"Pitturairruente" al MARCA di Catanzaro da Baselitz a Zimmer
di Roberto Pacchioli

 

 Dal 30 aprile fino al 9 ottobre al Museo delle Arti di Catanzaro sono in mostra i neoespressionisti tedeschi  Geoge Baselitz, Rainer Fetting, Karl Horst Hodicke, Bernd Koberling, Markus Lupetz, Helmut Middendorf, Salome’ e Bernd Zimmer  tutti riuniti dal sottotitolo “Pitturairruente”, che ricalca la definizione di “pittura selvaggia” con la quale il gruppo è noto in Italia.

Mostra e catalogo sono curati da Alberto Fiz e il catalogo contiene anche interviste ad Achille Bonito Oliva e a due degli artisti in mostra, Helmut Middendorf e Bernd Zimmer.

La presenza in catalogo di Bonito Oliva costituisce il naturale legame storico-epocale del lavoro di questo gruppo di artisti tedeschi con quello dei  partecipanti alla nostra  Transavanguardia “inventata” dallo stesso Bonito Oliva e che ne costituisce quasi  il contraltare sul versante italiano.

La differenza tra i due gruppi però è profonda anche se i presupposti teorici di base sono analoghi  che sono l’uscita dal geometrico e dall’informale per il ritorno ad una  figurazione seppure molto stilizzata ed astrattizzante. E proprio qui è la prima differenza. I tedeschi sono pi๠simili tra loro e tutti, dai ritrattisti ad un paesaggista come Zimmer, lavorano  alla riscoperta del linguaggio  figurativo; gli italiani si sono divisi invece tra figurativi e astrattisti, per intenderci da Paladino a De Maria. L’altra differenza consiste nel fatto che i tedeschi fecero effettivamente “gruppo”, lavorando e teorizzando insieme in quello che fu un vero e proprio laboratorio nella Berlino della fine degli anni settanta, ancora divisa dal muro e senza prospettiva di riunione. Fu a  Kreuzeberg, nello spazio autogestito della Galerie am Mortizplatz, che   avvennero le prime  sperimentazioni del loro lavoro futuro. La Transavanguardia  invece, pur rappresentando le stesse esigenze, nacque “a freddo”, come autonoma operazione artistico-concettuale del genio critico di Achille Bonito Oliva che impose, insiema al nome, lo spirito federatore al gruppo. Gruppo che però non si è mai sentito tale né livello lavorativo né sperimentale, come prova la evidente disomogeneità  dei lavori e delle singole motivazioni degli artisti.