Open Obscura: Oursler spalanca l'abisso (malato) del mondo
di Lorenzo Zekic
Leggendo un articolo o un testo critico qualsiasi a proposito di Tony Oursler, classe 1957, newyorkese di nascita e californiano per formazione artistica, esponente di primo piano della video-arte e della video-scultura, è difficile non incappare nella generica - ma in questo caso appropriata- definizione di «artista poliedrico».

Open Obscura, prima antologica italiana dedicata a Oursler, allestita al PAC di Milano fino al 12 giugno e curata da Gianni Mercurio e Demetrio Paparoni, mette ulteriormente in luce questa peculiarità  dell'artista americano.

La mostra raccoglie diverse opere realizzate nell'arco degli ultimi anni, spaziando dal video all'installazione, dalla scultura alla pittura. La poliedricità  di Oursler non si palesa però solamente attraverso la duttilità  e la varietà  nell'utilizzo dei mezzi artistici (in particolare delle nuove tecnologie) ma anche nel grande numero di influenze e suggestioni che l'artista ha fatto proprie nel corso della sua ormai pi๠che trentennale carriera.

I riferimenti artistici di Oursler abbracciano gli ultimi due secoli di cultura visiva occidentale e sono tutti ben riconoscibili nelle opere esposte al PAC: dal surrealismo, al quale immediatamente rimandano gli inquietanti occhi e bocche delle video sculture, alla pop art americana, da cui l'artista ha mutuato l'interesse per le icone della cultura di massa, fino alla psichedelia, al punk e al neo-espressionismo, le cui influenze sono evidenti specie nelle installazioni e nelle opere pittoriche.

Negli anni, Oursler ha elaborato questi riferimenti in modo assolutamente innovativo, combinandoli con il suo interesse per la psichiatria (in particolare per il disturbo bipolare di personalità ) e la musica, creando così un'estetica e una poetica uniche e riconoscibili: nel suo lavoro (e in Open Obscura) tutto è pi๠o meno apertamente inquietante, malato, schizofrenico.

Open Obscura è un'immersione nell'inconscio individuale e collettivo, durante la quale lo spettatore viene messo faccia a faccia con un fatto inquietante: la presenza di una personalità  multipla in ciascuno di noi, presenza che rende ormai pressocchè inesistente il confine tra soggetto sano e soggetto mentalmente disturbato. Con le sue opere Oursler sembra comunicarci l'impossibilità  di sottrarsi alla schizofrenia e alle lacerazioni dell'io in una società  dominata da un'alienante espansione tecnologica, dal lavaggio del cervello operato dai mezzi di comunicazione di massa, dal fallace mito del successo facile e dell'accumulo di denaro che si è venuto a sostituire a qualsiasi aspirazione ideale.

Il mondo è malato, insomma, e Open Obscura (come già  il titolo suggerisce) è una porta spalancata sulla parte pi๠nascosta della nostra psiche, quella di cui la maggior parte di noi non vorrebbe ammettere, a sé stesso prima ancora che agli altri, l'esistenza.

La mostra è da non perdere, non solo per la qualità  del lavoro dell'artista americano ma anche per il buon allestimento del PAC, che valorizza a pieno le opere esposte e permette di calarsi completamente e con facilità  nelle allucinate atmosfere oursleriane.

TONY OURSLER
Open Obscura
19 marzo - 12 giugno 2011

lunedì 14.30 - 19.30
martedì - domenica 09.30 - 19.30
giovedì 09.30 - 22.30
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

PAC Padiglione d’Arte Contemporanea
Via Palestro 14, Milano
Info 02 884 46359/ 46360