Warhol sulla Luna? Giallo sul chip imbarcato sull'Apollo 12
di Giulia Pacchioli
Il museo d'arte contemporanea pi๠piccolo del mondo? È sulla Luna. La BPS, Public Broadcasting Service, manderà  in onda il 21 giugno un documentario inchiesta sul presunto «trasporto clandestino» avvenuto sull'Apollo 12 nel 1969: un chip in ceramica delle dimensioni di un penny che conterrebbe sei opere tra schizzi e bozze di Andy Wahrol, Claes Oldenburg, Robert Rauschenberg, David Novros e John Chamberlain.

La storia narrata da History Detectives e anticipata da Usa Today, è a metà  tra la spy story e la sci-fi (science fiction). Protagonista è Forrest «Frosty» Myers, artista di New York.

Durante gli anni 1960, Myers - insieme a centinaia di altri artisti di New York - avrebbe lavorato con gli ingegneri di Bell Labs ad alcuni «esperimenti» del programma Arte e Tecnologia.

Secondo le prove raccolte dalla PBS, il programma dei Bell Labs prevedeva la riduzione di bozze e schizzi d'arte e il successivo inserimento all'interno di un chip rettangolare in ceramica grande un centimetro circa. I due ingegneri a capo del programma, come in tutti i gialli che si rispettino, sono deceduti. Ma uno di questi chip, del quale Myers e altri avrebbero delle copie, sarebbe stato imbarcato di nascosto sull'Apollo 12, con l'intento di lasciarlo sulla Luna a missione compiuta.

«Per noi, in quei giorni - ha raccontato Myers -, lo sbarco luna era la cosa pi๠eccitante mai avvenuta. Gli artisti volevano solo essere parte di essa». Lo stesso Myers è uno dei sei artisti che insieme a Warhol, Claes Oldenburg, Robert Rauschenberg, David Novros e John Chamberlain, avrebbero realizzato le opere. I rappresentanti di Oldenburg e Chamberlain hanno confermato a usa Today che gli artisti da loro rappresentati avrebbero contribuito al progetto.

La prova che qualcosa sia accaduto starebbe tutta in un telegramma a firma «John F.», spedito a Myers nel 1969 che confermava che l'arte era stata imbarcata.

Gli autori del programma sperano di trovare la persona che con lo pseudonimo John F. scrisse e inviò il telegramma.

Richard Kupczyk, caposquadra dell'area di lancio all'epoca della missione Apollo 12, ha commentato: «È lass๻. Kupczyk, nel documento prodotto dalla BPS, ha smentito di essere stato lui a nascondere il chip, ma ha ammesso per la prima volta in 40 anni che membri dell'equipaggio nascondevano regolarmente oggetti clandestini sul lander - il modulo lunare per l'atterraggio - in luoghi che non avrebbero messo a rischio la missione. «La missione Apollo era un momento epocale, ed eravamo tutti parte di essa. Volevamo lasciare un segno».

Per sapere se questa storia è solo una bella storia, bisognerà  guardare lo show.

Intanto è divertente aggiungere un secondo mistero a quello che per molti rimane ancora il primo grande mistero: ma l'uomo è davvero andato sulla Luna?