Ana Mendieta. She Got Love, al Castello di Rivoli
di Alice Ronchi
“In questi ultimi cinque anni ho lavorato fuori dalla natura, esplorando la relazione tra me stessa, la terra e l’arte. Usando il mio corpo come punto di riferimento nella creazione artistica, sono in grado di trascendere me stessa in una volontaria immersione e totale identificazione con la natura. Attraverso la mia arte, voglio esprimere l’immediatezza della mia vita e l’eternità  della natura".

Ana Mendieta


 

Ana Mendieta. She Got Love, è la prima retrospettiva europea dell’artista, curata con sensibilità  storica da Beatrice Merz e Olga Gambari, negli spazi del Castello di Rivoli. Durante la visita si viene a contatto con oltre 130 opere realizzate tra il 1972 e il 1985, scelte tra i lavori pi๠significativi della prolifica produzione che l’artista ha lasciato prima della tragica morte.
La mostra ripercorre le tappe del processo artistico di Ana Mendieta, partendo dalle prime opere sperimentali e disorientanti, come Untitled ( Facial Cosmettic Variations) e Untitled (Rape Performance), fino alle note Siluetas. Opere in bilico tra presa di coscienza della propria presenza fisica dell’io e dell’altro, fino alla consapevolezza del proprio essere che diviene assenza del corpo attraverso la creazione di simulacri del corpo stesso.
L’opera dell’artista, fortemente caratterizzata da temi come la violenza, il corpo femminile, la morte, l’amore, l’identità , la ritualità  e il legame primordiale con la Natura. Un corpo che diventa traccia consapevole del suo essere e trova compimento nell’unione corporea, spirituale e rituale con la Natura.
La retrospettiva, purtroppo si limita sia nella scelta cronologica espositiva, nel contesto storico culturale dell’artista, rimanendo così ancorata ad una “linea del tempo” solo storicizzabile; infatti si può contestualizzare l’opera solo all’interno del panorama culturale degli anni 70, nel quale i movimenti artistici e gli avvenimenti storici hanno influenzato sia l’artista nel suo processo creativo e al tempo stesso determinato e decodificato nuovi linguaggi che hanno definito l’arte a venire.