BIENNALE DI VENEZIA "VIVA ARTE VIVA"
La vecchia formula ha perso senso

Ne avevamo già parlato quando abbiamo dato la notizia della nomina della "curatrice" Christine Macel e, visti i risultati, non possiamo che confermare le nostre previsioni. La vecchia, vecchissima impostazione della Biennale di Venezia non è  atta ad essere piegata alle esigenze di una attuale mostra internazionale di arte contemporanea, se realizzata con la ormai usata formula che prevede una direzione unica, un titolo, un tema ecc.
La realtà non modificabile, nonostante gli sforzi di tutti i curatori che si sono succeduti nelle varie edizioni dagli anni 70 in poi, è  infatti quella di assistere a nessuna coordinazione tra i contenuti tematici con quelli dei vari padiglioni nazionali e a nessun riferimento al titolo o al tema.
Anche  in questa edizione è stato da alcuni rilevato come il titolo  "VIVA ARTE VIVA" costituisca un pretesto  per una "Biennale difficile, divisa tra una mostra centrale chiusa in se stessa e i padiglioni nazionali". Qualcun altro ha addirittura guardato con maggior interesse agli "eventi collaterali e spesso quelli non ufficiali" che contribuiscono "a fare grande e diversa la manifestazione" suggerendo neppure tanto in modo sottinteso quello che si dovrebbe magari fare per rendere viva, non l'arte che lo è sempre, quanto la Biennale più famosa del mondo.
E allora tutti gli addetti ai lavori hanno ripiegato sul vecchio mestiere di critico d'arte, chini, giustamente, sui singoli artisti pescati qua e là nei vari padiglioni. Il tutto per cercare di non parlare dell'inutile tentativo di stabilire una qualche corrispondenza con il tema.
Tanto vale allora ritornare al passato e alla realtà  di quello che è Venezia per riportare la Biennale ad una kermesse che dia la possibilità  alle singole nazioni di presentare i propri artisti e magari anche di riflettere su quello che, a latitudini diverse, si intende per arte, o anche, ad esempio, quale si ritiene sia la sua necessità e dunque il suo rapporto con l'etica.