Merleau-Ponty e la rivoluzione copernicana
di Roberto Pacchioli

E’ costante  la riprova  di quanto ha inciso la svolta kantiana nella storia del pensiero quando il filosofo tedesco rese reciproco il rapporto tra l’uomo che “sente” e il mondo esterno che si fa “sentire”. Era il momento in cui maturava l’illuminismo, in cui si rielaboravano a livello filosofico le scoperte scientifiche di Keplero e  di Copernico che tolsero la terra e dunque l’uomo dal centro dell’universo, e soprattutto di Newton che matematizzò e mise in relazione attiva i rapporti di forza tra i vari oggetti che pi๠o meno ci circondano (noi compresi), fossero essi il sole, i pianeti, la terra ed anche la sua famosissima mela.

Merleau-Ponty, come noi tutti che viviamo ancora sotto il segno di quella rivoluzione, non può non dirsi kantiano e riflette sul versante della conoscenza estetica  verificando come sia lo stesso il rapporto tra vedente e visto, senziente e sentito per arrivare a quella che è stata la sua “scoperta” che ha dato il titolo ad uno dei suoi libri pi๠famosi e cioè il rapportotra il visibile e l’invisibile.

Si occupa di questi argomenti il saggio di Mauro Carbone”La chair des images. Merleau-Ponty entre peinture et cinéma”, (Vrin, Parigi pagg. 128, 16 euro) che tratta del problema dell’immagine anche e soprattutto nell’esperienza cinematografica.

L’immagine non è mai una rappresentazione del reale ma una sua esperienza conoscitiva autonoma e originale tanto pi๠se si tratta di opera d’arte. Il riferimento all’opera di Cézanne in tale contesto è per Merleau-Ponty ovvio. Il rapporto tra l’artista vedente e gli oggetti dallo stesso visti è proprio ciò che per il filosofo francese si intende per “carne” e cioè la intima connessione, per l’appunto carnale, corpo e spirito, dell’azione conoscitiva. Visibile ed invisibile possono essere considerati come reversibili nel senso di un circuito di vettori reciproci  che vanno dal vedente al visto e che si influenzano reciprocamente.

Quanto sia stato precursore il filosofo francese su questo versante dell’estetica lo possiamo constatare oggi dopo le recenti scoperte sull’esistenza e la funzione dei cosiddetti “neuroni a specchio” che implicano proprio la interferenza  di carne e spirito (inevitabile a questo punto il riferimento all’altra opera fondamentale di Merleau-Ponty, “L’occhio e lo spirito”) nel fenomeno della visione e in generale della conoscenza.

Cosa c’entri il cinema in tutto ciò è di facile intuizione. Il movimento, l’azione di quelli che abbiamo definito vettori di reciproca influenza tra senziente e sentito, è alla radice del pensiero e il cinema è costituito di immagini in  movimento puro che interagendo tra di loro, costituiscono e costruiscono senso.