Arte, scrittura e ontologia
di Roberto Pacchioli

Quella del rapporto tra  segno e ontologia  è una questione sulla quale  occorre  tornare in questo momento di radicale mutazione dei rapporti intersoggettivi dovuta ad un sistema di comunicazioni assolutamente originale e nuovo dato dal  passaggio dalla materialità  all'immaterialità ,  dall'hard al soft,  dall'analogico al digitale  per l'applicazione nella quotidianità  dell'elettromagnetismo. La novità   è data dalla base estetica del  sistema basato sulla  interfaccialità  e cioè  dalla possibilità  di modificare ed essere modificati. Anche la neurofisiologia fa nuove scoperte in merito. Ad esempio i correlati neuronali delle memorie a breve e lungo termine  sono determinati da modificazioni conseguenti al comportamento ed all'esperienza (Eric Kandel, "Alla ricerca della memoria", Codice Edizioni, 2007, euro 32). L'altro luogo di reciproche modificazioni è la rete nella quale inevitabilmente  si è sempre pi๠coinvolti..

Queste novità  epocali per la società , per l'arte,  sono solo la  conferma della funzione che essa ha costantemente avuto. L'arte infatti è sempre stata "interfacciante" con la società ,  su basi estetiche e conoscitive. L'uomo ha usato l'arte per afferrare la realtà  e si è rispecchiato in ciò che da essa  residua, l'opera, inevitabile testimonianza sia della   atemporalità  dell'arte sia della temporalità  dell'opera.

Dunque materialità  e immaterialità , corpo e ”anima”. Se l’opera d’arte è la “memoria” per eccellenza  della conoscenza, tutte le memorie  che non vengono esternate restano  intimamente connesse con il nostro corpo e rischiano con la sua fine di finire anch’esse.

Da qui la antica funzione primaria e generale della scrittura come memoria. Fu una contestatissima rivoluzione quella di usarla per conservare il pi๠possibile quanto prima veniva solo tramandato; altra rivoluzione fu la stampa della scrittura con  caratteri mobili perché  dette la possibilità  di espandere a molti la memoria scritta; l’ultima rivoluzione, quella elettromagnetica, ha dato la possibilità  a tutti di portare ovunque e a chiunque la memoria del singolo che ha la reale possibilità  di divenire memoria collettiva. Questa memoria, così conservata e comunicata all’esterno, secondo Maurizio Ferraris, costituisca l’anima dell’individuo e la sua identità  ontologica (“Anima e iPad. E se l’automa fosse lo specchio dell’anima?”, Guanda, pagg. 186, euro 16,50). E merita una profonda riflessione anche il problema della leggibilità  futura delle registrazioni con questi sistemi che se da un lato tendono a divenire sempre pi๠facili ed estesi quanto a fruibilità , dall’altro, anche per la complessità  dei linguaggi usati e per il loro rapido superamento, creano già  a distanza di pochi anni, problemi  di leggibilità  intesa come vera e propria possibilità  di “vederli”.

 E allora per essere sicuri di “salvarsi l’anima” e renderla comunque leggibile nei secoli futuri occorrerà  prudentemente provvedere alle “stampate” pi๠o meno gutemberghiane dei files e ritenere che la scrittura, il segno materiale, ontico non è stato ancora suparato.

Non tanto “cogito”, potremmo dire, ma “scribo ergo sum”. E’ la memoria- testimonianza di me, attraverso il segno che mi fa essere:una delle chiavi di lettura delle iscrizioni-incisioni rupestri, delle grotte dipinte della preistoria, arte e  segno connessi intimamente con l’uomo e con la sua essenza.