Spirituale nell'arte
di Roberto Pacchioli
Vassily Kandinsky non è stato solo l’artista  impegnato su vari fronti quali la teoria e la pratica dell’arte, il passaggio dal realismo all’astrattismo, l’insegnamento e la piena coscienza politica.
Quello che lo caratterizza nella storia, che non è solo quella dell’arte ma in generale quella del pensiero, è la sua costante tendenza  a considerare  la realtà, il pensiero e l’arte come un tutt’uno, come una  filosofia “prima”. Il suo testo “Spirituale nell’arte” segna un punto di svolta perché come dichiarò “Marc ed io c’eravamo buttati nella pittura, ma la pittura non ci bastava…l’arte non è un problema di forme ma di contenuto spirituale”.
Ecco allora nascere l’esperienza del “Cavaliere azzurro” nella quale egli diventa critico, organizzatore di mostre e soprattutto teorico divulgatore delle sue idee rivoluzionarie.
Conseguenza naturale la convergenza con Klee e Malevic verso quella che diventò l’idea di un “grado zero della pittura” per effettuare il passaggio ad altro, allo spirituale inteso come istanza laica di conoscenza. L’esperienza conclusiva della sua attività, fu, non senza motivo, quella dell’insegnamento nella Bauhaus di Walter Gropius che dovette abbandonare nel 1933 a causa del  nazismo riparando a Parigi.
È con queste indispensabili premesse che ci avviciniamo alle sue opere in mostra fino al 27 aprile 2014 a Milano nelle sale di Palazzo Reale.