Estetica e "New realism"

Nella prossima primavera del 2012 a Bonn si terrà  un convegno organizzato tra gli altri da Maurizio Ferraris sul nuovo realismo che nelle intenzioni dovrà  prendere atto dell'esaurirsi del pensiero postmoderno che ha caratterizzato il secondo decennio di questo secolo. Trent'anni è durata quella scuola di pensiero nata dalla insicurezza impossessatasi del mondo occidentale dopo il crollo delle ideologie forti del dopoguerra. “Pensiero forte” viene definito, in opposizione appunto a quel “pensiero debole” che caratterizzò il postmoderno. Se allora si rinunciava alla verità  per il dubbio, il relativismo e nomadismo culturale con il citazionismo le rivisitazioni e le reinterpretazioni, oggi si ritorna a “vedere” il mondo quale esso è indipendentemente dal nostro rapporto con esso: se vado a sbattere contro uno sgabello mi faccio male anche se non lo vedo o non lo conosco. Può apparire ingenuo o quasi banale ma il mondo esiste indipendentemente da noi esseri umani che possiamo conoscerlo solo nei limiti delle nostre strutture psico-fisiche e indipendentemente dalle nostre capacità  concettuali e categoriali.

Partecipa al convegno di Bonn anche Umberto Eco che aprì la strada a questo tipo di considerazioni con la sua raccolta di saggi dal titolo “Kant e l'ornitorinco” in cui sostenne che Kant avrebbe avuto grandi difficoltà  ad inserire nelle sue categorie un animale come l'ornitorinco che non era né uccello né mammifero pur avendo le caratteristiche di entrambi; la realtà  non tiene conto del pensiero e dalla sua struttura e ci sono delle situazioni di percorso obbligato, come delle frecce vettoriali, dalle quali non si può prescindere.

Alla stessa conclusione è pervenuto Maurizio Ferraris, come detto tra gli organizzatori del convegno, nella sua “Estetica razionale” che individua proprio nell'estetica, e cioè nelle sensazioni e nelle percezioni, la unica reale possibilità  di conoscenza; conoscenza del fenomeno con rinuncia definitiva a quella ormai da considerare mitica del noumeno. Dalla ontologia all'epistemologia attraverso l'estetica. Ecco perché “la stessa concezione dell'estetica, vista non già  come filosofia dell'illusione quanto d'una filosofia della percezione la dice unga sulla disponibilità  nella quale ci si voleva mettere rispetto a quel che accadeva nel mondo esterno rispetto ad una realtà  che si voleva poter guardare con gli occhi di chi vede al di fuori di schemi concettuali, secondo formule soggettive”..