I Rizomi di Suzzara - NoPlace 3 alla 49ª edizione del Premio
di Ernesto Jannini
Se volessimo ipotizzare un modello del “mondo dell'arte”attuale potremmo rappresentarlo in due modi: uno verticale ed uno orizzontale.
Quello verticale è sorretto dalla spinta ascensionale del mercato, basata su uno schema piramidale, dove primeggiano artisti con opere che vengono presentate come merce preziosa tra le merci. Lo zoccolo duro di tale modello affonda nella concezione teoretica e tautologica delle istituzioni, a partire dal museo e dalle fondazioni che, come è noto, conferiscono statuto di artisticità ai manufatti.
A differenza del modello verticistico, diciamo, romantico, a forte spinta spirituale, dove l’artista raggiunge la punta della piramide perché in contatto con gli dei o gli spiriti della natura, il modello verticale attuale pone al vertice le quotazioni: ovvero, l’equivalente di operazioni borsistiche determinate in buona parte dagli interessi delle lobby dell'arte,  da magnati o collezionisti facoltosi e,talvolta, dall'acquiescenza dell'artista stesso ammaliato dai facili guadagni. Tutte componenti,queste ultime, che determinano il bello e cattivo tempo all’interno delle istituzioni con la complicità delle dinamiche dei kunstpass e degli indicatori e parametri dell’art ranking e la loro parvenza di obiettività scientifica.
Insomma, l’arte, nel modello verticale attuale, per usare il linguaggio dell’economia, si presenta come un “derivato” e il mercato, che si muove ai massimi vertici, si pone come una sorta di OTC (over the counter).
Merce “pregiata” tra le merci l’arte, priva di aura, sposta quest’ultima sulla persona, creando attorno ad essa l’aureola del brand. Tutto ciò in perfetta sintonia con lo spirito della globalizzazione. Ma questa è storia nota. Come è storia nota il potere del danaro  messo al servizio di interessi personali.

Dall’altro lato ci sono innumerevoli testimonianze artistiche per poter parlare di un modello orizzontale, non verticistico appunto, piuttosto rizomatico, per dirla alla Deleuze. Gli anni sessanta e settanta del secolo scorso hanno sviluppato molta arte su questo modello che sta ritornando in auge. Mentre il modello verticale spesso paventa una falsa socialità, confondendo quest’ultima con i bagliori della spettacolarità e degli intrattenimenti (con buona pace di Debord), il modello orizzontale pone al centro la dimensione sociale intesa come sviluppo della coscienza critica ed estetica della collettività. Obiettivi, questi, che si raggiungono attraverso la reciprocità, gli scambi culturali, la costruzione di una identità radicata, o mediante la pratica del dono, senza escludere l’auraticità delle azioni creative, ritenendo i gradienti poetici fattori  fondamentali per una crescita identitaria. Dunque, di per se, un fatto politico forte, un dono di tutti per tutti, per la comunità in cammino, beninteso come cammino sociale, vissuto insieme, appunto. Una concezione culturale dell'arte il cui centro è costituito dal clima di partecipazione sociale, che può indicare paradigmaticamente la possibilità di uno spazio umano differente.

Per tornare alla metafora deleuziana del rizoma va ricordato che quest'ultimo, in natura ad esempio, si sviluppa sotto la superficie del terreno, crea radici, getti, poiché è dotato di gemme dalle quali nascono altri individui. Il modello rizomatico in arte, appunto, si articola seguendo altri principi, si oppone al verticismo spingendo la ricerca sulle connessioni profonde e in più direzioni. Fondamentalmente è un differente modo di orientare il pensiero creativo e riflessivo che in Deleuze e Guattari, trova degli autorevoli antecedenti; il che non è poco visto che autorevoli pensatori ci avvertono del notevole deficit di pensiero della nostra società. Come dire che alla base di un rinnovamento sociale c’è sempre un atto creativo di pensiero e di azione che si iscrive nel contesto più ampio della polis.

Ebbene, sabato 17 settembre a Suzzara, in provincia di Mantova, la manifestazione del 49º Premio che si svolge presso la Galleria del Premio Suzzara è stata vissuta proprio all’insegna del rizoma, o meglio dei rizomi. Rizomi, infatti, era il tema di fondo della manifestazione NoPlace 3. Un primo gruppo di artisti ha esteso l’invito ad altri fino a che si è creato un tessuto umano composto da più di seicento artisti. La città ha vissuto una sola giornata di partecipazione sociale su tutti i piani. Si è trattato, per citare le parole del comunicato esteso agli artisti, di  “un evento sociale, più che espositivo, che capovolge le consuete modalità organizzative”. Gli alberghi, la cucina, le tradizioni, il territorio,  si sono riattivati grazie alle fibrillazioni dei singoli artisti che, scevri dalle ansie  verticistiche, si sono ritrovati e riconosciuti come portatori di un dialogo carico di futuri sviluppi.

All'origine del progetto rizoma c'è l'idea sviluppata da Umberto Cavenago, sviluppata con Ermanno Cristini e l'attiva partecipazione di Ilaria Caldirola e Roberto Pacchioli nonché numerosi altri artisti-curatori che hanno condiviso e collaborato al progetto.

NoPlace ha iniziato il suo corso nel 2015 nello spazio industriale della ex Pirelli di Monza, una  seconda tappa si è svolta nel castello di Fombio in provincia di Lodi sempre con una partecipazione numerosa di artisti e sempre nell'arco di una intera giornata.

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