A dOCUMENTA (13) Carolyn Christov-Bakargiev e la sua rivoluzione copernicana
di Roberto Pacchioli
Molti non l'hanno effettivamente capita, ma i pi๠non hanno voluto capire (e magari si sono risentiti) perché vogliono aggrapparsi ancora al vecchio "sistema dell'arte".
Nella conferenza stampa che ha dato il via alla sua dOCUMENTA (13) la curatrice Carolyn Christov -Bakargiev con la grinta e decisione che occorre sfoderare nei momenti di svolta ha tenuto una vera e propria conferenza (della quale peraltro, visto l'uditorio, ha stralciato pagine e pagine) sulle cose, sui saperi, sul mondo, sulla pace, sulla guerra e anche sull'arte che "danzano insieme verso l'utopia" (e la conoscenza). L'arte del resto ha vissuto molto bene per millenni senza  essere autoreferenziale e solo da due secoli ne è stata "inventata" l'autonomia. Cosa che l'ha portata fuori dal mondo vero, dalla vita, dalla morte, dalle cose di tutti i giorni. Un'arte così si è accorta che manca di senso, di quel senso che i dipinti sulle grotte di Altamira invece avevano. Insomma l'arte come necessità  dell'uomo, così come gli sono necessari gli altri saperi, le altre forma di conoscenza, le altre sensibilità  estetiche.
Da questa dOCUMENTA (13) impareremo a riflettere che non è pi๠l'arte che "dice" le cose e descrive il mondo, ma sono le cose del mondo che "dicono" l'arte.
E attenzione, ha detto la curatrice, non si dica che è politica questo modo di invertire il sistema dell'arte, di riflettere sull'arte che  che si occupa della guerra e sulla guerra che determina le azioni dell'arte. Perchè tutto nella vita dell'uomo è politica.
E non si dica neppure che questa è filosofia e non è arte, perché l'uomo che pensa e si fa delle domande fa inevitabilmente filosofia.
Non per nulla Carolyn Christov- Bakargiev dopo la conferenza stampa è corsa ad assistere alla  performace teatrale di Fabio Mauri dal titolo "Che cosa è la filosofia. Heidegger e la questione tedesca. Concerto da tavolo". Con il filosofo Marramao nei panni di Heidegger.
Conclusione: a Kassel oggi è iniziata una vera e propria rivoluzione copernicana. L'arte ha perso il suo centro e si ritrova  insieme a tutti gli altri saperi, sensibilità , possibilità  di conoscenza. Ma una rivoluzione copernicana anche in versione strettamente kantiana: si è invertito il senso, non pi๠l'arte che spiega il mondo ma il mondo che spiega l'arte.