La collezione Netter, a Palazzo Reale a Milano, fino all'8 settembre 2013
di Roberto Pacchioli

“Cosa te ne fai di queste porcherie!?” pare dicessero gli amici a Jonas Netter, rappresentante di commercio di origine  alsaziana ed ebrea ma parigino di destinazione e di amore per l’arte. Diventa il classico collezionista di “seconda generazione”, quella del “vorrei ma non posso”. Infatti stravede per gli impressionisti in quel momento in auge; ma sono divenuti ormai  inarrivabili per il suo portafoglio e “si adatta” a quegli sporchi, brutti e ubriaconi che a Montparnasse non riuscivano a sbarcare il lunario e rispondevano ai nomi di Modigliani, Soutine, Utrillo, Derain, ed altri meno noti. Netter, da buon collezionista, li compra tutti, anche Solà , Paresce, Fournier spinto da quella forza letteralmente viscerale che hanno in pancia  i veri collezionisti, per i quali l’acquisto di un’opera che li attira, diventa una specie di ossessione.

Ma, come ha insegnato Netter, e quelli come lui, raccogliere l’arte del momento non è mai un ripiego rispetto ad opere  di artisti già  affermati e quotati. Egli infatti si trovò ad avere rapporti con i suoi contemporanei che apparivano meno raccomandabili senz’altro degli impressionisti che li avevano appena preceduti, ma che rappresentavano, eccome, la conoscenza del loro tempo, la tradussero in   sensibilità  quotidiana e ce la tramandarono.

Quanto ai valori che oggi si attribuiscono a queste opere, sono relativi e frutto del mercato. Basta pensare che  Netter aveva l’esclusiva di tutta la produzione  di Modiglioni con 15 franchi al giorno pi๠le spese necessarie alla realizzazione delle opere. Ed è, giustamente, considerato un mecenate perché solo un amante dell’arte e del suo reale significato, può “buttare” denaro per finanziare quelli che, da ripetute testimonianze, dovevano apparire come dei reietti della società  e dei folli anche nelle loro ossessioni artistiche. Come Soutine che per superare, come è riuscito a fare, Rembrandt, ha tenuto il suo “Bue squartato” in casa per giorni e giorni incappando nella furia e nella denuncia dei vicini che non ne potettero pi๠del fetore che la carcassa, usata come modello,  emanava. Per il collezionista Netter un’opera valeva l’altra, un artista valeva l’altro, erano tutti figli suoi, una volta che aveva operato la sua scelta. Ha accumulato opera su opera perché per la raccolta originaria come la sua, non vale la riflessione della critica, che è  fredda e non sempre libera da pregiudizi di carattere intellettualistico. La scelta del collezionista, in quanto viscerale, è originaria ed è solo da essa che nascono le meraviglie che possiamo ora ammirare a Palazzo Reale, a Milano nella raccolta Netter.