L'estetica e il realismo
di Roberto Pacchioli

Un volume della serie “Le domande della Filosofia”, che Maurizio Ferraris ha curato  per “la Repubblica” (da vendere come allegato al giornale con minimo supplemento di prezzo),  si intitola  “Bellezza - C’è una regola del bello?” e tratta di filosofia estetica.

Ricordiamo che  Maurizio Ferraris, è anche autore di “Estetica razionale” (Cortina, 1997) di cui   ripropone un tema già  allora per lui centrale, quello del rapporto tra l’estetica e il realismo. Sappiamo che, negli ultimi tempi,  egli si è dedicato quasi esclusivamente a quest’ultimo tema tanto che è divenuto uno dei punti di riferimento teorici  del cosidetto “Nuovo realismo”.

 Facciamo prima  una riflessione collaterale, che comunque si integra nel tema generale  dell’estetica,  sulla lezione di McLuhan.

Come detto, il libro è distribuito come allegato ad un quotidiano di grande diffusione. In esso Ferraris teorizza, come uno dei tratti distintivi di una diversa accezione della filosofia estetica, quello della sensibilità  generale sviluppata attraverso l’informazione che è sempre di pi๠veicolata da nuovi sistemi di diffusione del sapere. Dunque lo stesso mezzo usato dall’autore costituisce il messaggio che egli intende dare sul modo in cui si forma una “nuova” accezione dell’ estetica.

Ciò detto, è evidente dai contenuti di “Bellezza - C’è una regola del bello?” che è solo il titolo che fa un qualche riferimento all’estetica come teoria del bello.

La “nuova” e “diversa”   accezione dell’estetica trattata nel testo è invece quella  della conoscenza attraverso la sensibilità .

Il punto di partenza,  il riferimento, è   Kant e la “sofferenza”  del giudizio; e questo tributo appare inevitabile, perché come diversi altri autori ritengono, l’estetica così intesa ha le sue basi teoriche proprio alla Critica del Giudizio. Manca  ad esempio nel testo qualsiasi riferimento a Baumgarten che solitamente viene considerato il capostipite dell’estetica come scienza filosofica della sensibilità , ma le cui conclusioni hanno poi preso un’altra strada.

Ferraris tra i due “corni” sceglie decisamente quello di Kant e, nello specifico, del  rapporto diretto tra l’estetica  e il realismo.

Non va dimenticato infatti che lo “zoccolo duro” della filosofia kantiana è nella “Critica della ragion pura” che a sua volta si fonda nella prima parte, nell’”estetica trascendentale” come presupposto della possibilità  di conoscenza che inizia e può attuarsi solo ed esclusivamente attraverso i sensi. In questo modo Kant tolse di mezzo dalla storia del pensiero ogni componente e influenza metafisica e vi collocò un discrimine oltre il quale l’uomo non può andare. E’ quello che individua Maurizio Ferraris quando afferma che “la sensibilità  ci mette in contatto con una sfera reale e inemendabile (se il vino sa di tappo, sa di tappo, e non c’è sortilegio concettuale che tenga), insegnandoci che il mondo è non semplicemente come ce lo dipingiamo, o ce lo dipingono”. Esiste cioè un punto limite nelle cose del mondo oltre il quale non è possibile, “realisticamente”, andare o dal quale non è possibile prescindere o tornare indietro; è un sostrato di base o anche una direzione  che sono quelli e basta, indipendentemente dal pensiero o dall’interpretazione. Come quando, per usare un altro esempio di Maurizio Ferraris, si va a sbattere con il ginocchio contro uno sgabello e ci si fa male: c’è poco da interpretare un “fatto” del genere.