Damien Hirst alla Tate Modern fino al 9 settembre
di Roberto Pacchioli
“Arrivai lì, da giovane pittore arrabbiato, guardavo l'arte concettuale che veniva prodotta e la consideravo immondizia pura. Eppure mi sedusse. All'inizio prendevo dei pezzi di legno, li inchiodavo insieme e ci schiaffavo sopra colore. Un misto di Rauschenberg, de Koonig e anche un po' di Schwitters. Poi tornai a Leeds e pensai:”Ok, devo fare i conti col mondo in cui vivo: pubblicità , televisione, media. Devo comunicare il qui e ora”.

Sono le parole di Damien Hirst in una recente intervista rilasciata in occasione della sua mostra retrospettiva allaTate Modern. Parole nelle quali non c'è nulla di diverso e nuovo rispetto a quello che un artista normalmente è e fa. Anche il riferimento al concettuale è quasi l'indicazione di un non-luogo. Il concettuale in effetti è questo, è un'etichetta, una specie di “zona”, che per chi, come l'Hirst degli inizi non ha ancora ben capito cosa è l'arte , bisogna seguire senza sapere cos'è solo perché se no si è fuori dal “mondo dell'arte”.

Il concettuale invece non è altro che il termine con cui oggi si rappresenta il motivo per cui l'uomo, durante la sua storia, ha sentito la necessità  di “fare arte” e cioè di usare diversi strumenti per la conoscenza, primo fra tutti il pensiero coniugato al fare: il “ qui e ora”, (come dice Hirst, e come accade per Koons, per Cattelan e altri come loro) che rappresenta a tutti il “contemporaneo di sempre”.

Damien Hirst
Tate Modern: Exhibition
4 April - 9 September 2012