«Operative art»: estetica, politica e società 
di Roberto Pacchioli
Ci siamo già  occupati di estetica come filosofia prima analizzando gli spunti offerti dal libro di Jaques Rancière «Il disagio dell'estetica» (edizioni Ets), del suo imprescindibile riferimento all'etica e, in particolare, del legame costitutivo che essa ha con la politica, aristotelicamente intesa.

Torniamo sull'argomento dopo i recenti avvenimenti che hanno coinvolto l'artista cinese Ai Wei Wei, dal tentativo del regime di limitarne la libertà  fisica, con l'arresto, fino al tentativo miope e fallimentare di limitarne la libertà  artistica e culturale, con la demolizione del suo studio.

Ai WeiWei è stato protagonista di DOCUMENTA '07, con le mille sedie raccolte nelle campagne della sua Cina collocate qua e là  nei luoghi espositivi di Kassel e con un'imponente scultura interamente costruita assemblando antiche porte intarsiate di legno prato dell'Orangerie.

Recentemente la Tate Modern di Londra gli ha offerto la Turbine Hall per l'installazione Sunflowers seeds, costituita da una distesa di migliaia di semi di girasole in porcellana
Infine, a dimostrazione che l'ottusità  del potere è sempre senza vergogna, Ai Wei Wei è stato anche “il protagonista” delle ultime Olimpiadi di Pechino perché a lui si deve il simbolo di quella manifestazione che è costituito, senza dubbio alcuno, dallo stadio a forma di “nido d'uccello”.

Il motivo dell'arresto: essersi messo alla testa della protesta degli artisti cinesi oggetto di vere e proprie persecuzioni e aver appoggiato l'assegnazione del premio Nobel per la pace a Liu Xiaobo, anche'egli in carcere per istigazione alla sovversione.

Wei Wei, infatti, successivamente rilasciato è stato sottoposto a misure restrittive che gli hanno impediscono l'espatrio nel timore del potere che potesse essere lui ad andare ad Oslo a ricevere per conto di Liu Xiaobo.

In Italia le cose non vanno molto diversamente.

Roberto Saviano, per esempio, è stato bersaglio - oltre che della camorra - anche dei tentativi di delegittimazione e di boicottaggio da parte di esponenti di una ben definita parte politica e in un certo senso culturale del paese per impedire la messa in onda della trasmissione televisiva «Vieni via con me», condotta insieme a Fabio Fazio.

Il potere dispotico - e anche quello che si attrezza per essere tale - cerca sempre (e da sempre) di impedire la conoscenza a tutti i livelli in quanto essa dispone il cittadino alla capacità  critica. E lo strumento che usa è quello della declinazione deteriore della mistificazione estetica.

Se ne parla in un libro intitolato La scienza del piacere di Paul Bloom (edizioni Il Saggiatore), psicologo di Yale, che ha un concetto fulcro che si riassume così: «Noi crediamo di scegliere quello che ci piace, ma spesso accade il contrario ossia ci facciamo piacere quello che abbiamo scelto».

È il momento della scelta quello in cui si esercita l'esercizio critico ed è su questo momento che il potere interviene al fine di convincere il cittadino che la sua scelta è quella buona senza farlo accorgere che è invece quella imposta attraverso i meccanismi di quella che viene spacciata per estetica e che altro non è che la declinazione epidermica del termine.

È l'edonismo fattosi potere, quello che in Cina ha messo in atto lo strumento dell'arte «pubblica» per sottrarre libertà  attraverso la repressione che non esita ad usare proprio contro l'autore del monumento simbolo dell'immagine stessa di libertà .

È quanto è avvenuto e sta avvenendo in Italia secondo tappe che Maurizio Ferraris individua nell'inevitabile sdoganamento del piacere con la rottura del velo di ipocrisia borghese (ripensiamo a D'Annunzio con il suo romanzo intitolato proprio Il piacere); il piacere come forma di emancipazione ed empatia (Marcuse, Deleuze e Guattari); da qui all'«edonismo reganiano» il passo è stato solo involutivo: non pi๠controcultura o rottura, ma «segno di appartenenza» alla classe agiata.

Si arriva così all'attualità . Estetica come belletto, chirurgia e mito della «bellezza» a tutti i costi. Dalla liberazione alla prigionia dello stereotipo.