And And And, dOCUMENTA (13) Kassel al centro dell'arte
di Roberto Pacchioli
Documenta nasce dalla volontà  della Germania, dell'Europa tutta e della comunità  mondiale di risollevarsi attraverso l’arte dai disastri della seconda guerra mondiale e dal degrado - prima di tutto culturale - che l’aveva causata.

La considerazione che il confronto e il conseguente dialogo sull’essenza dell’essere, proprio della ricerca artistica, è alla base della convivenza sociale, e che l’arte è il frutto della necessità  di conoscenza da parte dell’uomo, spinsero quei pionieri sopravvissuti alla guerra a costruire il mondo nuovo.

E lo fecero - letteralmente - sulle macerie.

Macerie reali presenti ovunque in Europa e alle quali tutta Germania era ridotta; macerie che al centro di Kassel, centro dell’Assia, e dunque al centro dell’Europa, furono ricoperte a formare la scalinata che dalla stazione ferroviaria scende verso il museo Federicianum che fu scelto come luogo simbolo della città  per la sede di Documenta.

La manifestazione nasce dunque da una precisa volontà  di legare all’arte il tentativo di riscatto dell’intera umanità  dalla barbarie nella quale il nazifascismo aveva precipitato il mondo. Documenta è la prova della necessità  dell’arte nella vita dell’uomo come suo elemento costitutivo.

Occorre ricordare tutto ciò quando, in un momento storico in cui i motivi di scelte fondamentali come quella del 1955 a Kassel sembra vengano dimenticati insieme a uello dell’importanza dell’unità  dell’Europa, fattore di stabilità  politica mondiale, unità  che addirittura viene messa in discussione favorendo risorgenti rigurgiti razzistici.

Documenta dunque non è e non può essere considerata una banale kermesse artistica, non lo è mai stata e mai lo sarà . Occorre contestare anche l’atteggiamento di chi scopre ora che l’arte è anche “il sociale” e sostiene che Documenta, nella sua attuale edizione, sarebbe priva di questa valenza.

Invece, come detto, questa è la sua caratteristica ontologica che a Kassel viene costantemente coltivata, non solo ogni 5 anni per una banale celebrazione di cui non si conoscerebbe pi๠il motivo: Documenta lavora sempre su questo vero e proprio “fronte” e mette in mostra, a cadenze regolari, i frutti ed i risultati del suo lavoro.

Un esempio di ciò lo troviamo nell’iniziativa-contenitore “And, and, and” che nel mese di maggio, in avvicinamento alla data di inizio ufficiale della manifestazione, scava con varie proposte sulle problematiche sociali odierne, ovviamente con l’occhio profondo della cultura e dell’arte.

Sbaglia dunque, a nostro avviso chi, in maniera forse preconcetta, ha iniziato a fare paragoni, ad esempio con la Biennale di Berlino, affermando che il “sociale” è lì che oggi viene trattato, e non a Kassel che tratterebbe l’arte fine a se stessa. E’ questo l’errore di fondo di una simile impostazione: tematizzare e ghettizzare le manifestazioni artistiche, dimenticando che l’arte non può tollerare divisioni tematiche che la fanno diventare qualcosa di superfluo quando invece essa è sempre originata dalla necessità .

Ritornando a “And,and,and” va giustamente sottolineata l’importanza che la attuale direzione della curatrice Carolyn Christov Bakargiev annette ai contenuti politici economici e sociali di Documenta 13 anche per il fatto che tale iniziativa collaterale viene promossa con particolare attenzione e risalto fino a farne l’oggetto delle comunicazioni quasi “monografiche” della newsletter ufficiale della manifestazione. Come per i convegni di “Everyone For Themselves” che indagano, con gli strumenti dell’arte, su etica ed economia in relazione alla attuale crisi finanziaria mondiale, anche riproponendo film e documentari di artisti come Rik Van der Pol, Jan van de Pavert e Richard Serra già  presentati in precedenti edizioni di Documenta; a riprova che le questioni socio-politico-economiche sono sempre state quelle fondanti di questa manifestazione così come sono state il motivo della sua nascita.