso veri e propri pretesti (donne e uomini in atteggiamenti e azioni quotidiane simili, differenti ma analoghi vestiti o accessori ecc.).
Il pensiero e la  giustificazione di fondo non sono  sociologici o scientifici. È  solo un modo di usare l'intelligenza "puramente", senza secondi fini: cinicamente, ma in senso buono. Se proprio vogliamo aggiugere senso possiamo riandare alle stratificazioni archeologiche dei millenni che ci hanno preceduto e pensare di agevolare il lavoro degli archeologi del futuro, anche di quelli che verranno dopo che noi ci saremo autodistrutti.
Questo, a ben vedere è  l'unico modo di fare arte, liberi da qualsiasi sovrastruttura: pensare e agire con ironica leggerezza, quasi come in un gioco che aiuta ad evitare inutili e comunque pesanti riflessioni, che sono proprie "di chi non è convinto" che   "tanto di noi si può fare senza" (Paolo Conte).