L'"Aperto", Enrique Vila-Matas, Kassel e Documenta
di Roberto Pacchioli
Si deve ad Hoerderlin, Rilke e Heidegger l'invenzione prima e la riflessione poi sul concetto di "Aperto" come il rischio che poeti prendono di portarsi in territori senza protezione rispetto alla loro condizione umana e così facendo li dischiudono per tutti noi.
E' con  queste problematiche filosofiche  che lo scrittore Enrique Vila-Matas si è trovato a convivere accettando l'invito a Kassel di partecipare da "protagonista" ad una delle tante manifestazioni del programma di dOCUMENTA (13). Il titolo del suo romanzo-resoconto, "Kassel non invita alla logica" è la sintesi esplicita di quanto egli abbia avuto esperienza diretta dell'"Aperto" nel quale la ragione non ha alcuna  possibilità di difesa. Questa infatti è la caratteristica di Documenta,  di inserirsi  in quel filone del pensiero irrazionale europeo che, nel suo risvolto negativo, tanti danni ha creato in Europa e nel mondo. E c'è una traccia di questa che appare una contraddizione rispetto all'ovvio  presupposto che l'arte non possa che essere legata al bene, al buono e al bello. La "boccetta di profumo di Eva Braun", la compagna di Hitler, che la curatrice Carolyn Christov Bakargiev ha voluto inserire tra gli oggetti e le opere presenti nel "Brain", al Fridericianum, è un po' la sintesi del  percorso dell'autore e di tutti noi nel mondo dell'arte che poi è il mondo "tout court".  "...feriva la mia vista che criminali di guerra e arte contemporanea potessero avere una relazione tra loro anche solo attraverso l'arte". Ma la soluzione l'autore la trova tutta nel sottotitolo di dOCUMENTA(13), "Collapse and Recovery", caduta e rinascita, che sono indissolubili come dimostra la storia di Kassel, totalmente distrutta durante la seconda guerra mondiale e ora al centro del mondo con sua rinascita insieme all'arte contemporanea. A  Kassel infatti non si fa alcuna celebrazione dell'arte ma si pongono domande e non si cercano soluzioni. Le "espressioni d'arte" che convincono Vila-Matas che il suo viaggio nel centro della Germania e dell'Europa  non è stato una inutile e dannosa accumulazione di ansia ma anzi una "apertura" verso la conoscenza, sono state ad esempio quelle di Tino Sehgal (una sala buia entro cui perdere ogni riferimento), di Ryan Gander (una brezza costante di vento nell'ingresso del Fridericianum), di Song Dong (una collinetta fatta di rifiuti importati dalla casa di sua madre in Cina sulla quale erano cresciuti  i semi che vi aveva sparsi alla rinfusa) ma soprattutto di Pierre Huyghe (ancora rifiuti  tra i quali vive un cane con una zampa pitturata di rosa e sui quali è posta una statua di donna sdraiata che come testa ha un alveare). Quest'ultima opera è per Vila-Matas la via per la "comprensione" di ciò che il "fenomeno"  Kassel fosse per il mondo dell'arte e della conoscenza.
Se  Italo Calvino - riflette l'autore - vedeva in Torino una "città geometrica e perfetta, un invito al rigore, alla linearità, allo stile che  Invita alla logica e attraverso la logica apre alla follia, "a Kassel, pensai, succedeva una cosa diversa: la città invitava all'illogicità che apriva la strada a una logica non conosciuta".  Del resto era questo l'intento programmatico della curatrice che nella "Lettera ad un amico" suggeriva che la sua Documenta dovesse essere e apparire "qualcosa di più di una grande esposizione; era, in realtà, una disposizione d'animo". La stessa curatrice che gli aveva detto: "Questa edizione è priva di una concezione. Di fronte al fatto che esiste un'infinità di verità valide, ci scontriamo perennemente con interrogativi insolubili. Di qui la possibilità di non scegliere o di scegliere qualcosa che sappiamo anche essere parziale o inevitabilmente falso. Ciò che vedrà a Kassel sarà arte o forse no".
Alla fine dunque l'autore finisce per ammettere che  la permanenza a Kassel lo ha contagiato, che lo ha  costretto a riconoscere che l'arte è ciò che ci succede, che l'arte accade come la vita e che la vita accade come l'arte. "Era come se tutti pensassero, pensassimo: noi siamo stati il momento, e questo è il luogo, e ormai sappiamo qual'è il nostro problema. E sembrò, inoltre, che uno spirito, una brezza, un potente corso verso il futuro saldando per sempre l'unione tra i diversi membri di quello spontaneo gruppo dall'aria improvvisamente sovversiva".