Moda e Arte: un binomio in continua evoluzione
di Alice Sarchielli
L’unione fra arte e moda è molto più solida di quanto non si pensi. Non è un rapporto di mero interesse economico, ma sottende una comunanza più profonda. Entrambe sono manifestazione, espressione ed interpretazione della vita, che si fondano sul sentire personale e sulla creatività. Per questa vicinanza molto stretta tra il mondo della moda e dell’arte, il rapporto non può che essere in continua evoluzione. Da sempre moda ed arte si osservano e si influenzano a vicenda. Non si deve pensare che soltanto la moda guardi all’arte come propria musa; il rapporto è bidirezionale e sempre più complesso e non ancora concluso.
L’arte è fonte di ispirazione per la moda, ma vale anche il contrario, per cui l’arte tessile è stata ed è fonte d’ispirazione per opere d’arte contemporanee.
La mostra promossa dalla Fondazione Stelline Essere è Tessere permettere di compiere un viaggio suggestivo nel mondo dell’arte tessile, in grado di svelare come la trama, l’intreccio, l’ordito o la materia, quale lana o cotone, siano protagonisti di un linguaggio espressivo presente in tutti i periodi ed epoche.  Sono esposte, infatti, opere di arte antica, esotica, tribale e contemporanea della Collezione Canclini, affiancate a grandi nomi di rilievo internazionale come Alighiero Boetti, César, Christo, Pietro Dorazio, Maria Lai, Jannis Kounellis.
Il titolo di questa esposizione, citazione di un progetto ambientale di Maria Lai, presenta il tessuto alla stregua di un’opera d’arte, quale creazione, espressione e manifestazione in cui l’essere umano esprime non solo la sua potenzialità creativa, ma, soprattutto, la sua identità.
Il tessuto come Essere, appunto.

Esiste un amore condiviso da artisti e tessitori per giochi di forme geometriche, ritmi, colori, motivi, scacchiere, fasce, decorazioni e ricami. Questa sintonia deriva da una istintiva ricerca per la composizione, l’armonia e l’ordine, che tornano come frutto di un pensiero inconscio nelle tessiture primitive così come nelle opere del Novecento.
Quando, invece, è la moda a posare lo sguardo sull’arte, ecco che diverse suggestioni vengono reinterpretare poi negli abiti.
La storia del costume è segnata da innamoramenti per innumerevoli orizzonti artistici. Si passa, per esempio, dalle fascinazioni per le “chinoiserie” al culto del “japonism in fashion”.
La mostra Bellissima in Villa Reale a Monza rivela quanto la moda abbia preso dall’arte. In ogni sala gli abiti sono accostati ad opere d’arte di Accardi, Burri, Campili, Capogrossi, Fontana, Scheggi e Alviani, per svelare un rapporto generativo.
La mostra rievoca il periodo dal dopoguerra al 1968 con abiti d’alta moda; evento particolarmente importante per la produzione artistica in Italia in un periodo di rinascita.
Moda sorella d’arte. Molti artisti avevano già individuato la portata di questa unione, tra cui Filippo Tommaso Marinetti, padre del Futurismo, il quale evita di denunciare «le insostenibili leggerezze della moda», arrivando a indicare la moda stessa, con il suo continuo mutare, come codice di comportamento ideale per gli artisti che si propongono di guardare avanti.

Un binomio quello tra arte e moda ancora aperto che continua a sorprendere, la cui contaminazione diventa sempre più complessa. Si pensi alla prima citata collezione Canclini che conserva molte opere realizzate su diretta commissione, nate dall’utilizzo di materiali forniti dall’azienda Canclini stessa o ispirati al mondo della tessitura. Opere in cui i due mondi si contaminano usando i mezzi dell’altro o avendo l’altro come soggetto: l’arte che fa propri i mezzi del tessitore e tessere che diventa soggetto artistico, proprio come nell’opera di Jannis Kounellis scelta come immagine guida della mostra.