Lucrezio, i neutrini e l'estetica
di Roberto Pacchioli

“Non vedi quanto pi๠veloci e lontano devono andare, e percorrere una maggiore distesa di spazio, nello stesso tempo che i raggi del Sole riempiono il cielo?”.

Piergiorgio Odifreddi il 23 settembre su “la Repubblica” ha spiegato quale è la portata della scoperta che la velocità  della luce è stata superata da quella dei neutrini e inizia il suo articolo con una citazione dal “De rerum natura”.

E' questo l'ennesimo riferimento al rapporto indissolubile tra l'arte ed il mondo e dunque del suo essere uno strumento di conoscenza privilegiato a disposizione dell'uomo per perseguire quella che qualcuno ha definito “l'illusione di capire”. E i versi tratti dal poema ci dicono che la particolare capacità  estetica propria degli artisti può arrivare a risultati di scoperta della verità  ancora prima degli scienziati: l'unica differenza consiste nella finalità  pratica che all'arte non interessa.

Si potrà  obiettare che Lucrezio è un poeta e che dunque “lavorò di fantasia” senza avere alcuna intenzione di essere né di passare per uno scienziato o per un filosofo. Ricordiamo però che egli si considerava un “allievo” di Epicuro cui il poema è dedicato e che dunque il suo è “anche” un trattato filosofico-scientifico teso a rivelare l' essenza del mondo come altre opere poetico-didattiche del suo tempo. Ma ovviamente il rapporto pi๠importante tra il poeta e il mondo è quello “estetico” dell'uomo-Lucrezio che osserva la natura e, con tutti gli strumenti a sua disposizione, la decifra.

E' con questi strumenti estetico-corporei, solo con questi, che Lucrezio arriva con due millenni di anticipo a descrivere quello che gli scienziati del Cern hanno scoperto e forse definitivamente provato e cioè che ci sono in natura dei corpi che sono pi๠veloci della luce.

La caratteristica (oggettiva) dell'arte consiste nello “sprigionare” dal corpo dell'uomo-artista, attraverso i suoi sensi, come urgenza e necessità . E si ritorna così all'estetica che non è altro che una forma di conoscenza dell'uomo che, come detto, nell'artista si “sublima” e, altra essenziale particolarità , ci lascia un residuo che è costituito dalla sua opera: per tornare al nostro caso, il “De rerum natura”.