CHRISTINE MACEL, curatrice della Biennale Arte di Venezia 2017
di Roberto Pacchioli
Lo stanco rito della Biennale Arte di Venezia si avvia a ripetersi uguale a se stesso nella prossima edizione del 2017?
In molti attribuiscono l'assenza di novità di ormai troppe edizioni passate, alla rigidità della formula che lascia ai curatori solo una piccola parte di possibilità di intervento, data la "giusta" indipendenza dei padiglioni nazionali.
È per questo che si è  succeduta la proposizione puntuale, da parte dei vari curatori, di "temi" che altrettanto puntualmente si sono rivelati posticci e comunque senza plausibile  svolgimento alcuno.
Non è stato alieno da questa prassi ormai quasi istituzionale per Venezia, uno dei più importanti e noti curatori degli ultimi anni, quel Jean Clair che è stato proprio il maestro della curatrice della prossima edizione, Christine Macel.
La Macel si presenta come molto interessata ai "giovani artisti, i ventenni, che stanno inventando un'altra sensibilità e nuovi modi di stare al mondo", e soprattutto 8 è la cosa che più ci piace) alla "nozione estrema di contemporaneità".
Come non darle dunque fiducia nella speranza di poter finalmente vedere a Venezia, almeno nella piccola parte che è sotto la sua diretta responsabilità, il veramente nuovo, che può essere costituito solamente dall'arte creata "oggi"; confidiamo anche che insieme alla Macel possiamo dare veste alla "nozione estrema di contemporaneità".
Siamo comunque convinti che ci sarà uno scarto rispetto alle passate edizioni dato dalla sensibilità di genere e dunque, con il mai abbastanza compianto maestro di arte e di vita Mario Monicelli, non esitiamo ad auspicare, quanto alla prossima edizione 2017 della Biennale Arte di Venezia: "Speriamo che sia femmina!".