Da cosa nasce il piacere
di Roberto Pacchioli

Da cosa nasce il piacere

 

"Why we like what we like" è il titolo di una saggio di Paul Bloom professore di psicologia e scienze cognitive alla università  di Yale. Si tratta di una ricerca aneddotica di varie storie di persone e fatti noti e meno noti nella quale l'autore  dà  una risposta al perché le cose ci piacciono (quando ci piacciono). E' una stroncatura di tutte le teorie sul bello e sulla bellezza perché vi si relativizza il piacere di un oggetto qualsiasi, e tra questi oggetti possiamo comprendere anche le opere d'arte, al suo contenuto di senso. Un quadro amato perde qualsiasi valore per il possessore quando egli scopre che è un falso; un violinista di successo viene snobbato se si presenta ad un uditorio che non lo riconosce; un orsacchiotto uguale a quello del proprio figlio viene buttato via perché non è quello con cui lui giocava. E' bello per noi, e dunque ci piace, quello che ha una storia, un vissuto che possiamo conoscere e nel quale ci possiamo riconoscere. E' quello che accade nella comune esperienza con l'arte sia contemporanea che classica. Della prima vogliamo conoscere, prima di poterla apprezzare a pieno (e farcela piacere), la sua collocazione nell'evoluzione lavorativa dell'artista. La seconda, quando ad esempio non è attribuita, ci piace pienamente quando si arriva scientificamente e sicuramente alla sua attribuzione ad un determinato artista. Entrambe acquistano il loro valore quando sono meglio conosciute e vengono a far parte del nostro vissuto e la loro storia si intreccia alla nostra storia. Può essere considerato bello anche il paesaggio, per molti versi scialbo. di un agglomerato urbano degli anno '50 nato senza un piano edilizio, magari per un accumularsi di ripetuti abusi e con le caratteristiche tipiche dell'architettura cosidetta dei geometri, perché l'abbiamo sempre visto così fin da bambini e perché tra quelle case, per altri brutte, è nata la nostra storia personale. Allo stesso modo, dopo la stratificazione delle generazioni, arriviamo a definire bello un vero e proprio scempio quale è una città  come Genova (ma gli esempi analoghi sono infiniti) nata dalle  devastazioni operate nei secoli sia della costa che delle colline circostanti; nello specifico di questa città  per qualcuno è addirittura bella anche la “sopraelevata” che ha a sua volta storpiato la divenuta bellezza dello scempio precedente.

La definizione di bello è legata dunque a tutto ciò che per noi ha un senso alla base del quale vi sono le  necessità  vitali per la nostra evoluzione come il cibo, l'acqua, la casa come rifugio e difesa: bello è ciò che ci consente di evolverci e salvarci nel mondo (in tal senso l'esperienza di un artista come Beuys è esemplare). Anche quando questa memoria è smarrita o non strettamente necessaria i riferimenti che ci portano ad avere piacere di oggetti, di situazioni o di rapporti interpersonali sono sempre quelli che sono alla base della nostra esperienza di uomini spersi nel mondo e nei  quali ci possiamo rispecchiare.