La superficie
di Roberto Pacchioli
L'ultimo saggio di Giuliana Bruno ("Surface: matter of aesthetics, materiality, and media", edito dall'Università di Chicago) ripropone e aggiorna uno dei temi fondamentali della filosofia estetica che è quello del rapporto dell'uomo con la realtà a prescindere dalla profondità e dalla complessità infinita di "ciò che le sta sotto". La superficie oltre ad apparirci con il senso della vista, la conosciamo "apprendendola" con il senso del tatto, la qualifichiamo con quello dell'olfatto, ci rapportiamo in essa con quello dell'udito e così via. È la libera presa d'atto della epifania dei fenomeni che nulla toglie alle discese nei meandri della "verità" profonda del noumeno che però la mettono in relazione alla soggettività delle interpretazione e, quanto alla scienza, alla inevitabilità della "falsificazione" che sola la rende, "provvisoriamente vera".
La superficie ci indica invece un modo laico di vivere dandoci la consapevolezza di ciò che effettivamente abbiamo nel e per il nostro vivere; ci invita anche alla scelta di una via etica intesa come rapporto tra gli esseri tra loro, animati e inanimati che siano.
Questo modo di intendere il mondo, e noi in esso, viene fatto risalire alla classicità greca, alle superfici "da toccare" dei templi e delle statue che rappresentavano la realtà e basta, senza riferimenti o significati particolari se non una sorta di iperrealtà che era quella di oggettivizzare e fare simili a noi gli dei che infatti, all'epoca, ci somigliavano in tutto e per tutto e soprattutto per i vizi che poi furono chiamati "capitali".
Oggi, e in questo sta l'"aggiornamento" fatto da Giuliana Bruno, questa presa d'atto liberatoria della "realtà" della superficie, ci è data dalla tecnologia. I video sostituiscono in molte funzioni le "cose stesse" e le rendono virtuali (basta vedere il cambiamento in corsa dell'EXPO 2015: doveva essere un grande orto "vero" e si è trasformato in un orto virtuale); in più l'immagine video diventa sempre di più interreattiva con la tecnologia del "touch-screen" che utilizza il senso del tatto e lo trasforma in "con-tatto".
È la presa d'atto che in questa fase storica e tecnologica la superficie è tornata ad essere la protagonista. Lo si vede anche nell'architettura (le facciate sono ormai tutte funzionalmente interreattive con l'esterno) e nelle arti plastiche e "figurative" nelle quali si ricerca spesso la continuità o la sostituzione della superficie nella quale viviamo e alla quale, da quando siamo apparsi sulla terra, cerchiamo di adattarci.