Etica ed estetica in Daniel Barenboim
di Roberto Pacchioli

Etica ed stetica, è questo il sottotitolo della raccolta di saggi, interventi pubblici, conversazioni e riflessioni di  Daniel Barenboim edita da Feltrinelli (“La musica è tutto”, pagg. 121, euro 12).

Il problema del rapporto tra etica ed estetica è sentito dal maestro come principale se non assoluto anche in relazione alla sua biografia, alle sue origini ebraiche e al dramma costante che vive il suo popolo in Israele nei rapporti col mondo arabo e in particolare nella convivenza in Palestina.

La sua biografia poi è quella di chi, da bambino, non riusciva a capire cosa di così grave fosse da poco accaduto che portava suo padre ad escludere che si potesse accettare un invito, in Germania, per una manifestazione musicale da parte di famosi direttori d’orchestra tedeschi, i pi๠famosi dell’epoca. Ma c’era anche la  questione Wagner, del suo antisemitismo; la sua musica fu infatti utilizzata dal nazismo per la  propaganda.

Tutte vicende tragiche che portarono anche la musica ad essere strumento di divisione, di scissione tra il suo intimo contenuto “etico” e la sua collocazione politica. E ancora la crasi tra la l’apprezzamento, fino alla commozione, per l’opera d’arte musicale di personaggi quali Hitler e Stalin, e la ferocia sterminatrice dei loro comportamenti.

Il motivo, sostiene Barenboim, è la divisione tra etica ed estetica, intesa quest’ultima unicamente come riferita al piacere sensoriale e non alla suo rapporto con il mondo, e  dunque con l’etica.

Nel titolo dato alla raccolta del resto c’è la chiave di volta della interpretazione  dell’arte da parte dell’autore. “La musica è tutto” non ha infatti alcun significato escludente e di esaltazione della musica rispetto al resto, ma invece ha un significato includente in senso etico.

Ma usando la parola “etica” occorre fare attenzione a non ricadere nelle note aberrazioni storiche. Ricordiamo infatti che impropriamente ed erroneamente furono e sono definiti “stati etici” quelli totalitari di Hitler, Mussolini ed anche di Stalin in quanto si usò la parola etica per definire uno stato basato su un unico riferimento finalistico e quindi escludente le diversità  rispetto a tale fine.

Sappiamo invece che la parola “etica” ha un significato opposto, e cioè quello includente del rapporto tra gli uomini, gli animali, i vegetali, i minerali e tutto ciò che abita nel mondo.

Il rapporto tra etica ed estetica è dunque tale da avere come risultante la parità  nel senso che gli   strumenti di “apprensione” sensoriale e conoscitivi dell’estetica (e tra questi l’arte) sono gli stessi dell’etica in quanto riferita ai rapporti tra gli esseri e le cose del mondo.

Nell’affermare che “La musica è tutto” Daniel Barenboim ha inteso proprio dire questo, che l’arte, nel suo caso l’esecuzione di un brano musicale, la sua composizione e anche la sua fruizione, il suo ascolto, costituiscono il mondo stesso in quanto  delineano l’equilibrio nei  rapporti tra i suoi “abitanti”. Ecco equilibrio, termine fondamentale nel pensiero dell’autore, inteso come riferimento nel rapporto etico tra tutto e tutti, includente e non escludente.

E’ un altro segno (questa estate, proprio dalla Germania, da Kassel, è arrivato un  segnale poderoso su questa strada), quello dato con la pubblicazione di questa raccolta: il segno che il modo di intendere l’arte sta cambiando, e in molto meglio. L’arte non è pi๠intesa come nei due secoli passati,  a sé stante ed autoreferenziale, ma come un modo, magari privilegiato, ma comunque tra i tanti, per vivere e capire l’avventura umana e il mondo circostante che è poi il luogo in cui essa si dipana.