Renata Boero, "Inclusioni"
dal 29 marzo al 19 aprile a Casale Monferrato presso la Comunità Ebraica

“Non so cosa possa sembrare al mondo, ma a me stesso sembra di essere stato solo come un ragazzo, che gioca sulla riva del mare e che si diverte a trovare di quando in quando, un ciottolo più liscio o una conchiglia più bella del solito, mentre il grande oceano della verità si stende tutto sconosciuto davanti a me.”
(Isacco Newton)

La natura, la piega, la materia, l’energia, il movimento. Le parole chiave che  caratterizzano il lavoro di Renata Boero sono quelle proprie dei momenti di svolta, quando il mondo fatto di certezze “matematiche” che lo includono entro confini certi,  entra in crisi. La crisi del nostro tempo Renata Boero l’ha descritta nei vari periodi del suo lavoro con i “Cromogrammi”, i “Blu di legno”, le “Architetture”, gli “Specchi, gli “Enigmi”. La sua “storia” è quella di tutti noi nella quale si incrociano e si fondono la geometria illusoria della natura e l’inconoscibilità del suo mistero attraverso il  passaggio da uno stato all’altro, come dal vuoto al pieno, dalla luce al buio, dal finito all’infinito.
Isacco Newton, nonostante l’intuizione “matematica” della “gravitazione universale” per la quale tutti lo ricordano, era e si considerava solo un alchimista praticante e misterico al limite dell’esoterismo. Da questa infinita ricerca sul limite ultimo della materia nacque quella affascinante querelle con l’altro grande scienziato-filosofo della crisi che fu Leibniz, su chi avesse scoperto prima il calcolo che, non per nulla, è chiamato “infinitesimale”.
E’ nei momenti di svolta che  prevalgono le componenti essenziali e primordiali  della vita quali la materia l’energia e il movimento. La stasi è propria dei periodi in cui il precedente vuoto si è riempito e quando tutto è divenuto “calma e voluttà”. E’ il riempimento del vuoto a sua volta comporta tremende torsioni.
Nella storia dell’arte un cambiamento radicale avvenne dal  Rinascimento al Barocco. Dalla calma del classicismo ritrovato al movimento quasi sfrenato e alla  torsione- tensione verso il limite che nel Barocco è proprio rappresentato dalla curvatura e soprattutto dalla “piega”.
La ricerca di Renata Boero ha dunque la stessa intima motivazione di quella di Newton e di Leibniz ed il suo lavoro ci aiuta a conoscere il momento storico che stiamo vivendo.
Come una scienziata-alchimista Renata Boero estrae i colori  dalla terra, dalle radici, dalle erbe. Compone quindi, sulla tela, “libera” da altri impacci, il suo barocco alfabeto misterico fatto di alchemici impiastri, distillazioni e bolliture da lei preparati nel suo studio-laboratorio; ogni suo lavoro è un “frammento di un lavoro infinito” perché il limite è fatto per rimanere irraggiungibile. Ma l’opera non è completata fino a quando, in questa tensione verso il limite non le imprime movimento proprio attraverso la “piega”, le infinite pieghe con le quali conferisce loro il soffio vitale.