Forma, la «fotografia differente» nei capolavori della collezione Morello
di Luca Nizzoli Toetti
«In questa collezione niente è nato per caso», tiene a puntualizzare Paolo Morello.

E fa bene. Perché le scelte meditate fatte da questo docente universitario di Storia della Fotografia e autore di numerosi volumi sulla fotografia italiana dell'800 e del 900, hanno permesso di creare una collezione di immagini «differente».

Non migliore o peggiore - come egli stesso precisa - dalle altre presenti in Italia. Solo differente.

Ecco perché.

La collezione Morello, di cui grazie a Forma vengono esposte opere di fotografi italiani realizzate fra il 1945 e il 1975, è una perfetta rappresentazione di ciò che è stata la fotografia italiana in quel periodo. Si intuisce non tanto l'evoluzione tecnica del gesto fotografico ma la progressione intuitiva che ha guidato gli autori, il mutare di gusti e di scelte estetiche, le influenze di modelli stranieri dettati dalla circolazione di nuove riviste o di annuari, la ricerca di un'idea da raccontare, da sostenere, da rendere all'osservatore.

Una collezione che non si prefigge il compito di illustrare la storia d'Italia per immagini ma di raccontare quella spinta creativa, quella necessità  di rappresentare la realtà  che spinse, soprattutto nel dopoguerra e fino ai '70, molti giovani, per la prima volta nel nostro paese a pensare alla fotografia come professione. Giovani provenienti dall'ambito amatoriale che riversavano nel lavoro il bagaglio di maniacale perfezionismo sconosciuto ai fotoreporter professionali, creando così i presupposti per una produzione di altissima qualità .

Grazie a questo e alla grande platea a cui era destinata l'informazione per immagini in un'epoca in cui la televisione ancora non aveva una grande diffusione, la fotografia italiana ebbe la grande chance di parificarsi ad altre forme d'arte, come mestiere e strumento di comunicazione.

Purtroppo, questo appuntamento unico e irripetibile venne mancato: i fotografi italiani non riuscirono (e non riusciranno in seguito) a dialogare con altri ambiti artistici, non riuscirono a formare una consapevolezza comune che li avrebbe portati a un riconoscimento intellettuale del loro lavoro: la figura del paparazzo felliniano renderà  perfettamente l'idea di una mancanza di autonomia culturale, di un contesto di basso profilo.

Un'occasione mancata che seppero vedere solo alcuni fotografi (che non riuscirono però a trascinare la categoria), e che ancora oggi fa sentire i suoi effetti.
A parte le conseguenze delle scelte professionali, l'altro fattore favorevole allo sviluppo di una fotografia di alto livello in Italia era dettato dalla disponibilità  di materiali di consumo d'eccellenza, oggi non pi๠disponibili, che garantivano alle stampe qualità  eccezionali.

Anche per questa ragione Morello, nell'acquistare le opere, cerca stampe realizzate in epoca contemporanea allo scatto, in modo da avere una fotografia il pi๠simile possibile a come l'autore l'aveva immaginata, con una ricchezza tonale che ristampe pi๠recenti non possono garantire.

«Ogni fotografia racchiude in sé una storia, a saperla solo ascoltare», scrive Morello nel catalogo della mostra edito da Contrasto Due. E, nel percorso creato tra una quarantina di autori, di storie da farsi raccontare ce ne sono molte. Storie non solo di fotografie ma di uomini e donne, di percorsi professionali di scelte a volte radicali. Ritratti luoghi, avvenimenti, concetti, riportati attraverso le immagini con una sensibilità  oramai perduta, non solo nei materiali di consumo.

Dalle visioni di Giacomelli alla sintesi di De Biasi, dalla realtà  di Branzi ai cliché di Berengo Gardin, con un rilievo particolare dedicato ad alcune serie di eccezionale valore quali «Forma di donna» di Carla Cerati, «Giudizio e Storia di un dramma» di Mario Lasalandra, «Cronotopi» di Vittorugo Contino: un esaltante viaggio attraverso il primo trentennio repubblicano della fotografia italiana, di ciò che i fotografi hanno voluto dire attraverso il loro prezioso lavoro di documentazione, nonostante i pregiudizi, oggi come ieri, degli alti ambienti artistici.


La fotografia in italia 1945-1975. Capolavori dalla collezione Morello
Dal 12 febbraio al 2 giugno 2010

FORMA Centro Internazionale di Fotografia
Milano, Piazza Tito Lucrezio Caro, 1
tutti i giorni dalle 10 alle 20
giovedì e venerdì fino alle 22 - chiuso il lunedì
costo biglietto: 7.50 euro ridotto 6 euro scuole 4 euro
per informazioni: 02 58118067