Transavanguardia, Achille Bonito Oliva a Palazzo Reale a Milano
di Roberto Pacchioli

Anche questa volta, a Milano, a Palazzo Reale, come tutte le altre volte che abbiamo visto mostre della "Transavanguardia" ci siamo chiesti cosa ci facciano insieme da trent'anni artisti così diversi e per tanti versi anche malassortiti. Dopodiché ci siamo dati la solita risposta. La "Transavanguardia" non è “cosa” di Cucchi, Paladino,
Chia, Clemente e De Maria ma è solo un'opera d'arte concettuale di Achille Bonito Oliva. E lui non ne fa mistero; anche questa volta lo rivendica, didascalico e paziente in una intervista in un video che correda la mostra, (insieme ad un vecchio servizio RAI di Philippe Daverio un altro grande della cultura dell'arte). Come Flaubert afferma
compiaciuto e scandalizzato a un tempo da quelli che non lo capiscono ancora: "La Transavanguardia c'est moi!". E del resto ancora oggi,
invecchiati, ingrassati, un pò... tra le nuvole (per tutti Cucchi: "Cos'è la Transavanguardia? Chiedetelo ad Achille") gli artisti non si sono resi conto di cosa sia avvenuto. Pensano di aver fatto qualcosa di notevole, di aver messo un punto, o almeno una virgola, nel mondo
dell'arte, ma non sanno cosa. "Chiedetelo ad Achille" poi qualcuno ce lo venga a dire e soprattutto a spiegare. Davvero impietoso quel
video, tranne appunto che per Achille e, per quanto di sua competenza, per
Philippe Daverio.
Cosa avvenne è dunque molto semplice, quasi come la risposta alla domanda “cosa è il genio” nel film “Amici miei”: sentire un cambiamento nell'aria, costruire una teoria sul
perché di questo mutamento, mettere insieme cinque nomi di artisti che
si hanno tra le mani in quel momento e inventare di sana pianta un
movimento artistico a insaputa degli stessi artisti. E' stata una vera e propria
rivoluzione copernicana, quella originale, quella del mondo alla
rovescia. Chi, se non un vero artista, poteva concepirla? Per il resto
sempre di postmoderno, seppure "caldo", partecipato, si è trattato ed
è proprio per questo che, dopo trent'anni si sente tutto lo
scollegamento dal reale di una simile mostra, che per questo motivo entra a pieno
titolo nel reparto storico artistico delle mostre di questi giorni a
Palazzo Reale.
Tanto storica appare la mostra sulla “Transavanguardia” come contemporanea quella parallela su Cezanne, che per i
corsi e ricorsi sta riemergendo come
rappresentante dei veri bisogni dei nostri giorni, quelli caratterizzati della
necessità  di trovare un fermo ancoraggio al reale dopo l’ubriacatura alienante del postmoderno e le connesse teorie sulla fine della storia.
Darwin, per dirla con “Achille”, torna prepotentemente ad incalzarci.