Quel filo rosso dell'arte
di Roberto Pacchioli

Cosa sia accaduto dalla fine del ”˜700 e la fine del ”˜900 nella storia del pensiero si può così sintetizzare. Gli eredi del rinascimento e prima  dell’umanesimo divennero illuministi in ambito  sociale e culturale, cartesiani e newtoniani in ambito scientifico filosofico. L’uomo fu definitivamente messo al centro di tutto l’universo sia quello fisico che quello sociale. Se la cosa calzò a pennello per il secondo visto che l’uomo si appropriò della propria libertà , a livello filosofico-conoscitivo,  emersero subito  delle contraddizioni. La prima pi๠importante fu quella di Kant. Infatti nonostante sua   “rivoluzione copernicana”  che identificava  l’uomo come ricettore del reale, egli fu costretto a fondare la possibilità  della conoscenza del reale stesso, dell’altro da sé, sulla base di meccanismi come lo schematismo  l’apriorismo e le categorie, che ricadono, per la loro apoditticità  in quella metafisica da cui Kant dichiarava di  voler uscire. Lo stesso dicasi per  la via alla conoscenza attraverso il giudizio. Da qui ad arrivare al “razionale è reale” di Hegel e comunque all’idealismo il passo fu brevissimo, anzi era già  stato fatto. C’è chi dice che forse l’ultimo Schelling alla fine del suo personale percorso all’interno dell’idealismo si rese conto che  il “penso dunque sono” di Cartesio andava in effetti mutato in un pi๠“realistico” “sono dunque penso”.

All’inizio di questo secolo sembra che si voglia ripartire da qui.

Non senza motivi programmatici “forti”, ad esempio, l’anno scorso si è svolta a Londra una mostra sulla fine del post-moderno come  ultima manifestazione del pensiero antropocentrico. Sempre a Londra c’è stato il convegno sul “Nuovo realismo” secondo cui il mondo esiste indipendentemente dall’uomo che lo pensa e lo “apprende”. Quest’anno a Kassel, in Germania,  si  è svolta, con dOCUMENTA (13), la presa d’atto del completamento, quanto all’arte, di quella rivoluzione copernicana che Kant aveva iniziato. Il presupposto della manifestazione è stato  l’ allargamento   degli strumenti e delle possibilità  di conoscenza che, attraverso le varie sensibilità , non solo con l’arte, ci fanno decifrare l’esistente mondo circostante.

E adesso arriva,  a Londra,  la mostra che  costituisce l’anello di congiunzione tra il passato e il futuro dell’arte e della possibilità  di conoscenza saltando a piè pari i due secoli precedenti nei quali l’arte, a causa dell’ ipertrofizzazione dell’io dell’artista, si era resa autonoma dai motivi stessi della sua necessità  divenendo quasi un accessorio e  un prodotto pi๠o meno inutile e insignificante."Arrival of the modern mind" è il sottotitolo di questa mostra "Ice Age Art" allestita  al British Museum. Mette in relazione diretta l'azione dell'uomo verso la conoscenza con la sua necessità  di oggettivare e rendere altro da sé il mondo circostante ed anche quello interno. Questa oggettivazione, esercizio necessario ed indispensabile alla specie umana per esorcizzare il terrore dell'"essere gettato" nel mondo, è la caratteristica che ci distingue dalle altre specie animali. Poiché il percorso ed il bisogno sono gli stessi di quelli  degli uomini vissuti 40.000 anni fa e di quelli che vivono oggi, è naturale vedere dei parallelismi e delle analogie tra le "opere" di allora e quelle contemporanee.
La mostra è impostata proprio per evidenziare questa costante analogia  nel percorso dell'arte che contrariamente a quello che si potrebbe pensare non ha avuto alcuna evoluzione e dunque una scultura raffigurante un bisonte ricavata da un artista chissà  se “a sua insaputa” 20.000 anni fa da una zanna di mammuth, potrebbe ben essere attribuita a Picasso. E possono ad esempio addirittura venire anche dubbi di carattere robustamente concettuale quanto ad una pietra dalla forma umana rinvenuta in Marocco; e cioè se è stata all’epoca scelta e conservata per la sua forma casualmente antropomorfica o se è stata così scolpita e modellata.