GASTONE NOVELLI, A ROMA, MACRO fino al 22 settembre 2013
Il titolo della mostra è "Scrivere la pittura, disegnare il linguaggio" e se pure proviene dalla penna di Alfredo Giuliani e se questa frase ormai tradizionalmente "inquadra" il lavoro di Novelli, oggi essa rivela la tutta la sua datazione. Novelli infatti è colui che, da vero caposcuola, ha iniziato a riflettere non sulla scrittura o sul linguaggio dell'arte ma sul fatto che l'arte è il modo in cui l'uomo si esprime quando il linguaggio non gli basta più e dunque deve descrivere il mondo senza parole. Il suo modo semplice e quasi adolescenziale di inserire la base minima dell' alfabeto e della compitazione nelle sue opere costituisce l'intuizione che fa di Novelli un vero maestro caposcuola che aprì quel filone sul quale lavorarono poi l'amico Perilli e uno che divenne anche più famoso, per motivi contingenti, Cy Twombly. Il suo merito fu quello di carpire dall'indistinto di altri che lo avevano preceduto, come ad esempio Klee, che dalla "tabula rasa" dell'informale occorreva recuperare i segni della concretezza e razionalizzare quale fosse la funzione dell'arte. Lo fece  usando la poesia delle parole che spiegano sia l'opera che lo stato d'animo dell'artista ma che servono effettivamente a dire che l'artista deve superare quelle stesse parole che non bastano a dire quello che all'artista urge di comunicare e descrivere.