La contemporaneità di Fidia
di Roberto Pacchioli
Fidia è considerato il punto di riferimento della classicità greca e con essa della classicità in generale. Le sue sculture così come le sue realizzazioni architettoniche vengono collocate nell’immaginario collettivo come il frutto della aurea pace (e giustizia) sociale instauratasi ad Atene e nella Grecia tutta nel V secolo a.c. con l’avvento di Pericle. A leggere il saggio di Massimiliano Papini (Laterza, “Fidia, l’uomo che scolpì gli dei”) questa lettura di quel momento storico subisce colpi poderosi e  avvicina Fidia, per metodi di gestione del potere, episodi di corruttela, di vere e proprie malversazioni (financo furti veri e propri dell’oro usato per i fregi alle opere), scandali sessuali, a tutto quanto di più “contemporaneo” si possa immaginare. Fidia morì in carcere e si giunse a sospettare che le accuse contro di lui furono veicolate dallo stesso Pericle che così lo utilizzò come capro espiatorio per fugare le stesse accuse dalla sua persona.
Pare dunque che la gestione del potere, i modi per raggiungerlo siano sempre gli stessi, così come simili, fin dalle origini della nostra  “civiltà”, siano le sue degenerazioni.
Ma ciò non toglie che Fidia abbia dalla sua il fatto di essere comunque un  artista, innovatore coraggioso  e soprattutto sommamente rappresentativo e consapevole dello stato dell’arte del suo tempo; non è certo paragonabile dunque ad un  “faccendiere” dei nostri tempi. Messo che sia vero che  ha gestito il potere datogli dalla sua funzione di “ministro” delle opere pubbliche nell’Atene di Pericle con modi di dubbia moralità, è senz’altro vero che tali opere pubbliche lui le ha realizzate con ineguagliata arte e  maestria organizzativa visto che, tra l’altro, furono eseguite  in pochissimo tempo.
Arte che, non dobbiamo dimenticarlo, tale è divenuta solo ai nostri occhi dopo oltre due millenni di “glorificazione” dell’ellenismo, visto che ai suoi tempi si trattava di modo normale di fare  “artigianato”. E’ questa normale smitizzazione del fenomeno artistico, a nostro avviso, la vera contemporaneità di Fidia.
Dal punto di vista strettamente politico fu effettivamente lo strumento con cui Pericle realizzò il suo vincente progetto keynesiano ante litteram di raggiungere la massima occupazione e dunque il massimo  della opulenza economica e della giustizia sociale, impiegando grandi risorse dello stato per la realizzazione di un vasto piano di opere pubbliche; risorse che ebbero l’effetto ricaduta a beneficio dei cittadini che tutti, in vari modi,  furono coinvolti nella esecuzione di tali lavori.
Anche da questa virtuosa conseguenza dell’investimento nell’arte possiamo trarre spunti di contemporaneità per la soluzione dei problemi economici dei nostri tempi ed anche legittimamente concludere che, contrariamente a quanto si continua a ripetere, con l’arte, invece, “si mangia”.