Arte ed estetica a EXPO 2015
di Roberto Pacchioli
Negli atti ufficiali della presentazione dell’Expo 2015 che si terrà in quell’anno a Milano c’è un continuo riferimento, ora diretto ora indiretto, all’aspetto culturale dell’evento che quasi sovrasta il tema specifico per cui è nato che attiene al problema globale della nutrizione degli abitanti del pianeta negli anni e forse anche dei secoli a venire. L’EXPO si propone infatti di individuare l’equilibrio tra la crescita della popolazione mondiale, il cibo e l’incremento della sua produzione nella compatibilità della tutela dell’ambiente. Tra i temi programmatici c’è anche il problema dell’acqua, della sua tutela e della sua distribuzione sia per la produzione agricola che per il consumo di tutti.

Diversi dunque sono i riferimenti agli aspetti culturali, a contenuto addirittura ontologico, dell’evento che meritano un approfondimento.

1) La organizzazione urbanistica dell’area espositiva.
Molto rilievo è stato giustamente dato alla struttura dell’area a forma di nucleo fondativo della città nell’antichità romana. L’area nasce infatti sulla base del “cardo” e del “decumano”, gli assi delle città romane che costituivano le strade principali che mettevano in comunicazione la neonata città con il circondario e cioè con la campagna. Simbolicamente dunque erano il modo in cui l’uomo si rapportava con la necessità di difendersi raggruppando le abitazioni a scopi difensivi (il sistema deriva dal modo di costruire gli accampamenti militari) tenendo aperte le vie del rifornimento di cibo che proveniva dal sistema agricolo- pastorale della campagna. Segnale forte questo della necessità del rapporto funzionale indispensabile tra l’uomo e la natura da cui trae il sostentamento.

2) I ripetuti riferimenti all’arte.
L’arte, fin dalle prime manifestazioni dell’uomo preistorico, ha avuto un ruolo fondamentale per la decifrazione del “reale” attraverso la sua rappresentazione simbolica ed anche la sua comunicazione ancor prima dell’uso del linguaggio.
Anche questo aspetto delle linee guida organizzative dell’Expo incide nel profondo della sostanza fondativa della stessa perché attiene non certo agli aspetti esteriori di quella che impropriamente viene definita “estetica” ma a quelli effettivi della valenza propriamente estetica dell’operazione nel suo complesso. Per estetica si deve intendere infatti il rapporto tra la sensibilità con la quale l’uomo si rapporta con il mondo ed il mondo stesso; rapporto che attiene ai suoi bisogni, alle sue necessità alla sua volontà di capire quanto lo circonda con i mezzi che ha a disposizione per la sua stessa struttura fisica, nella ricerca su cosa è funzionale alla sua vita sia come singolo sia in quanto inserito nella comunità che costituisce su basi primordiali elementari e “forti” come la città il cibo l’acqua il rapporto e l’equilibrio dell’uomo con la natura.

3) Le vie d’acqua
L‘acqua essendo l’antico elemento caratterizzante e fondativo della città di Milano ed in generale di tutte le città, lo è anche dell’area dell’Expo con uno specifico omaggio alla città ospitante. L’acqua, per una città, è elemento essenziale dal punto di vista della sua stessa possibilità di esistenza che è la stessa dei suoi abitanti. In aggiunta l’acqua svolge un funzione integrativa importante sia del sistema viario, sia di quello difensivo, sia di quello legato alla connessione della città con il circondario.
Per questi motivi dunque è stata prevista la costruzione di un sistema di vie d’acqua legata agli ancora esistenti navigli e che richiama espressamente la Milano che era fino a qualche decennio fa.

4) La collina mediterranea
Si tratta di una collinetta nella quale sono inseriti gli esempi delle colture mediterranee. Insieme agli altri riferimenti di carattere artistico ed estetico in senso proprio, come detto sopra, è l’elemento più interessante delle varie “strutture” dell’Expo dal punto di vista artistico.

Ricordiamo a tal proposito che DOCUMENTA, la più importante manifestazione artistica a livello mondiale, nella sua edizione dello scorso anno ha trattato in maniera diffusa e quasi precipua gli stessi temi dell’Expo. Ad esempio al parco dell’Orangerie, il Karlsaue, sono state collocate istallazioni di vari artisti che trattavano tutte il rapporto dell’uomo con la natura. Nello specifico ne ricordiamo due: una che ricostruiva con le medesime caratteristiche e con gli stessi materiali di riciclo gli orti cittadini ed un’altra che si riferiva simbolicamente all’acqua attraverso la rappresentazione dell’onda in uno specchio d’acqua inserito in un canneto (Massimo Bartolini, Senza titolo-Onda). Ma ve ne erano altre di contenuto concettuale molto simile agli argomenti preannunciati in questa Expo 2015: i semi da portare via e mettere a dimora da parte dei visitatori nei luoghi di origine e, per l’appunto la collina posta proprio nel grande prato davanti all’Orangerie, e che ospitava varie specie del mondo vegetale, sia di origine spontanea sia orticola sia floreale; era il lavoro del cinese Song Dong intitolato significativamente “Doing Nothing Garden”. Tra i due eventi si può individuare dunque una connessione così profonda quanto all'arte, l'estetica e quelle che saranno le necessità vitali dell’uomo per gli anni a venire che non può essere stata determinata solo dal “caso” ma anche dalla “necessità”. L’Expo, strutturato su queste basi e organizzato al fine di discutere di questi argomenti, non può che avere un importante sviluppo ed un successo certo.