La metafora del naufragio
di Roberto Pacchioli
È diventata di stretta attualità in questi giorni la riflessione di Cristina Muccioli sulla valenza estetica delle immagini della cronaca in relazione allo scarto simbolico che caratterizza l’opera d’arte intesa non come oggetto  ma come relazione e dialogo tra l’artista e il mondo circostante  inteso come destinatario di senso.
L’arte contemporanea ha ridotto sempre di più tale scarto fino ad annullarlo e questo fatto è senza dubbio un elemento di riflessione. La progressiva eliminazione o sottrazione della "differenza” ha avuto però un aspetto positivo in quanto si è allargata a dismisura la possibilità di guardare il mondo con altri occhi, di vedere dentro invece di semplicemente guardare le immagini che la cronaca ci offre. È di questi giorni lo spendersi di metafore di carattere artistico, etico, letterario, sociale, politico in  relazione a quelle che sono apparse su tutti i mezzi di comunicazione sulle operazioni di recupero- "raddrizzamento" della nave Costa Concordia e quelle soprattutto della fiancata distrutta e deformata.
La tragedia del naufragio di questa nave, con il carico di morti e feriti che ha causato può ben rapportarsi all’altra tragedia, anche se di maggiori proporzioni, ricordata da Cristina Muccioli nel suo scritto, quella delle "torri gemelle". Abbiamo letto: "Il risveglio di Gulliver", "Lo spettacolo dell’uomo", "… la piattaforma illuminata che sembrava Fellini", "La metafora del naufragio"; questi alcuni titoli e frasi riprese dai quotidiani. Ma, per quanto ci riguarda nello specifico, ci sono stati anche molti  richiami all’arte contemporanea quando è emersa alla vista la fiancata deformata della nave, quella adagiatasi sugli scogli.
Segno che l’associazione  all’arte per immagini simili è entrata nel cosiddetto "immaginario collettivo" e che dunque il problema posto  da Cristina Muccioli è più che mai attuale.
Il pensiero, viste quelle foto, ci è andato, per un confronto,  ad un’opera di Ai Weiwei, imponente enigmatica, fatta di strutture rovinate e collassate, "adagiata" sul prato dell’Orangerie a Kassel a  Documenta 12 del 2007.