La 56ª Biennale di Venezia secondo Enwezor (e Marx)
"Una Biennale ambiziosa, confusionaria, politica, sensuale, visiva, letteraria che deve provocare esperienze, provare a mettere in relazione i media dell'arte in modo diverso. Creare nuove intersezioni". Così il curatore della prossima Biennale di Venezia. Farà il punto non tanto sull'arte ma sui contenuti che l'arte non può e non deve ignorare come il nuovo disordine politico mondiale, le pandemie che imperversano, le guerre che si estendono dal fenomeno  da locale a  quello mondiale, proprio nell'anniversario della "Grande guerra". Dati questi temi appare perfino ovvio portare la Biennale a riflettere su un testo fondamentale, per cercare di capire le dinamiche sociali che spingono ciclicamente il mondo verso l'abisso, come "Il Capitale" di Carlo Marx. "Il Capitale non è solo un libro, è un monumento. Nulla come quest'opera ha anticipato il dramma della contemporaneità. La stessa parola "capitale" rappresenta il centro della vita di oggi" dice ancora Okwui Enwezor che anticipa che la Biennale inizierà proprio con la lettura dal vivo dell'opera di Marx nel Padiglione centrale, lettura che costituirà uno dei "filtri guida" della manifestazione. Gli altri saranno "Vitalità: sulla durata epica", costituito da un programma di performance "accese",  e Il giardino del disordine" che raccoglierà proposte e progetti di tutti i tipi partendo dal concetto di giardino.
La  Biennale dunque  come ricognizione-radiografia della  attuale condizione umana.