ETICA ED ESTETICA A DOCUMENTA 14
di Roberto Pacchioli
"... this world will be civilized, free, prosperous, law-abiding, moderate, and cautious"
(Adam Szymczyk)

Learning from Atene è uno dei "sottotitoli" di questa 14a edizione di Documenta "firmata" da Adam Szymczyk. Un altro è il suo invito a leggere il tutto dal versante ampio della "geografia", dell'economia e delle dinamiche sociali.

> Sull'aereo Aegean che ci ha portato il 5 aprile ad Atene da Milano, eravamo in tanti che stavamo andando alla conferenza stampa inaugurale di Documenta 14 del giorno dopo e ai due giorni di preview: ad un tratto scopriamo di ritrovarci tutti come nella stessa casa. Ci accoglie infatti, quasi come una "tessera amicale" quella civetta disegnata che ci è nota e familiare da quando abbiamo iniziato a cercare e ricevere notizie sulla preparazione di Documenta 14 e che ne è stata scelta come il simbolo (insieme a quello di Atene e di Atena fin dai tempi di Omero). Era infatti stampata sui bicchieri di carta usati per le bevande.
Scopriamo infatti che la compagnia aerea nazionale greca è "Official Airline Partner" di Documenta 14. All'aeroporto, il giorno del ritorno, abbiamo visto i due aerei della Luftwaffe del presidente della repubblica tedesco che aveva partecipato alle cerimonie di inaugurazione, facendo dunque un passo ufficiale dello stato tedesco di riavvicinamento tra i due paesi dopo le note vicissitudini politico-economiche all'interno della Unione Europea.

> Sempre nel viaggio di ritorno, sfogliando la rivista della Aegean abbiamo trovato una lunga intervista del curatore di Documenta 14 Adam Szymczyk che descrive la manifestazione e che alla fine risponde alla domanda ("classica") su cosa è l'arte: non si sottrae, anzi di risposte Szymczyk ne dà addirittura tre: "Art is what moves and change us. It is what turns us into different human beings. Art is what makes things public."

> Ci è venuto in mente allora, per associazione mentale confusa ma al tempo stesso "chiara e distinta", il nostro Domenico Chianese secondo il quale l'homo sapiens si è evoluto soppiantando quello di Neanderthal perché questi, pur bravo nella costruzione di strumenti, pur avendo un volume della massa cerebrale superiore, non ha mai pensato in termini artistici e poetici ovvero a fare o pensare qualcosa di meramente astratto, simbolico e magari fine a se stesso o non direttamente "utile". Mai si sono infatti trovati segni o tracce di questo diverso modo di essere tipico invece del sapiens.

> Dunque l'intero mondo che in tutte le sue manifestazioni sia quelle giudicate positive che quelle negative, esiste a motivo dell'arte e, che è lo stesso, della poesia.

> L' arte interpretata "more geografico" come indica Szymczyk è un pò questo: l' estetica che rifugge dalla immobilità nella quale qualcuno la vuole confinare e assume dinamicità e scarto verso la realtà dell' etica, verso la realtà ontica dell'abitare la terra, alla origine semantica di uso dei cinque sensi per riuscire a superare con successo la situazione drammatica dell' esserci gettato. "La sensibilità...la sua capacità di scorgere significati nelle cose e di formare simboli che gli ha permesso di sopravvivere nel corso dell'evoluzione" accezione "reale" dell'"habiter en poete."
Imparare da Atene significa rimescolare nord e sud, riflettere sull'arte (e mostrarla anche attraverso i due "libri" come Reader e Daybook), ma preparare la intera manifestazione sulla rivista South, "come uno stato della mente" sapendo con Linda Hogan che "Here is a lesson: what happens to the people and what happens to the land is the same thing".
Partire da Atene ha il significato di ritornare non già alla filosofia che vira verso la scienza, ma alla conoscenza attraverso lo scrutare nel buio della civetta che rimanda alla poesia di Omero e dei tragici; la poesia che parla delle cose e degli uomini mortali che vivono sulla terra insieme, ma ben ben distinti, dagli dei immortali. Partire da quella cultura della Grecia che Nietzsche aveva ben identificato come "profonda per superficialità".
La Documenta 14 di Szymczyk dunque intende fare il punto sull'arte (e sulla poesia) che abbraccia l' uomo nella sua limitatezza il quale, come chiave di svolta e di "scarto", ha avuto ad un dato momento della sua evoluzione un magnifico "chip" ancestrale sviluppatosi nel suo cervello che gli ha consentito di proseguire nella sua strada e non fermarsi come è accaduto all' uomo di Neanderthal.

> Tutta la Grecia cerca, anche con una manifestazione d' arte, di risorgere socialmente da una crisi che non è solo economica ma soprattutto di spaesamento in un sistema culturale e politico che pretende di imporre scelte identitarie rigide ed universalistiche e che ha dimenticato la lezione della Grecia antica per la quale il fondamento è invece l'"universale" , il solo che "permette l' astrazione" e cioè l'arte e la poesia che ci conservano uomini sapiens quali siamo divenuti, uomini dotati della (indispensabile alla vita) capacità estetica.

Documenta del resto si è sempre occupata di arte che interroga, che pone problemi, che non dà risposte o soluzioni; così come deve essere.
Infatti "Il greco aisthanomai (da cui deriva "estetica") significa "sento", e quel "sento" originario dà l'impressione di avere poco a che fare con il bello, con qualcosa di risolto; sembra piuttosto indicare un'origine drammatica dell'opera d'arte: la comunicazione allo stato nascente del sentire. Siamo in un punto in cui non si distinguono ancora etica ed estetica." (Giorgio Manacorda, La poesia, Castelvecchi 2016, pag. 37)