Manzoni e i tassisti milanesi
di Roberto Pacchioli
Sono ben rappresentati spazio tempo e contemporaneità nella lettura integrale dei “Promessi sposi” promossa da “Maratona Manzoni” un’iniziativa di Valeria Andreoli Mirella Maestri e Claudia Predella.
L’unità classica di tempo e di luogo c’è tutta in questa vera e propria rappresentazione della storia manzoniana svoltasi in piazza S. Fedele, a Milano, dal mezzogiorno del 21 alla sera del 22 maggio.
Si è percepita infatti l’importanza dell’unitarietà e della continuità della lettura dell’intero testo ai fini della comprensione sia della stessa narrazione sia della sua contemporaneità che è poi quella di ogni opera d’arte effettivamente tale.
Che Manzoni parlasse del passato, del suo presente ed anche del nostro futuro è ad esempio balzato alla mente all’ascolto del capitolo 13° nel quale si descrive il rapporto del potere costituito con i cittadini “governati”. Il tema è quello della “rivolta del pane” durante la quale il moto popolare giunse ad assalire i forni e a pretendere una punizione esemplare del “vicario” del governatore Ferrer ritenuto  responsabile di non aver sorvegliato sull’aumento vertiginoso del prezzo del pane.
Il Governatore Ferrer, pur essendo effettivamente il diretto responsabile della situazione creatasi, riesce, con affermazioni di tipo populistico e con la finta adesione alle giuste istanze del popolo in rivolta (promettendo i “giusti” provvedimenti e facendo balenare la punizione del suo “vicario”), addirittura ad essere acclamato dalla folla come un liberatore. Così facendo riesce nel suo unico scopo, quello a liberare dal palazzo ove si era asserragliato lo stesso “vicario”, e  addirittura a farsi scortare dai rivoltosi.
Ebbene, nello stesso giorno in cui è iniziata la lettura dei “Promessi sposi”, nella stessa Milano, teatro di quell’episodio avvenuto nel XXVII° secolo, è accaduto un fatto analogo: la dura rivolta dei tassisti milanesi che ha bloccato la città contro l’omesso controllo e contrasto da parte delle autorità di una patente violazione di legge che li sta “affamando”. Il potere l’ha risolta come Ferrer, promettendo i “giusti” interventi che hanno pure descritto e proprio nello stesso modo in cui li descrivono da quando il fenomeno è comparso e che mai hanno attuato. Ma ciononostante i politici che rappresentavano il potere hanno ricevuto il plauso dei tassisti convenuti e la fine della “rivolta”. Così come il popolo di Milano tornò allora contento e soddisfatto alle proprie case, i tassisti milanesi sono tornati, contenti e soddisfatti ai loro “posteggi”.