I "Realismi Socialisti" a Palazzo delle Esposizioni
di Roberto Pacchioli

In un momento in cui il problema del realismo torna di attualità   con gli articoli su vari giornali nazionali di Maurizio Ferraris, Mario De Caro, curatori insieme a Riccardo Viale del noto convegno di New York sul “New Realism”, a Roma, al Palazzo delle Esposizioni, è in corso fino all’8 gennaio 2012 la mostra “Realismi Socialisti. Grande Pittura Sovietica 1920-1970”.

Vi è ricompresa tutta la storia dell’Unione Sovietica dalla Rivoluzione del 1917 al momento della massima potenza strategico-politica di quello che fu un vero e proprio impero.

E’ fatto notorio che il governo sovietico, per tutta la sua durata, tenne in massima “cura” le arti al fine sia di controllare le inevitabili istanze di libertà  di pensiero degli artisti, sia per indirizzare i loro lavori alla propaganda di regime. Conosciamo tutti i casi emblematici descritti nelle opere di Bulgakov, di Soljenitsin e di Pasternak, scrittori che vengono in genere contrapposti ad altri loro colleghi meno inclini alla critica delle storture del regime e che venivano collocati, o si collocavano, tra i suoi  sostenitori. Molti di costoro, nella pittura, concorsero a formare quello che poi è stato definito il “realismo sovietico” che è protagonista in questa  mostra di Roma.

Come sempre avviene però, l’artista, anche il pi๠“schierato” politicamente sfugge dalle etichette e il suo lavoro prescinde sia dall’ideologia sia dalla eventuale “commissione” o finalità  celebrativa.

Del resto tutta la storia dell’arte ha assistito a fenomeni di questo tipo che hanno visto ad esempio giganti indiscussi come Raffaello, Michelangelo e Caravaggio cimentarsi con le esigenze e le richieste del potere del loro tempo e venirne fuori con indipendenza genio e creatività  che hanno caratterizzato intere  epoche.

Per tornare quindi al titolo della mostra e alla definizione di realisti per questi artisti, dobbiamo proprio usare gli strumenti filosofici  del “new realism” che sono poi quelli soliti della conoscenza e della ontologia. Aggiornando i termini e adattandoli ai nostri tempi, la mostra sul “Realismo sovietico” ha molto a che fare con l’odierna “operative art”. Anche  questi artisti russi andavano alla ricerca di una “cifra” per la loro decifrazione del  mondo come del resto fa ogni artista degno di questo nome. La riprova evidente l’abbiamo nella sezione dedicata all’artista-fotografo Aleksandr Rodcenko, uno sperimentatore impegnato nella “scrittura dei fatti” e che ha vissuto nell’impossibilità  di staccarsi dalla costanza della rivoluzione perché “arte è servire la causa del Popolo. Ma il Popolo viene strattonato da pi๠parti. Bisogna condurlo all’arte. E l’arte va tenuta lontano dalla politica.”