Estetica dove?
di Roberto Pacchioli

Accade che in questo periodo di crisi nei riferimenti fondamentali chi scrive di arte sembri riflettere sull'estetica e viceversa chi è deputato a scrivere di estetica si ritrovi a parlare di arte.

Un esempio quasi scolastico c'è stato nelle scorse settimane sulle pagine di “ la Repubblica” di sabato 28 maggio 2011 con un confronto tra Mario Perniola e Achille Bonito Oliva avente a tema la Biennale di Venezia.

Il primo, docente di estetica e autore di diversi saggi, l'ultimo dei quali, “L'estetica contemporanea”, (il Mulino, 2011) inizia con la domanda “sulla situazione dell'arte oggi e sul suo rapporto con il bello”. E' pur vero che subito avverte che si tratta di una “domanda molto anacronistica dato che il divorzio tra l'arte e il bello risale addirittura a due secoli fa”, ma se se ne parla ancora nel 2011 significa che questo divorzio ancora non è stato metabolizzato e accettato. Soprattutto l'autore non si capacita del fatto che l'arte si sottragga, come del resto ha sempre fatto, a delle regole che una malintesa interpretazione dell'estetica vorrebbero ancora oggi imporle togliendole quella libertà  di decifrazione del mondo che è la sua unica caratteristica. E infatti si trova bene tra gli sconsolati che vedono l'arte perdersi senza alcun riferimento. “se ci si limita a considerare realisticamente la situazione dell'arte e del bello così come è oggi, è difficile sottrarsi allo sconforto e all'avvilimento. Reca ben poco sollievo osservare che il mondo dell'arte ha anticipato di molti decenni il cinismo e la spudoratezza che oggi imperversano nelle professioni, nella politica e negli affari: la tattica dell'autoirrisione e del disprezzo del pubblico, inaugurata dal movimento Dada nel secondo decennio del Novecento ha fatto scuola perfino in ambiti, come la filosofia, che sono estranei nei tempi moderni all'uso di quest'arma. Bisogna risalire agli antichi greci per trovare filosofi che hanno adoperato lo scandalo come unica strada percorribile.”

Delusione dunque e sconsolatezza per i progressi dell'arte che usa addirittura la forza dell'originario che fu dell'antica filosofia greca: tutto molto chiaro.

L'arte- invece, secondo Achille Bonito Oliva- deve riflettere sul mondo. L'artista parte sempre da un non-luogo, per approdare inevitabilmente nei nostri paraggi, con le stimmate della propria epoca: tecnica e materiali variabili, sempre pi๠multimediali, sempre pi๠innovativi, sempre al passo con i tempi. Si misura con tutto ciò che la società  produce e consuma: ce lo insegna la pop art americana. L'arte parla di ora e qui, o è perduta.”...”l'arte è la riserva indiana del senso..”l'arte è un tentativo di ordine. Temporaneo, ma possibile ”¦ progetto dolce che si mette a confronto con il principio di realtà ”.

L'arte dunque va dal non-luogo alla creazione di senso, si misura con il proprio tempo e si pone in rapporto con la realtà , trasforma la ricerca artistica in ricerca estetica e sembra costringere la filosofia estetica a prendere atto una volta per tutte che non ha pi๠senso, né mai lo ha avuto, parlare di bello e di bellezza.