“Make up”
di Miriam Peroni
“Make up”
2009
video a colori con audio
durata: 3'40''
Esposto in Accademia Carrara di Belle Arti, Bergamo, 2009

Il lavoro è incentrato sul tema generale della femminilità, qui intesa come bellezza e sensualità; nello specifico viene messo in campo l'apparire del mondo femminile quale può essere il trucco, il make up. La ripresa è stata fatta con la webcam di un computer, che può essere considerata come uno specchio virtuale; l'inquadratura è stretta sul viso, dalle narici al mento; lo sfondo è nero, mentre il viso è illuminato da una forte luce fredda per ottenere un "effetto patinato", da copertina.
Il video può essere diviso in due momenti: nei primi due minuti e mezzo trucco incessantemente le labbra con un rossetto color rosso intenso, lasciandomi trasportare dal movimento rotatorio dell'azione, che quasi incanta, non riuscendo ad ottenere una linea perfetta che segua le mie labbra; nella seconda parte cerco di togliermi il trucco violentemente con le mani, ottenendo però il risultato opposto alla pulizia.
Il sonoro è debole e va ascoltato con delle cuffie, ma gioca una parte non irrilevante: nella prima parte riproduce i suoni emessi dalla bocca e dalla lingua a contatto tra loro amplificati, in un ritmo cadenzato e ripetitivo; nella seconda parte gli stessi suoni sono in reverse e creano, così, un ritmo più frenetico e drammatico proprio come avviene nelle immagini.
Tale drammaticità richiama, se si vuole, un argomento di attualità molto forte: la violenza sulle donne, non solo fisica, ma anche psicologica, quella stessa violenza che spinge le donne a censurare parte della propria femminilità per paura di essere soggette a stupri, calunnie e crudeltà. Per essere femminili bisogna curare il proprio aspetto e il proprio carattere in modo tale da apparire bella e piacente: questo è ciò che la società ci insegna; ma nello stesso tempo tale femminilità diventa una colpa e la causa principale delle fantasie violente.
La donna contemporanea si trova di fronte ad un bivio: esprimere la propria femminilità indossando una maschera di noi stesse o cercare altri modi per farlo senza apparire come oggetti, come merce in serie?