Indagine sul corpo nell'arte contemporanea
di Serena Donigaglia Digiacomo e Maria Chiara Zarabini
Nell’autunno del 2013, presso la Pinacoteca Comunale di Faenza, si sono svolti tre incontri di approfondimento sull’Arte Contemporanea grazie agli interventi delle artiste performers Mona Lisa Tina e Francesca Proia e ad una conferenza della critica e storica dell’arte Carmelita Brunetti che ha trattato il rapporto tra il Narcisismo e l’arte.

La rassegna, curata dall’artista Maria Chiara Zarabini e promossa dalla direzione della Pinacoteca, ha avuto come obiettivo di presentare al grande pubblico quelle modalità creative contemporanee che utilizzano come mezzo espressivo il corpo fisico dell’artista proprio nella sua dimensione materiale.
L’indagine ha evidenziato punti in comune ed elementi di riflessione emersi anche dalle interviste rilasciate dalle relatrici e curate dalla designer e cool hunter Serena Donigaglia Digiacomo che qui in sintesi proponiamo. Dal lavoro svolto sono risultate così una coralità di opinioni che indagano il corpo e il linguaggio che del corpo parla e lo racconta tanto da far emergere quanto il sentire artistico sia vicino al sentire comune e quanto sia sempre più diffusa la consuetudine alla narrazione delle proprie esperienze corporali sia da parte delle artiste che da parte delle persone in genere.
Il corpo nella società contemporanea e’ attraversato da sempre nuove tensioni, da flussi e pulsioni che lo aprono e lo dischiudono a nuove esperienze di dolore,godimento e nel contempo di peso e forma tanto da tracciarne nuovi contorni. Attraversare il corpo significa tentare di cogliere i nuovi linguaggi che ad esso conducono e che tentano di descriverlo e di indagarlo.
Mona Lisa Tina attraverso l’Arte Performativa propone un corpo” sensoriale” che sviluppa nello spettatore una presa di coscienza profonda del proprio se’ corporeo. La stessa artista ,intervistata ne traccia un’Identikit….
D:..Corpo – Immagine: Come sta cambiando, questo rapporto…?
Per sua natura il Corpo è uno spazio di modificazioni importanti legati ai processi evolutivi della persona: nel dispiegarsi delle fasi della pubertà, dell’adolescenza, della maturità e della vecchiaia l’individuo deve far fronte, su un piano di esame di realtà, all’idea che ha di sé, al rapporto con il proprio corpo e alla sua identità ma non può evitare di guardare ai modelli culturali proposti dalla società contemporanea e dalla realtà mediatica, che mi sembra continuino a ridurlo ancora oggi ad una icona estetica, svuotata dei propri significati antropologici e profondi. Credo quindi che il rapporto Corpo-Immagine, sia sempre in trasformazione e che le dinamiche tra il primo e la seconda siano direttamente proporzionali ai cambiamenti culturali, economici, politici di un determinato contesto sociale.

D:..Cosa intendi quando parli di corpo genuino?
Vorrei specificare che quando uso il termine Corpo non mi riferisco esclusivamente alla sola fisicità della persona, ma al contrario alla sua totalità identitaria, che si esprime attraverso la relazione armoniosa e ben integrata della sua dimensione psichica, emotiva e corporea. Per Corpo genuino intendo questa totalità dell’essere che si relaziona all’altro e al mondo in modo autentico e diretto, al di là del genere e dell’etnia di appartenenza, senza potenziali filtri mentali di repressione e formalità che la cultura dei nostri giorni ci invita ad assumere e senza il carico di simbologie di seduzione che non sempre corrispondono alla realtà.

D:.. Il corpo nasce-cresce-muore … tutto ciò in un continuo divenire e mutare… Perché non diveniamo irriconoscibili a noi stessi?; come viviamo il senso di identità… lo fermiamo lì dove ci piacciamo di più… cosa pensi al riguardo?
È un dato di fatto che il corpo cambia continuamente nel corso della vita e con esso, di pari passo, senza che a volte se ne abbia una precisa consapevolezza, anche l’esperienza e l’autorappresentazione mentale che ognuno ha di sé. Così come si modifica il corpo biologico, allo stesso modo cresce il bagaglio esperienziale ed emotivo del nostro mondo interno. Se queste due istanze, in un momento particolare dell’esistenza, non corrispondono per niente tra di loro, significa che c’è una scissione tra le parti, che sta accadendo qualcosa di poco funzionale al benessere emotivo e mentale dell’individuo, forse legato ad una idea di sé che è rimasta intrappolata in una fisicità ormai troppo distante e differente da quella con cui si trova a doversi relazionare nella realtà. Il fatto è che i cicli della vita sono per tutti un lavoro mentale ed emotivo molto complesso, perché ogni volta che il corpo cambia, la nostra mente si prepara a rielaborare una sua nuova immagine interna. Dobbiamo fare i conti con questo processo, perché è qualcosa che accade continuamente e finirà solo quando cesseremo di esistere. Mi auguro perciò che in questo percorso di mutamenti biologici ed emotivi, si impari sempre di più a saper accogliere con sensibilità e intelligenza tutti questi mutamenti, percependoci profondamente nella totalità della nostra identità, anche se essi possono manifestarsi con qualche capello bianco che fa capolino sulla nostra testa o con una ruga inaspettata sulla fronte. Come non ricordare quanto ebbe ad esclamare Anna Magnani alla sua truccatrice, prima di una ripresa cinematografica, riferendosi alle sue rughe: “per favore non camuffarmele, ho impiegato tutta una vita a farmele venire”?

D:.. Arte Performativa ed Arteterapia… perchè si incontrano e si mescolano?
Sapevo che saremmo arrivati a parlare anche di questo. La domanda apre una questione molto complessa, che suggerirebbe ampie ed articolate riflessioni. Tutta la mia indagine artistica trae ispirazione dai miei vissuti, perciò le esperienze legate al mio essere arte terapeuta non fanno eccezione. Lavoro in contesti clinici estremi (adulti e bambini affetti da patologie gravi e a volte irreversibili). Si tratta di dimensioni di assoluto dolore in cui gli equilibri psicofisici della persona sono seriamente compromessi dalla patologia. Attraverso trattamenti di arte terapia individuali e/o di gruppo, mediante l’utilizzo di materiali artistici e di tecniche espressive, sostengo e promuovo le risorse psicologiche delle persone che di volta in volta incontro. All’interno di un percorso terapeutico delicatissimo, il paziente è stimolato nel processo creativo e incoraggiato a dare forma ai propri sentimenti, anche a quelli più difficili, così da poter essere accompagnato in un percorso di integrazione. La mia personale indagine artistica mi permette, a sua volta, di elaborarne ulteriormente i contenuti. Quindi, concludendo e rispondendo alla tua domanda, se da un lato, nei progetti performativi è possibile ritrovare citazioni e riflessioni che rimandano al senso di perdita, di contenimento e di trasformazioni positive (vedi le performances Human, Into the core o Sguardi corporei), dall’altro, nello svolgimento di un’azione, desidero aprire con il pubblico un spazio di riflessione collettiva che può accogliere aspetti dell’esistenza profondamente sconvolgenti per la loro drammaticità, come nel caso della malattia irreversibile.
Secondo Francesca Proia,danzatrice coreografa ed insegnante di nada yoga, dovremmo riappropriarci di una maggiore consapevolezza della fisicità; Proia propone l’ascolto del corpo per accompagnarlo dolcemente nell’esperienza della vita stessa ,senza dominarlo….

D:..Se il corpo può ascoltare… possiamo parlare di corpo sensoriale ?Gli altri sensi possono anch’essi essere ripensati?
Credo di sì. Il filosofo indiano Svami Prajnanpad diceva che il corpo dovrebbe diventare sensibile come un occhio. Un’estrema sensibilità è indispensabile per vedere e osservare le cose precisamente. Per sentirle. E quindi per agire.

D:..Abbandonarsi al corpo o disciplinare il corpo?
Seguendo questo filo della sensibilità, direi ascoltare il corpo. Riaprire un dialogo sottile, prendersi il tempo di osservare come sto, nel corpo, ogni giorno. Allo stesso tempo, accompagnarlo dolcemente verso la leggerezza, senza accentuare, quindi, la sua tendenza ad essere soggetto all’inerzia, al peso della terra.

D:..Nella cultura occidentale viviamo una sorta di pessimismo culturale riguardo al corpo ,dovuto a vari stereotipi ed al senso di finitudine e morte che ci accompagna lungo la vita…cosa ne pensi? Come ripensare il corpo?
Consiglierei a tutti di prendere più confidenza con il mondo dei sogni. E di tenersi lontani da tutto ciò che fa del sogno una merce collettiva. Rispetto alla morte, mi chiedo spesso: è possibile attraversare la vita senza lasciare residui? Con residui intendo un senso di incompiutezza. Forse questo potrebbe essere possibile, se ci concentrassimo totalmente sulle azioni piuttosto che sui prodotti che ne derivano. Quando si è trascorsa la propria vita amando senza calcoli il proprio lavoro, la famiglia, gli amici, i luoghi che ci hanno accolto, allora, forse, alla fine dell’esistenza, morire potrebbe apparire come qualcosa di naturale, come una candela che, bruciando, sparisce senza lasciare traccia. Naturalmente rimangono memorie, rimangono i frutti della vita trascorsa, ma non rimane pena. E’ una vita che ha compiuto il suo corso naturalmente, lasciando al futuro frutti che sono come gocce d’oro.

D:..A proposito del tuo lavoro.. Il canto vedico nasce dal corpo ed al corpo torna attraverso l’ascolto…in che modo esso e’ curativo? Si tratta di un canto-suono primordiale che già esiste in noi?
Goethe, parlando dell’India, diceva “E’ un reame nel quale non devo entrare, o sparirò”. La concezione ontologica indiana sposta l’immaginazione nel dominio del senza forma. Attraverso il suono si percepisce proprio questo, che non tutto è riducibile alla solidità e, riguardo al corpo, a ciò che sono carnalmente. E’ possibile avere delle percezioni di sé anche più sottili.

D:..Perché non esiste una cultura del corpo interiore come progetto da sviluppare fin dalla nascita ….? Cosa ne pensi?
Ho letto recentemente un bel libro della psicoterapeuta Isabelle Filliozat. Qui viene posta la domanda: ma è davvero necessario indurirsi nei confronti della vita? La risposta che lei dà, e io sono d’accordo, è che no, non è necessario, anzi, la corazza non ci mette al riparo dalle sofferenze. Al contrario è la sensibilità che può salvarci. A proposito, e per concludere, vorrei citare la frase famosissima del film Stalker, di Andrei Tarkowsky: “Lasciate che siano indifesi come bambini, perché la debolezza è una gran cosa, e la forza è niente. Quando un uomo è appena nato, è debole e flessibile. Quando muore, è insensibile e rigido. Quando un albero è giovane, è tenero e duttile. Ma quando è secco e duro, muore. Durezza e forza sono compagne della morte. Duttilità e debolezza sono espressioni della freschezza dell’essere. Perché ciò che è indurito non vincerà”.

Molte artiste contemporanee sono attratte dalle nuove risorse tecnologiche e scientifiche che permetteranno ,sempre piu’,di migliorare e modificare la forma umana. Il corpo così svelato, diviene pertanto, oggetto di mutilazioni, frammentazione ed ibridazione tecnologica arrivando a forme di narcisismo estremo… Pensiamo all’Artista performer Orlan ed alle sue trasformazioni che le hanno permesso di “mettere al mondo” un “corpo-opera” in progress…. A Carmelita Brunetti abbiamo chiesto di delineare gli ideali del narcisismo contemporaneo:

D:..Quali sono,se ce ne sono, le differenze tra narcisismo femminile e narcisismo maschile?
Le forme narcisistiche sono diverse nell’uomo e nella donna e ce lo dimostra la Terapia della Gestal. Nella donna si evidenziano alcuni aspetti delle figure genitoriali, quali una madre poco significante e squalificata dal marito e un padre che valorizza la figlia, trasmettendo a quest’ultima messaggi come “Sii forte”, “Non accontentare mai i maschi”, “Pensa al perseguimento di una carriera brillante”, “Sta lontana da tua madre”. Tali messaggi possono contribuire a ridurre e a sminuire, durante la crescita di questa bambina, la sua femminilità e far nascere alcuni disturbi comportamentali o vere patologie come attacchi di panico e un grave disturbo narcisistico. Nell’uomo, sempre secondo la Terapia della Gestalt, la forma narcisistica si sviluppa nel bambino all’interno del triangolo madre-padre-bambino. La madre mette al centro della sua vita il bambino e sminuisce la figura paterna. Da grande il bambino si troverà difronte a una società troppo grande e troverà difficoltà nel sentirsi al centro dell’universo come faceva con la madre e così cadrà vittima della depressione e del narcisismo poiché per tirarsi su di morale farà cadere su di se l’attenzione concentrandosi sul proprio ego senza curarsi degli altri.

D:..Lo specchio e’ uno degli oggetti più identificabili del narcisismo di ieri e di oggi ; com’e’ il rapporto specchio/corpo nella società contemporanea?
Il rapporto Specchio/corpo è ossessionante oggi più che mai. L’ossessione del corpo perfetto porta anche al suicido o all’omicidio. È dunque importante concentrarsi sulla psiche oltre che sull’aspetto. E per far concentrare l’individuo sulla psiche si può ricorrere all’arte. L’arte ha una funzione importante poiché essa interviene nella mente e nel corpo della persona proprio per colmare quel senso di vuoto che l’ occidentale avverte come malessere, e ricerca nella bellezza oggettiva del corpo perfetto la cura ai suoi mali spirituali. E come riferisce Aristotele “…Tra corpo e anima vige un rapporto materia-forma, come se l'anima fosse la vera forma del corpo. Chiedersi se corpo e anima siano la stessa cosa è una domanda priva di senso: è come domandarsi se sono la stessa cosa la cera e la forma della candela.”.

D:..Selfie-Autoritratto e foto che ci ritraggono sono realizzate e utilizzate quotidianamente, condivise in rete,nei vari social network; non rappresentano un moderno sintomo di narcisismo?
Certamente. Tutto questo bombardamento di immagini perfette ritoccate con Photoshop origina una forma delirante di bellezza impeccabile. Nella moda l’effetto di narcisismo patologico ha portato a giovani modelle all’anoressia o bulimia con conseguenze spesso mortali come è successo per la nota modella della campagna di Oliviero Toscani la Isabelle Caro.

D:..Il narcisismo è autoamore, autosufficenza ed autonomia appagante; può diventare una scelta o ne siamo esclusivamente vittime? Narcisismo e morte del corpo; c’e’ un legame e perché?
Eros e Thanatos sono sempre in lotta e chi ha un forte amore per se stesso lotta con la morte. Nell’equilibrio instabile di ognuno di noi ritroviamo il piacere di vivere proprio mentre queste due forze creatrici di vita lottano. Nell’individuo con grande autostima e saggezza come individua Erik Erikson il narcisismo è vissuto come un momento creativo nella nostra vita. Mentre secondo Kohut nell’innamoramento si sviluppa il lato narcisistico creativo o positivo che ci fa stare bene con il mondo. Nell’artista e nello scienziato questo innamoramento è vissuto tutti i giorni e così le barriere Io/Tu vengono abbattute con la creatività. L’arte come terapia aiuta a superare anche i disturbi narcisistici legati a disturbi comportamentali. Gli artisti contemporanei secondo me aiutano a far sublimare e ad abbattere i nostri conflitti attraverso la produzione di opere o performaces che inducono all’auto-analisi.