L'imperativo  "Non essere" dell'artista
di Maria Chiara Zarabini
L'artista ha il dovere di essere un'eccezione, di sentire più
e diversamente dagli altri, solo ponendosi al di fuori della
società è in grado di analizzare e interpretare i limiti di 
questa e quindi dirigerla in miglior modo.

Honoré Daumier

Il ruolo dell'artista e la sua identità oscillano nella sfera del non essere al di là degli incasellamenti, del materialismo e del pragmatismo imperanti.
L'essere dell'arte e dell'artista è rappresentato proprio dalla condizione della continua ricerca: da una pratica non assertiva ma sempre destrutturante poiché attraverso questa, come di altre modalità non comuni, avviene un tentativo di comprensione, anche se parziale e sempre correggibile, di quel complesso ingranaggio che è la realtà nelle sue varie manifestazioni.
L'arte quindi si enuclea in quel essere umano che prima di tutto "pensa" sempre diversamente: che dell'imprevedibile e del caso fa il suo profeta, che dell'irrazionalità fa la sua profetessa.
L'arte non è esibizione di tecnica né esposizione dell'oggetto bensì il pensiero che ama diversificare le sue materializzazioni.
Ma poiché la maggioranza dell'agire umano presuppone un pensiero, l'arte è ciò che continua a sollecitare i sensi rivelando, con parametri ogni volta diversi e liberi da ogni condizionamento stilistico o di metodo, l'enigma della nostra esistenza, della nostra fragilità e casualità.

Faenza, 25 settembre 2013