Toulouse-Lautrec, ovvero l’illusione di capire
La mostra a Palazzo Blu, a Pisa, "Toulose-Lautrec. Luci e ombre di Montmartre", ha il grande pregio di presentare concretamente l'artista nella vita reale, immerso nel  mondo in cui viveva, e cioè la Parigi di fine '800 quando tutto cambiava. La città, in quel periodo come non mai, si trovò nella condizione che ci piace descrivere con i versi di un poeta-cantante  contemporaneo, Paolo Conte, molto legato alla cultura francese: "Parigi accoglie i suoi artisti, pittori mimi musicisti, offrendo a tutti quel che beve e quel fiume suo pieno di neve... e l'illusione di capire, con l'arte, il vivere e il morire".
Henri, di antica nobiltà,  proveniente dalla campagna, si immerse molto attivamente, quasi allo stremo, nella vita parigina dell'epoca fino a divenirne protagonista assoluto per la sua capacità, quasi una voluttà, di vivere insieme agli altri, alle persone normali, di preferenza gli ultimi, quelli ai margini della società. Questo suo vivere una vita reale, e non nel mondo dell'arte, è alla base del suo successo e ce lo fa percepire sempre più attuale e contemporaneo. Egli tra l'altro, di fatto, inventò  il manifesto pubblicitario quando, soprattutto per onorare e al tempo stesso aiutare i suoi amici artisti dello spettacolo che amava, li inserì nelle "locandine". Abbiamo oggi tutta una serie di questi manifesti che ritraggono ad esempio la ballerina Jane Avril (di cui in questi giorni è stata ripubblicata l'autobiografia), Aristide Bruant, impresario e chansonnier; altri  che presentano gli spettacoli del Moulin Rouge e del Mirliton.
Si tratta di "esperimenti" di puro realismo, di necessità di esprimere l'aura non di un'opera, ma quella che emana il mondo intorno a noi sol che lo si sappia leggere e vedere, non solo superficialmente guardare. Un'operazione che Baudelaire definiva in generale "epica" perché per lui "il pittore, il vero pittore sarà colui che saprà strappare alla vita odierna il suo lato epico, e farci vedere, mediante il colore e il disegno, quanto siamo grandi e poetici con le nostre cravatte e le nostre scarpe di vernice!".
Niente sovrastrutture di tipo arcano, scientifico o metafisico nell'arte di Henri Toulouse-Lautrec, ma pura vita reale, quotidiana, con la consapevolezza e la certezza che il capire la vita e la morte fa parte del mondo delle illusioni.
Da questa urgenza di rapportarsi con il reale deriva anche la sua  tecnica  fatta di tratto pittorico brusco ed essenziale che  a volte pare mutuato dalle caricature; e la scelta del mezzo, la litografia. La stessa urgenza di immettersi in quel mondo vivo e brulicante la troviamo però anche nelle opere pittoriche, anch'esse per lo più abbozzate e in alcune (addirittura, per l'epoca) con la tela non dipinta  che lascia vedere chiaramente le cuciture tra le diverse pezze che la compongono. Dell'attualità del manifesto pubblicitario s'è già detto. Di quella della tela grezza, cucita  alla grossa, volutamente non dipinta, della contemporaneità del quadro in parte dipinto in parte no, pare superfluo dire che ha anticipato (o ispirato) tanti artisti  dei nostri giorni e di quelli da poco passati.

Palazzo Blu, Pisa
fino al 14 febbraio 2016
www.palazzoblu.org